A proposito di satira, Asinu incontra Lercio

9 giugno 2017 di

Con oltre un milione di follower su facebook, si attesta come il sito satirico più seguito in Italia. La stessa Italia del #JeSuisCharlie in difesa della libertà di stampa ma anche la stessa che si scandalizza alla prima vignetta in cui viene presa di mira. Abbiamo provato ad analizzare l’ambiguo rapporto tra satira e Bel Paese insieme a Patrizio Smiraglia, membro dalla redazione di “Lercio – Lo sporco che fa notizia”.

Nato come blog, Lercio è riuscito ad approdare su Radio2, Dmax e tra gli scaffali delle librerie. Secondo te a cosa è dovuto il successo del vostro progetto?
Io credo che stia tutto in un bisogno di satira ed umorismo. Si dicevano tante sciocchezze, si parlava di una satira in crisi o addirittura morta. In realtà fondamentalmente la satira è stata censurata, ma il pubblico ne aveva voglia. Questo spiega perché quando Grillo aprì il suo blog ebbe un successo enorme. La gente si chiedeva che fine avessero fatto comici come lui e Luttazzi. Noi oggi abbiamo in un certo senso riempito un vuoto.

Hai parlato di “umorismo” e “satira”. Voi quanto vi riconoscete nella satira intesa come critica sociale e quanto invece volete semplicemente far ridere?
Lercio nasce come sito satirico. All’inizio miravamo a una satira abbastanza forte. Poi, col tempo, anche per non ripeterci, abbiamo introdotto battute di puro umorismo, ma nella maggior parte dei nostri articoli c’è una critica sociale. Daniele Luttazzi nella prefazione del nostro secondo libro ci ha definiti “comicità totale”. Insomma, facciamo entrambe le cose.

A proposito di questo libro, di che progetto si tratta?
È una raccolta con contenuti inediti e un inserto. Abbiamo avuto una soffiata: è morto Berlusconi e gli italiani ancora non lo sanno, così noi ci siamo portati avanti col lavoro e abbiamo scritto 101 battute per farsi trovare pronti quando tutti lo scopriranno. È un libro uscito da un mese e mezzo e già in ristampa. Ne siamo molto felici.

La censura di cui parlavamo prima ha creato in Italia un pubblico disabituato alla satira e si è visto ad esempio nelle reazioni di sdegno di fronte alle vignette di Charlie Hebdo. Questa componente quanto ha reso difficile fare satira in questo paese? Vi è mai capitato di riscontrare anche voi reazioni molto negative nei lettori?
Sì, succede spesso ma è inevitabile. Se vuoi fare una satira forte devi cercare di puntare sempre un po’ più in alto, altrimenti fai buttate già fatte, ripeti schemi superati e usi cliché che a lungo andare non fanno più ridere e non sono più satira, nel senso che non colpiscono, non danno fastidio. E se la satira non dà fastidio al potere, allora è qualcos’altro. Cercando di colpire sempre più in alto si possono fare degli errori. Magari a volte sono errori nostri e altre errori di percezione di un pubblico disabituato.

Secondo te c’è qualcosa su cui non si può fare satira?
No, non ci sono degli argomenti su cui non si può fare satira ma ci sono dei modi in cui non si fa satira. La satira, come ce l’ha insegnata Luttazzi, che è stato il nostro maestro, deve colpire sempre i potenti. Gli toglie il piedistallo e per questo con la censura si cerca di arginarla. La satira deve sempre cercare di colpire il carnefice, smette di essere satira se colpisce le vittime. Da qui nasce la discussione su Charlie Hebdo. Il problema lì fu che fare una battuta sui morti in un terremoto, mentre si sta ancora scavando tra le macerie, turba parecchio. C’è da dire che quella vignetta era, anche per Charlie Hebdo, nella pagina delle “impubblicabili”.

A proposito del “colpire i potenti e non le vittime”, mi viene in mente un tuo articolo su Lercio che ha fatto molto discutere. Il titolo recitava: “Taranto. Tir corre sul lungomare: cittadini terrorizzati si tuffano in mare ma muoiono peggio”.
Si, è stata presa male perché forse non siamo stati bravi a far capire bene il bersaglio della satira. Lì non so quanto ho sbagliato io e quanto è stato un errore di percezione del pubblico. L’idea non era assolutamente quella di criticare Taranto e i Tarantini ma quella di criticare l’inquinamento e i problemi di Taranto ben noti. Io prima di pubblicarla ho contattato degli amici del posto e ho chiesto il loro parere. A loro era piaciuta, ma conoscevano me e conoscevano Lercio, quindi hanno colto facilmente il senso amaro della satira. È chiaro che la stessa battuta, data in pasto a un grande pubblico, non è detto che venga apprezzata e non è detto che abbia ragione io.

Se non esistono argomenti su cui non si può fare satira, ce ne sono invece alcuni dove la satira è particolarmente funzionale?
Io penso che la satira funzioni su tutto e che il discrimine sia sempre il come. A me piace molto la satira religiosa perché ne sento il bisogno. In Italia è particolarmente presente la componente cattolica, non credo che negli altri paesi ci sia tutta questa sovraesposizione del Papa e della Chiesa sui giornali e in tv. È per questo che si sente l’esigenza di satira ma è per lo stesso motivo che quel tipo di satira infastidisce molto. Anche la politica italiana dà tantissimi spunti satirici. Il problema è che coi troppi spunti si rischia di essere banali e cadere nella battuta facile. Gli argomenti su cui fare satira sono praticamente tutti validi.

Dato che sono tutti validi, ti cito un paio di notizie sull’Unisa. Vediamo se ti ispirano un titolo da Lercio?
L’Università di Salerno è stata la prima in Italia a introdurre il numero chiuso nella facoltà di Lettere.
“Vogliamo laurearci e restare precari a vita”. Fisciano: studenti protestano contro il numero chiuso a Lettere. Questa mi è venuta spontanea però qui la battuta si rivela a favore del numero chiuso ed io in realtà sono contrario. Un altro insegnamento di Luttazzi è “non scrivete la prima battuta che vi viene in mente e neanche la seconda. Scrivete la terza o la quarta”.

Gli addetti alle pulizie dell’Unisa guadagnano da un anno 350 euro al mese. C’è una protesta in corso e il Rettore sembra sordo.

Su questa non mi viene niente, perché è troppo cattiva l’idea di lavorare e non essere pagati.

A qualcuno di Asinu è venuto in mente: “Ultim’ora: l’Unisa invita i militanti PD per pulizie gratis al campus”.

Ecco, questa è un’ottima base!

Dulcis in fundo: l’Università di Salerno assegna la laurea honoris causa in Medicina al Papa. Lercio cosa ne pensa?

Che se è una laurea in medicina omeopatica va benissimo!

 

Valentina Comiato

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