A3artecontemporanea: sembra quasi uno scioglilingua, e invece è il nome dell’associazione nata nel Novembre 2011 con lo scopo primario di essere un luogo di divulgazione e sviluppo dell’arte nella città di Salerno. Già protagonista di altre mostre, che hanno ospitato artisti e designer italiani rinomati nello scenario dell’arte contemporanea italiana, con l’evento “A3 occhi” essa si affaccia per la prima volta sul mondo della fotografia: una collettiva a tema libero che ospita fotografi molto diversi fra loro sia per le tecniche preferite nei loro scatti che per i soggetti scelti.

Ma andiamo con ordine: il primo lavoro in ordine di esposizione è quello di Fabrizio Rippa, che ci propone un estratto del suo diario di viaggio nel quale sembra voler documentare la decadenza di un’America che spesso non conosciamo, intitolando ironicamente foto dove strade dissestate e casolari abbandonati dominano l’inquadratura con un quasi cinico “American Dream” (molto suggestivo in particolare lo scatto intitolato “Stop now, and think”, con il segnale di STOP in primo piano che induce davvero l’osservatore a fermare lo sguardo per un attimo e riflettere); menzione a parte merita invece la foto “duello”, che pur essendo sempre ispirata al tema del viaggio, ci offre, sempre con una sottile ironia, l’immagine speculare di una figura che da “fotografo” diventa “fotografato” e di un soggetto che risulta quindi essere doppiamente protagonista, in un vero e proprio “duello infinito” tra chi scatta e chi, al contrario, posa dall’altro lato dell’obiettivo.
Totalmente diverso è il lavoro di sadnessphoto, pseudonimo di una società specializzata per la fotografia in studio, che per l’occasione ha deciso di dare un taglio più “concettuale” al suo lavoro, senza perdere i tratti tipici di questo settore: pose plastiche e innaturali dei modelli, colori eccessivamente vividi e un dissacrante gusto per l’estetica sono le caratteristiche del lavoro “sketches from the green house”.
Sullo sfondo della “casa verde” da cui il titolo, si scagliano i soggetti impegnati in gesti apparentemente senza senso, circondati da crocefissi, paralumi e perfino un presepio realizzato in una tv, muovendo in un colpo solo (e con tecniche decisamente poco ortodosse) una critica sia alla religione che al consumismo.
Procediamo con il terzo artista in mostra, che ci propone qualcosa di probabilmente ancora più insolito di quello visto in precedenza: è Candida Kandiskij, che nell’unica fotografia esposta “premature#1”, realizzata con un effetto molto particolare ottenuto bagnando la lastra fotografica, cerca di interrogarsi sulla prematurità dell’essere. Il risultato è una forma speculare, che ricorda non solo lo stato embrionale, ma anche le carte mostrate dagli psicologi ai pazienti durante le loro visite: un viaggio dunque non solo nel passato del nostro corpo, ma anche nell’intimità del nostro inconscio.

Cambiamo completamente tipologia con Francesco Agresti, specializzato in street photo: “nameless #4” è il titolo di uno scatto in bianco e nero appartenente ad un portfolio più vasto, tipico esempio di questa scelta di fotografare la strada e chi la strada la vive. In primo piano lo sguardo incredibilmente intenso del cane, protagonista dell’immagine, è messo a fuoco rispetto agli altri elementi sullo sfondo, espediente che rende ancora più vivo e “reale” l’animale posizionato in perfetto equilibrio al centro della foto.

Infine, a chiusura della mostra, ecco gli scatti di Lycourgous Lambrinopoulus, che presenta in mostra parte di un suo lavoro sulle finestre (quindi sui punti luce), tema doppiamente richiamato da una delle fotografie la cui cornice è proprio il telaio di un infisso. I luoghi scelti, gli interni di un vecchio casolare di Parma e di un manicomio abbandonato a Napoli, sembrano suscitare un’unica sensazione comune, che è quella della claustrofobia: in quest’ottica, la finestra non è vista solo come punto d’ingresso della luce, ma anche come indispensabile “presa d’aria” (d’altronde, se l’uomo ha bisogno dell’aria per respirare, il fotografo ha bisogno della luce per fotografare).
Ricca l’agenda di A3artecontemporanea, consultabile sul sito; la collettiva che vi abbiamo presentato rimarrà invece a disposizione di chi vorrà visitarla fino a Domenica 29 Gennaio.
Stefano D’Alessandro








