AriaNuova a Salerno: un corteo dal respiro nazionale

29 settembre 2014 di

Il corteo “AriaNuova”, promosso dal Comitato Salute e Vita, doveva iniziare il 27 settembre alle ore 15 a partire da Piazza Vittorio Veneto. All’inizio si contano più poliziotti che manifestanti, in un’atmosfera di relativo silenzio. Chiedo un po’ in giro se per caso l’orario di inizio è stato posticipato, ma mi rispondono di no, mi assicurano che il corteo inizia tra poco. Prima bisogna aspettare che tutti si radunino.

Del resto, a incontrarsi a Salerno sono 100 associazioni provenienti da tutta Italia, è naturale che ci voglia un po’ per organizzarsi. A spiegarmelo è il portavoce del Comitato Salute e Vita, Lorenzo Forte, che aggiunge: «ci sono associazioni che vengono dal Nord, da Trieste, come il “Comitato No Smog Trieste,” fino ad arrivare a Taranto con i Verdi che si stanno battendo per la questione Ilva. Passando per Napoli, con il “Coordinamento fuochi”, le “Mamme vulcaniche” e così via. Sono 100 associazioni che insieme conducono una serie di lotte diverse, ma con un obiettivo comune: fermare le devastazioni ambientali e costringere la politica a inserire al centro dell’agenda il tema “ambiente”».

«Noi chiediamo – prosegue – la delocalizzazione delle attività industriali come le Fonderie Pisano, di cui la famiglia Pisano si è macchiata di reati anche gravi. Presenteremo al prefetto un documento con 7 punti chiave da affrontare con urgenza, tra i quali la bonifica dei siti di scarico». Alla mia richiesta di essere più specifico e di parlarmi di quali provvedimenti hanno intenzione di prendere dopo l’ampia campagna informativa condotta finora, risponde: «innanzitutto noi ci siamo costituiti parte civile insieme al Comune di Salerno, al Comune di Pellezzano, al WWF, a Legambiente e a tanti altri gruppi in un processo che non si riesce a concludere a causa della strategia di rinvio messa in atto dalla stessa proprietà Pisano, che continua a rimandare la sentenza presentando certificati medici per evitare di presentarsi in aula. La prossima data è fissata al 19 gennaio. Lunedì 29 settembre ci sarà l’insediamento di un tavolo di monitoraggio ambientale istituito dalla regione Campania, dove saranno presenti il Comune di Salerno, l’ARPAC, l’ASL , il Ministero dell’Ambiente e il Comitato per cominciare a capire come muoversi per risolvere definitivamente questa situazione. Questa è una delle prime iniziative che prenderemo».    

Nel frattempo la piazza si fa sempre più gremita. Ci sono gli striscioni, le bandiere, e gli slogan a testimoniare la varietà di associazioni confluita a Salerno, ma tutt’intorno a me è un viavai continuo di persone che si incontrano o si ritrovano, si mischiano alla folla o si tengono ai margini, ridono e ballano intorno al gruppo di suonatori de La Murga Los Espantapajaros o si affannano a dare disposizioni, a organizzare, a dare forma alla manifestazione. Per me è impossibile distinguere gli attivisti dai semplici spettatori, eppure tutti sono disposti a scambiare quattro chiacchiere su questo o quell’aspetto del problema ecologico campano, ma anche nazionale.

Delle contraddizioni di una politica di smaltimento rifiuti del tutto singolare mi parla Michele Melchiorre, attivista del Comitato No Inceneritore Salerno: «il decreto legge 91, quello su “competitività e ambiente”, contempla la costruzione di un inceneritore da circa 400.000 tonnellate da posizionare a Cupa Siglia, nella periferia di Salerno, in un’area già ecologicamente vessata dalla presenza di un cementificio e di una discarica. Questo sarebbe l’ennesimo colpo che verrebbe inflitto ad un’area prossima all’ingresso del Parco Regionale dei Monti Picentini, area famosa per le sue produzioni agricole tipiche».

«Del resto non è chiaro – approfondisce – come dovrebbe funzionare questo nuovo impianto, perché ricordiamo che l’inceneritore di Acerra già di per se basta all’intera regione. Ricordiamo che la Campania, con l’impianto di Acerra, è la terza regione d’Italia per capacità di incenerimento. Pensa che l’inceneritore di Acerra, nel solo 2013, è rimasto “a digiuno” di rifiuti per oltre 100.000 tonnellate, rifiuti che avrebbe potuto bruciare e che non ha smaltito. Per chi brucia la Campania?»

Ormai il corteo è in movimento. Una piccola folla di uomini e donne, giovani, giovanissimi e adulti, che attraversa Corso Vittorio Emanuele accompagnata dai ritmi allegri e festosi dei «murgueri», con i lunghi striscioni orizzontali a dividere la coda umana in plotoni, ognuno con le proprie bandiere, i propri simboli, i propri veterani. Vedo i ragazzi di Greenpeace, uomini e donne del Comitato Acqua Pubblica Salerno, di Stop Biocidio, e di Libera contro le mafie, a ricordare che alle spalle della negligenza delle istituzioni nella questione smaltimento rifiuti c’è tutto un mondo.

Tanti movimenti, tutti agguerriti, animati da cittadini bene informati e che non hanno timore di alzare la voce contro le istituzioni e i politici. Perché allora tante situazioni continuano a esistere e altre vengono a crearsi, nonostante l’illegalità di certi progetti sia nota a tutti?

Il direttore di WWF Salerno, Antonio Cariello, esprime con franchezza il suo punto di vista: «lo dico con le parole più semplici possibili: questa è un’autentica porcata. Non si può pensare di distruggere ambiente e territorio per guadagnare soldi. Mi dispiace che molti non l’abbiano ancora capito. Si tratta solo di affari tra progettisti e appaltatori».

Gli domando se si riferisce a qualche realtà particolare, ma la risposta è quasi scontata: «per quanto riguarda la situazione Fonderie Pisano ci siamo occupati come Nucleo Guardie del WWF del sequestro dei siti di scarico già molti anni fa. E vediamo che dopo tanti anni ancora si continua a parlare. Per noi la situazione era già molto chiara quando agimmo all’epoca, ma è evidente che c’è qualcuno che non si muove a prendere provvedimenti seri».

Sono solo in due a reggere il simbolo del WWF durante la marcia, eppure sono tra i più coinvolti nelle battaglie ecologiche di Salerno e dintorni. Il Nucleo Guardie Ambientali del WWF, composto esclusivamente da volontari, interviene direttamente quando si tratta di segnalare e sequestrare strutture e attività illecite e dannose per l’ambiente, con qualifica di “pubblici ufficiali”. Non stupisce dunque l’asprezza delle parole del direttore del WWF Salerno, quando si parla dell’inconsistenza dei provvedimenti presi contro quegli stessi illeciti che cercano ogni giorno di contrastare.

E insieme a loro, tante altre persone in Italia mettono in gioco risorse, competenze, impegno personale con l’unico scopo di contribuire alla messa in atto di politiche ambientali efficaci, e più decise di quelle viste finora. Un importante esempio di responsabilità, che dal basso dovrebbe insegnare qualcosa a chi sta più in alto di loro.

Albio Scuotilancia

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