Articolo 18, disoccupazione e precarietà: parliamone con…

In questa fase incerta del nostro Paese, chi sembra tenuto sulle spine è proprio il giovane, che sia studente o che sia  lavoratore. I giovani, cuore pulsante di un paese, sembrano sempre più destinati a migrare o ad accettare una condizione di incertezza continua. Oggi parliamo con Antonio Capezzuto, membro della segreteria provinciale della NidiL CGIL, il quale si esprime su articolo 18, contratti e precarietà.

Molti, fra cui il Governo e l’Unione Europea, sostengono l’abolizione o la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per ridurre la rigidità nel mercato del lavoro e favorirne la flessibilità. L’articolo 18 è un deterrente per gli investimenti? Costituisce un freno alla crescita?

La stessa Ocse ha dovuto ammettere che non ci sono analisi economiche in grado di dire che la rigidità in uscita scoraggi le nuove assunzioni. La questione dell’Art.18 è stata confezionata ad arte da alcuni ambienti italiani e dalle classi dirigenti per nascondere la vera questione, cioè lo sviluppo del Paese. Non mi convince affatto l’idea che intervenire sul licenziamento indiscriminato rappresenti un’opportunità di crescita. Le leggi che regolano i licenziamenti, sia quelli individuali che collettivi, già esistono. In Italia nessuno ha il problema di licenziare, altrimenti come mai da questa crisi sono usciti dal mercato del lavoro centinaia di migliaia di lavoratori. La cancellazione dell’art.18 non farà aumentare di certo l’occupazione e ormai la discussione è diventata irritante. Bisogna parlare di crescita e di ammortizzatori sociali!

Luciano Lama, leader storico della CGIL, diceva: ”Non voglio vincere contro mia figlia”. Eppure le pensioni in base alle recenti manovre scatteranno dopo 41/2 anni di contributi ritardando l’ingresso di una generazione di lavoratori. Il 40% dei disoccupati ha meno di 30 anni (Istat) e chi lavora, ha quasi sempre contratti precari. Com’è possibile ovviare a questa “sconfitta”?

Se l’intenzione vera del governo Monti è di costruire il futuro pensionistico dei giovani italiani è necessaria una  riforma del mercato del lavoro seria che consenta un’occupazione stabile.
Il problema non è che i pensionati di oggi “rubano” le pensioni dei giovani, ma che questi ultimi allo stato attuale non hanno alcuna prospettiva previdenziale perché non hanno accumulato i requisiti per potervi entrare; tutto questo per colpa di un accesso al mondo del lavoro sempre più complicato e per la cronica condizione di precarietà. In questo modo si cerca soltanto di inasprire lo scontro tra padri e figli per distogliere l’attenzione dai “reali responsabili”. Il governo dovrebbe impegnarsi a rendere più sostenibile e meno rigido il sistema previdenziale italiano, permettendo l’uscita dal mercato del lavoro dei più anziani, favorendo di conseguenza l’occupazione giovanile.

Sono 46 le forme di contrattuali vigenti nel mercato del lavoro, non credi siano troppe?

Il problema più grande del mercato del lavoro sono proprio le 46 forme contrattuali di cui parli, che vengono usate troppo spesso in sostituzione del lavoro dipendente e che tengono sotto scacco in condizioni di precarietà ormai milioni di lavoratori, giovani e non. Il mercato del lavoro va semplificato. Il contratto a tempo indeterminato deve tornare ad essere la forma normale di assunzione dei lavoratori. A mio avviso, devono essere due le possibilità per l’ingresso al lavoro: il contratto di apprendistato professionalizzante per i giovani e il contratto di inserimento per il reimpiego dei disoccupati, per le donne nelle zone ad alta disoccupazione e per gli ultracinquantenni. Solo due le possibili forme di lavoro flessibile rispetto a particolari esigenze aziendali: il contratto a tempo determinato (solo a partire da un determinato reddito annuo) e la somministrazione di lavoro.

Sei d’accordo con il contratto unico per i lavoratori proposto dal senatore PD Ichino di cui si discute negli ultimi mesi?

Il contratto unico è solo un inganno. E’ l’apprendistato il vero canale d’ingresso al lavoro per i giovani. Il contratto a tempo indeterminato deve continuare ad essere la forma comune di impiego. La proposta del Senatore non abolisce le altre tipologie di lavoro, ma si limita ad introdurne una nuova, che le aziende possono liberamente adottare per i nuovi assunti. Praticamente si tratta di un altro regalo alle imprese, senza alcuna soluzione certa per milioni di precari. L’impressione è che si voglia utilizzare questa soluzione per sbarazzarsi dell’art. 18. Infatti, la proposta di legge del Sen. Ichino abolisce per tutti il diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Di falsità attorno all’articolo 18 e di cambiamenti epocali grazie al contratto unico nei mesi recenti se sono lette molte.

Qual è la posizione del sindacato di cui fai parte?

In un momento cruciale del confronto fra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, NidiL CGIL ha dunque ritenuto opportuno fare il punto su cosa sia veramente l’articolo 18 tramite una campagna di informazione, così da sgombrare il campo dalle varie bugie ed inganni che si tentano di volta in volta di propinare all’opinione pubblica.

Ci saranno delle azioni di sensibilizzazione da parte della NidiL Cgil sulla riforma del mercato del lavoro? 

Si è pensato di allargare la discussione anche alle realtà non propriamente interne al sindacato, così come è stato fatto a Salerno lo scorso 7 febbraio, quando presso la CGIL di Salerno è stata proclamata un’assemblea a cui hanno partecipato più di 60 giovani, appartenenti a diverse associazioni di precari, giovanili di partito e associazioni studentesche con l’intento di allargare la discussione ma soprattutto per sgombrare il campo dalle false promesse. I giovani esigono futuro, nient’altro!

Vuoi approfondire?

L’articolo 18 è il dito, il lavoro la luna

La maggiore precarietà non riduce la disoccupazione – Il Corsaro

Il sito di Pietro Ichino – Proposte

Disoccupati record: il 31% dei giovani non lavora - Panorama.it