Battipaglia: Una discarica tira l’altra

Immaginate una cittadina che ha fatto registrare una crescita sorprendente in pochi decenni, immaginate una popolazione che si è data da fare e ha bonificato paludi, coltivato terre incolte, costruito case e palazzi in un crescendo talora caotico e non controllato. Pensate a quante cave sono state scavate nel boom degli anni dell’espansione senza limiti, quanti squarci, vere e proprie ferite nel paesaggio, che “decorano” le colline prospicienti.

Non disperate. C’è già una soluzione per tutto questo. Gli squarci in breve tempo scompariranno riempiti da materiali che nessuno vuole, quei rifiuti famigerati per cui la Campania è ormai conosciuta in tutto il mondo più che per le mozzarelle di bufala, per gli spaghetti e per la pizza margherita.
Vedremo così il paesaggio deturpato riaddolcirsi ai nostri occhi ricostruendo i crinali morbidi di un tempo. Tutto è bene quel che finisce bene, dunque?
Non siamo in una fiaba, purtroppo. Quelle colline si rivestiranno di rifiuti putrescenti, l’aria olezzerà di folate puzzolenti, le falde acquifere si inquineranno, i terreni circostanti saranno avvelenati da materiale di cui nessuno è in grado di misurare la tossicità. E la natura violentata si rifarà sull’uomo. Quanti sono oggi i casi di tumore nella città di Battipaglia? Nessuno lo sa con precisione, perché si cerca di non diffondere panico tra la popolazione. Ma oggi non si può più tacere.

Se la popolazione non troverà il modo di bloccare il folle progetto della discarica a ridosso del centro abitato, da cui dista meno di 500 metri, sopra una falda acquifera che dà acqua alla cittadina, pagherà, come facevano un tempo le antiche popolazioni alle loro divinità, il suo tributo in sangue e vite umane. Solo che le divinità di oggi non hanno niente a che vedere con gli antichi miti, ma sono solo il cinismo, l’incoscienza e l’assenza totale di lungimiranza della classe politica e degli imprenditori.
Di tutti i siti possibili e immaginabili, la scelta è caduta su questa cava a pochi passi dal centro per motivi che di scientifico e di ambientalistico non hanno proprio niente. Battipaglia è in serie difficoltà economiche, tanto è vero che ha conosciuto 2 dissesti finanziari e con un terzo incombente si presentava come la cittadina più disposta ad accettare una discarica per recuperare un po’ di fondi. Santomauro, il sindaco, pur seguendo con apparente convinzione il corteo contro la discarica tenutosi sabato 14 gennaio di mattina, a cui hanno partecipato tutte le scuole della cittadina e circa 20 associazioni di tutti i tipi e tendenze politiche, ha affermato che “la discarica è inevitabile”. Un rospo che deve essere ingoiato per il bene di Battipaglia…

Il 14 Gennaio oltre 5000 abitanti sono scesi per le strade di Battipaglia

La popolazione non ci sta! Ormai la piana del Sele è un ricettacolo di spazzatura in continua crescita con le discariche che un milione di metri cubi alla volta si riempiono e traboccano, senza che vengano trovate altre soluzioni se non quella di aprire altre discariche. E intanto, i politici locali (anche il sindaco), esternano la loro indignazione con maestria, le scuole continuano a fare educazione ambientale, ad esaltare i vantaggi della raccolta differenziata, del riciclo, sperando di poter educare almeno i cittadini del domani alla tutela della natura e dell’ambiente. Da una parte si predica bene, dall’altra si razzola male.

Tutto è cominciato a maggio 2011 quando il Commissario prefettizio Tino Vardè, su incarico della Regione Campania, delega la Provincia di Salerno a segnalare siti idonei alla realizzazione di discariche d’ambito per far fronte alla nuova emergenza nel rispetto di una sentenza (n°4915/2011) del TAR del Lazio che “ha impedito il conferimento fuori regione dei rifiuti prodotti dagli impianti STIR” (Stabilimenti di Tritovagliatura ed Imballaggio Rifiuti ex CDR). Ci pensa il professore Vincenzo Belgiorno del gruppo di Ingegneria Sanitaria Ambientale (sigh!) dell’Università di Salerno ad indicare tre siti idonei nel comprensorio di cui la più plebiscitata è proprio la cava di proprietà Immediata, in località Serroni, località che pare sia stata scelta solo sulla base di cartografie e senza un sopralluogo multidisciplinare.

L’opposizione unanime della popolazione, come si è constatato al corteo del 14 gennaio, è ininfluente di fronte alle ragioni della nuova emergenza. Purtroppo l’unica chance per evitare la discarica è trovare un sito alternativo in accordo con i 25 sindaci dell’ambito territoriale dove accogliere il secco indifferenziato nella speranza di poter rafforzare, nel contempo, la catena del trattamento dei rifiuti con la costruzione di un impianto per il trattamento meccanico-biologico (TMB) e la produzione di biostabilizzato. I sindaci hanno chiesto una proroga al 5 febbraio per la formulazione della proposta alternativa alla discarica a Battipaglia.

Intanto nella popolazione si è verificato un cambiamento nella concezione della discarica: prima sembrava una soluzione abbastanza definitiva, ora invece, in seguito alle esperienze che hanno martorizzato la piana del Sele (18 sono i siti di rifiuti di vario genere solo nel circondario di Battipaglia), si sa che ogni discarica è destinata presto a saturarsi e che poi bisogna trovarne un’altra ed un’altra ancora…

Questa è la consapevolezza che rende la lotta di Battipaglia e dei comuni limitrofi per il NO ALLA DISCARICA non una scontata reazione N.I.M.B.Y. (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”) ma l’unica scelta possibile per la sopravvivenza del territorio inteso come un tutt’uno tra ambiente e popolazione residente. È un cambiamento culturale la sfida della nostra generazione: la riduzione dei consumi, il riciclaggio totale dei rifiuti, la bonifica delle discariche esistenti. Il territorio ce la farà a resistere per il tempo necessario a questo cambiamento?

Angelo Minelli

articolo distribuito con licenza CC BY-NC-SA 3.0 Italia