Storici e politologi concordano spesso sul fatto che dalle crisi economiche si esca sempre da destra. A riprova di ciò basta guardare il quadro politico europeo attuale e notare come i partiti e le coalizioni di centro-destra stiano guadagnando voti praticamente ovunque e la vittoria del partito Popolare di Rajoy in Spagna ne è un’ulteriore conferma. Attualmente l’Unione europea comprende 27 stati membri, di cui 22 hanno governi di destra o centro-destra, mentre sono solo 4 i paesi governati dalla sinistra o dal centro-sinistra: Austria, Cipro, Danimarca, Slovenia.
E poi ci siamo noi, gli italiani, che abbiamo appena lasciato un governo di destra berlusconiana che Indro Montanelli definì la feccia che risale il pozzo. Noi che non abbiamo potuto guardare dall’altro lato del Parlamento perché l’abbiamo trovato quasi vuoto e che ci siamo affidati ad un governo di banchieri per uscire dalla sagra circense di nani e ballerine che ci ha trapanato il cervello negli ultimi anni. Sta proprio qui il punto. Abbiamo lasciato un governo che di destra non era assolutamente, una congrega di piazzisti e relativi amici che ha badato ai fatti propri; siamo proprio sicuri quindi di non sapere che governo sia quello dei tecnici di Mario Monti? L’ipotesi è facile da fare, questa serie di professori competenti in materie specifiche può essere vista come il centro-destra che l’Italia cercava, brancolando nel buio, per attuare tutte quelle misure che, si spera, ci condurranno lontano dal precipizio verso il quale ci siamo pericolosamente avvicinati nelle ultime settimane.
È chiaro che ci sarà ancora da pagare , ma si spera che inizino a pagare anche quelli che finora hanno dato zero al Paese, e che anzi l’hanno messo in cattive acque: i politici. Purtroppo un governo chiamato a lavorare senza un voto democratico è una delle poche carte che ci sono rimaste da giocare come Paese, e in tutta onestà un lato positivo c’è, perché un governo che non debba preoccuparsi di attuare misure impopolari col rischio di perdere l’elettorato può lavorare sicuramente meglio di un qualsiasi governo berlusconiano; intanto i partiti di sinistra (intendo il PD) potrebbero cogliere l’occasione per darsi una svegliata, così da non arrivare impreparati al dopo Monti e sfruttare il beneficio di non essere stati i promotori dei provvedimenti duri, né gli artefici del quasi tracollo italiano, pur essendone stati in parte complici. Non bisogna comunque chiudere gli occhi e fidarsi ciecamente del governo tecnico, ma nemmeno contestarlo a prescindere, stiamo a vedere cosa proporrà e poi giudicheremo.
Giuseppe Luongo








