Cineforum “La Macchia”: Cultura di Genere a colazione

27 novembre 2017 di

«A cosa servono gli uomini?» proprio su tale riferimento al romanzo di Michel Houellebecq “Le particelle elementari” si potrebbe ricostruire la discussione emersa giovedì 23 novembre, tra le mura della Biblioteca A. Santucci, durante la terza proiezione del cineforum per mano dell’Associazione Asinu. La prima delle ragioni, più immediata: il riferimento lungi dall’arbitrarietà, è stato compiuto dalla professoressa Giuseppina la Delfa in qualità di ospite insieme all’Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno e al Collettivo Link Filosofia. La seconda, invece: che da una proiezione sull’identità di genere si sia approdati senza alcuna difficoltà a una discussione sul sessismo e l’educazione patriarcale. Non è forse questo il significato di quella “Macchia” cui sono dedicate le edizioni del cineforum?  

 

Breakfast on Pluto di Neil Jordan, il percorso di un ragazzo transgender alla ricerca della propria identità come della madre, permette di interrogare completamente lo spirito più acuto della società. Necessario, dunque, che gli interventi preliminari interrogassero quell’universo dei nomi dove le cose sembrano conformarsi, soprattutto grazie all’intervento di Gianluca Faruolo, membro dell’Arcigay salernitano. Come fare cose con le parole, così un’opera della linguistica novecentesca a firma di John Austin; allo stesso modo si potrebbe sostenere che con le parole si può persino creare un’etica. Tale, il fine dell’indagine compiuta tra gli ospiti: quanto conosci della questione di genere? Sai distinguere un transgender e una transessuale? Ritrovare nella differenza (filosofia della differenza è il nome assegnato ad alcune teorie femministe novecentesche) di transizione, tra una mtf, da uomo a donna, e un ftm, da donna a uomo, una delle più immediate forme di riconoscimento del soggetto.  

 

Ciò che la discussione ha provato a compiere, è certo stato un pensiero non soltanto descrittivo, ma pure capace di creare nuovi e più efficaci luoghi d’incontro con l’esterno. “Cosa potremmo fare perché la questione di genere raggiunga più persone possibili?”, domandavano Faruolo e La Delfa. Le scuole, anzitutto, cercando di vincere l’architettura aziendale cui sembrano assoggettate, per cui la centellinizzazione dei fondi non permette le visite da parte delle associazioni, lavorare perché “la libertà dei bambini”, come pure ha precisato una voce tra gli astanti, resti immutata. Il pericolo è che il batterio della società patriarcale, ha lasciato emergere la professoressa la Delfa, contagi i bambini attraverso gli adulti, costituendo quel dittico per cui “uomo è chi si veste un certo modo, porta la pagnotta, donna invece è chi resta a casa”. La tutela dev’essere, invece, individuale: tutelare i soggetti nella loro particolarità, accompagnarli durante i differenti percorsi che decidono di affrontare.   

 

A tal proposito, è Gianluca Faruolo a introdurre un dato estremamente significativo rispetto all’iter predisposto per affrontare una transazione di genere: sono in molti a decidere di non effettuare chirurgicamente il cambio di sesso (procedura che prevede numerosi anni di psicoterapia e procedure mediche), ma di autodefinirsi “donna” o “uomo” senza intervenire drasticamente sulla propria struttura corporea. Conquista fondamentale per una società che ha sempre richiesto all’individuo decisioni perentorie sulla propria identità. Ciò evidenzia quanto la questione di “genere”, il famigerato terrorizzante “gender” tanto ostracizzato da alcune famiglie, sia esclusivamente culturale. Essere donna o uomo al di là del corpo, al di là di quel depliant in cui la tradizione ci colloca dalla nascita. Fortunatamente la legge gioca un ruolo fondamentale in questa circostanza, poiché è possibile cambiare anagraficamente il proprio nome e il proprio sesso pur non avendo effettuato operazioni definitive. Qualcuno tra i presenti afferma: “ci insegnano prima gli stereotipi, e poi a comunicare tra noi”. Quando riusciremo ad ottenere un ideale diritto di “non essere sé stessi”, di essere altro, di essere “fuori catalogo”?

 

Antonio Iannone 

Maria Vittoria Santoro

 

Articoli Simili

Tags

Condividi