Crisi ed eurozona: oltre i luoghi comuni

21 ottobre 2014 di

Venerdì 17 novembre presso il Teatro d’Ateneo dell’ Unisa si è tenuto il seminario “Crisi ed eurozona: oltre i luoghi comuni”, nell’ambito del Master Universitario in Credit Management. Dopo i saluti del Magnifico Rettore, di Cira Perna, Direttore DISES, Paola Adinolfi, direttore DISTRA e Daniela Valentino, Coordinatore e Direttore del Master, l’introduzione è a cura di Maria Teresa Cuomo, associato di Management e Sviluppo d’Impresa che pone le basi per la discussione che seguirà. La crisi dell’eurozona raccontata andando oltre i luoghi comuni e oltre lo “scontro dualistico fatto di slogan, che invece dovrebbero provare a convergere in un processo costruttivo e dialettico”.

  • L’Unione fa la forza?
  • Euro si o Euro no?
  • Regolamentazione
  • Ruolo della BCE

Per provare a rispondere e a dare soluzioni a queste tematiche, 3 ospiti: Lorenzo Bini Smaghi (http://www.lorenzobinismaghi.com/), Angelo Miglietta e Angela Di Stasi moderati, anzi provocati, dal direttore del “Corriere del Mezzogiorno” Antonio Polito.

Primo a prendere la parola è l’ex membro del comitato esecutivo della BCE, Bini Smaghi che inizia il suo discorso parlando di riforme. La flessibilità nei trattati internazionali chiesta dall’Italia, che doveva essere ottenuta durante il semestre europeo, passa attraverso la credibilità e la stabilità politica ed economica del Paese creando una base forte che permetta la crescita. In questo modo si può dare una maggiore garanzia ad un più alto livello di deficit per investimenti pubblici, infatti la credibilità va creata tramite azioni concrete e di lungo periodo come fatto da Spagna e Irlanda, premiate dagli investitori. Sul ruolo della BCE, per qualche tempo la stessa si è assunta il compito di acquirente dei titoli rischiosi immettendo, così, liquidità nel sistema, la quale è stata reinvestita ancora in titoli rischiosi (ma più redditizi) generando un circolo vizioso insostenibile nel tempo. Quindi la responsabilità è anche e soprattutto delle banche nazionali che molte volte in nome della fiducia dei risparmiatori nascondono le loro falle fino a che non diventano irreparabili causando disastri. A causa di queste inefficienze è stato da poco affidato alla BCE il potere di controllo sulle banche, “La paura è che vengano scoperte falle difficili da sanare”, rivela. Riassumendo si può dire che nel discorso dell’economista risaltano tre parole chiave “Riformefiducia collaborazione come strumenti per provare a ripartire.


In seguito la docente di diritto dell’Unione Europea, Angela Di Stasi, ha trattato un argomento di acceso dibattito soprattutto da parte degli euroscettici, la sovranità nazionale, compressa dai trattati e trasferita all’UE. La Di Stasi esprime un concetto molto interessante secondo cui già dal 1995 l’integrazione economico-monetaria aveva implicitamente eroso la possibilità di disporre della politica monetaria a proprio piacimento, dovendo fare i conti con i possibili riverberi negativi, in termini di competitività, di una qualsiasi azione sia espansiva che restrittiva. Allora l’euro rappresenterebbe una limitazione della politica monetaria solo virtuale in quanto de facto essa è limitata dalla forte integrazione dei mercati mondiali.
Cosa dire invece della situazione più specifica dell’impresa italiana? Angelo Miglietta, docente di Economia delle aziende e dei mercati  internazionali, fa il paragone con la Cina: “La Cina di oggi è come il Cile di Pinochet, un Paese dove c’è libertà d’impresa ma non c’è libertà di pensiero. In Italia, al contrario, c’è libertà di pensiero ma non c’è libertà d’impresa”  e punta il dito contro la burocrazia. Accusa il sistema burocratico italiano di fare ostruzionismo nei confronti di chi vorrebbe mettere in piedi un’impresa, inoltre qui da noi non si rischia solo il capitale investito, ma si è spesso soggetti ad una responsabilità totale che scoraggia molti investitori. “Ci vorrebbero meno regole, ma certe e credibili“.
“Statale e pubblico non vanno pensati come un’unica cosa”, può esistere un servizio pubblico erogato da un privato sotto la denominazione “no-profit”, con lo Stato a fare da supervisore affinché l’attività si svolga secondo legge e perseguendo l’efficienza. In conclusione prova a lanciare una soluzione dicendo “Andrebbe fatta una modifica con alcuni elementi definiti di destra ed altri di sinistra. Di destra sarebbe il trasferimento della produzione e di alcuni servizi (non tutti) al privato, come detto pocanzi, andando a finanziare la domanda e non l’offerta; la cosa di sinistra invece si formalizzerebbe in un cambio di politica fiscale che va a tassare consumi e capitali anziché il reddito”.

In conclusione si può sicuramente affermare che il seminario si è prodotto in spunti interessanti, confermato dalla vasta presenza studentesca fino alla fine che ha applaudito ogni intervento. L’università ha bisogno di simili confronti tra idee soprattutto in un contesto come quello attuale in cui la messa in comune di saperi ed esperienze non può far altro che allargare il punto di vista individuale volto alla ricerca di nuove soluzioni e idee.

Qui la gallery

Antonio Nudo