De Suffocatio – Sul Soffocamento

5 settembre 2017 di

Y: Quindi…sei quasi arrivato alla fine della corsa.

X: A quanto pare…

Y: Non vedo l’ora di godermi i festeggiamenti, lo champagne, i dolcini, lo champagne, la corona, la gioia, lo champagne.

X: Non ti avevo mai visto così su di giri.

Y: Ma mi pare una cosa normale, finalmente vediamo la fine, abbiamo lavorato così tanto per raggiungere questo obiettivo!

X: Già…

Y: E non ti demoralizzare! Ti conosco! Pensa che è solo il primo passo, c’è tanto ancora da realizzare!

X: Smettila, ti prego.

Y: Che ti succede? Di norma sei eccitatissimo dinanzi alle mille cose che dobbiamo ancora realizzare, le mille possibilità che la vita ci mette davanti, tante cose da provare, da tentare.

X: Ma nulla.

Y: Parla, ti ricordo che non puoi mentirmi.

X: A volte ti odio per questo, sai?

Y: Solo a volte? Devo essermi impigrito.

X: A volte è semplicemente troppo. A volte sembra davvero troppo grande. Non è come all’inizio, quando si è soltanto spaventati dalla valanga di novità che sta per abbattersi.

Y: Ricordo bene…anche solo prendere il pullman sembrava un trauma. Ma poi l’abbiamo superato, come tutto il resto.

X: Precisamente. Abbiamo superato tutto. Ci siamo convinti che quella fosse la scelta giusta, il giusto ambiente, la nostra giusta e perfetta natura. Ci siamo convinti di essere adatti, di essere all’altezza, di finalmente aver trovato la nostra strada.

Y: Non è così?

X: Certo che è così! Però è meramente troppo…

Y: Ma di cosa stai parlando?

X: Sta diventando velocemente tutto troppo serio, tutto troppo ufficiale, tutto troppo definitivo, permanente. E adesso che sono certo di ciò che faccio e di come lo faccio, scoprirmi talmente insicuro fa male.

Y: Ma è una sensazione normale, hai partecipato ad una maratona e ti mancano gli ultimi cento metri, sarebbe strano se le tue gambe non volessero collassare.

X: Non è proprio così, è qualcosa di diverso, di più persistente.

Y: Spiegati.

X: Come potrei sopportare un fallimento ora?

Y: ….

X: Non potrei, semplice, è un sottile brivido che accompagna la mia mente ogni secondo, è paralizzante. Tutto è semplicemente troppo, è insostenibile. Qualsiasi cosa io legga, è troppo. Qualunque parola io scriva, non è mai abbastanza. E mi dico che è soltanto una questione di tempo, che migliorerò, sarò migliore. Ma quando succederà? E se non succedesse?

Y: Perché non dovrebbe succedere? Ti rendi conto degli enormi passi in avanti che hai fatto? Conversazioni che fino a qualche anno fa ti sembravano fuori dal mondo ora sono il tuo pane quotidiano!

X: Non è abbastanza, non può essere abbastanza. Non mi sentirei così piccolo dinanzi a degli ostacoli semplicissimi, che ho già battuto in precedenza.

Y: E allora cosa senti?

X: Troppo. Sento tutto troppo. Asfissiante. Sempre più vicino. Inarrestabile. Pronto a schiacciarmi.

Y: Devi solamente dimostrare a te stesso di non essere quel rametto secco che pensi di essere. Gli altri già lo sanno.

X: Questo è il tuo grande consiglio di vita? Credi in te stesso? Un po’ banalotto, me lo concedi?

Y: E cosa dice questo di te, talmente sperduto da aver bisogno del consiglio banale per eccellenza? Ascolta, nessuno arriva ai grandi e decisivi momenti della vita totalmente sicuro, immagina poi al primo vero passo.

X: Quindi cosa dovrei fare?

Y: Qualunque cosa vuoi.

X: (corre via, forse a vedere un film, forse a leggere un libro, forse ad accendere la console, chi lo sa)

Y: (sorridendo) Mi sa che stavolta è la volta buona.

Luciano Ben Moscariello

 

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