Elezioni Unisa: quando c’era Feltrinelli

4 dicembre 2017 di

Quando c’era Feltrinelli, erano gli anni a cavallo tra i ’60 e i ‘ 70. L’Italia viveva ancora sulla scia del miracolo economico ormai esauritosi già da qualche tempo, almeno nella sua fase più influente. La tv cominciava timidamente a entrare nei salotti delle nostre case, sotto l’egida della Democrazia Cristiana, e la censura del Vaticano. Le lotte operaie erano quasi una routine nelle poche città industriali.

I giovani che l’hanno conosciuto, Feltrinelli, erano i nati sul finire della guerra, che a differenza dei loro padri e, meglio ancora dei loro nonni, non avevano visto le bombe venir giù dagli aerei; non avevano visto l’amico divenir nemico; non conoscevano la gioia di veder un salvatore che prima era il nemico. Non conoscevano il senso di oppressione e la lotta per il cibo o per la terra. Questi giovani che hanno vissuto con Feltrinelli davano per scontato queste cose materiali. Magari avessero potuto i loro genitori. Le loro lotte erano fomentate dalla necessità di ascolto, di diritti. Ad ogni modo la ragioni per cui lottavano, come spiegherà più tardi Ronald Inglehart, erano concetti postmaterialisti. Erano gli attori della rivoluzione silenziosa, e l’università era il palazzo d’inverno dove avveniva. Nelle università, che timidamente provavano a diventare di massa, questa rivoluzione si poteva sentire. Nell’aria, nei corridoi, ma soprattutto nelle aule.

Quando c’era Feltrinelli, lo si portava nelle classi per rianimare lo spirito affievolito di chi viveva con i paraocchi e non dava ascolto a ciò che gli succedeva intorno. Quando iniziavano ad esserci le prime rappresentanze studentesche universitarie sui volantini non c’erano grafiche elaborate e loghi colorati. Nei volantini, stampati magari in una tipografia clandestina, vi erano le idee per gli universitari, per chi, con un diploma diverso da quello liceale pure volendo non poteva accedere all’università. Erano bianchi con la scritta nera, in stampatello ovviamente, con un titolo emotivamente forte stampato sulla prima riga.

Oggi invece di volantini se ne vedono sempre meno, vanno di moda i segnalibri. Sono stampati in normali tipografie che rilasciano regolare fattura. Alcuni sono di buona qualità, altri un po’ meno, alcuni riescono perfino a fare invidia a quelli che si vedono nelle librerie. A differenza del volantino sul segnalibro c’è meno spazio, non ci entrano tutte quelle parole; meglio scrivere solo la carica e il candidato da votare.

Oggi di Feltrinelli nelle tornate elettorali universitarie se ne vedono sempre meno, vanno di moda personaggi dello spettacolo. Sono più smart, più carismatici di un intellettuale. Riempiono le aule senza alcuna difficoltà, parlano di cose che interessano la vita universitaria e i diritti degli studenti quel tanto che basta per non annoiarli. Tutto l’impegno nel fissare negli studenti i nomi dei candidati e delle liste, volendo spendere il minor tempo possibile nell’ascolto dei problemi degli studenti, rendono le campagne elettorali di oggi una sconfitta ideologica se paragonate a chi in passato ha veramente lottato con e per gli studenti.

Il voto alle elezioni non sarà dato a chi ci ha convinto, a chi ci ha fatto aprire gli occhi o a chi ha rianimato il nostro spirito sopito. No. Il risultato elettorale incoronerà semplicemente i più carismatici, eleggerà le personalità più cool dell’Unisa che nel prossimo biennio difficilmente offriranno caffè, strette di mano e selfie e noi comuni studenti.

Ovviamente ci sono le dovute eccezioni.

 

Luca Guido Salomone

 

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