Focus sui diritti umani con una rassegna di cinema all’Unisa

12 marzo 2017 di

La primavera, si sa, è portatrice di novità e di cambiamenti. Proprio di cambiamenti vuole farsi portavoce l’UniSa, di rinnovamento culturale e di mentalità tramite la sensibilizzazione delle coscienze individuali sul delicato tema dei diritti umani.

E’ stata organizzata, infatti, una rassegna di cinema dei diritti umani a partire dall’ambito ispanico e ispanoamericano a cura della Prof.ssa Valentina Ripa, con la collaborazione di Asinu ed ELSA Salerno, che coinvolgerà diversi Docenti dell’ateneo salernitano. La rassegna vedrà la sua inaugurazione il 15 marzo 2017 presso il Teatro d’Ateneo a partire dalle ore 10 con la proiezione del film ‘Ni un pibe menos‘ di Antonio Manco, con la partecipazione del regista all’evento. Promosso dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, il film si svolge nella baraccopoli di Zavaleta, nella periferia di Buenos Aires, dove nel 2013 è stato ucciso da un proiettile vagante il piccolo Kevin, di 9 anni, nel corso di una sparatoria tra bande di narcotrafficanti nella quale sono stati esplosi 105 colpi, malgrado la presenza di un posto di polizia e nonostante le denunce telefoniche sporte dagli abitanti. Si documenta la vita della comunità di Zavaleta dopo quel tragico episodio, mostrandone le reazioni, le rivendicazioni, le strategie comunicative.

L’organizzazione proseguirà il 10 e 11 aprile alle 12.30 con le pellicole ‘Noi che siamo ancora vive‘ di Daniele Cini e ‘Todos son mis hijos‘ di Ricardo Soto Uribe. Il primo tratta una serie di storie di donne, madri e mogli, coinvolte nel processo contro i militari ai vertici della Scuola Meccanica della Marina (ESMA), che negli anni ’70, durante la dittatura militare argentina, sequestrarono, torturarono e uccisero più di 5000 uomini fra cui molti immigrati italiani. Le testimonianze rivelano le atrocità e le sevizie subite da chi perse la vita e da chi scampò a quel tragico evento. La trasformazione di un processo giuridico in una toccante vicenda umana. Per quanto riguarda il secondo film, tutto parte nel 1976, quando una dittatura civico-militare instaura in Argentina un nuovo modello economico. Senza saperlo i dittatori stanno generando “l’opposizione”, cioè un gruppo di donne che rivendica la ricomparsa in vita dei loro 30.000 figli desaparecidos. Ancora oggi, nel crepuscolo della loro vita, le Madri di Plaza de Mayo continuano a costruire nuove forme di identità collettiva, di memoria fertile e di lotta nonviolenta anche contro le storture del sistema attuale, che continua a generare terribili ingiustizie.

Gli ultimi due appuntamenti sono fissati per il 27 aprile dalle ore 10 con ‘The land between‘ di David Fedele e, infine, il 16 maggio alle ore 11.30 che vedrà la proiezione presso  il Teatro d’Ateneo del film ‘Life for sale‘ di Yorgos Avgeropoulus. “The Land Between” ci offre la possibilità di penetrare nella disperante e nascosta intimità dei migranti dell’Africa Subsahariana che vivono nelle montagne a Nord del Marocco. La maggior parte di loro sogna di entrare in Europa saltando una barriera altamente militarizzata per arrivare a Melilla, enclave Spagnola nel continente Africano. Con un accesso unico e senza precedenti, questo film documenta la vita quotidiana di questi migranti intrappolati in un limbo, nonché l’estrema violenza e i costanti abusi che si trovano a subire da parte delle autorità sia Marocchine che Spagnole. Il film esplora anche numerose domande universali, tra cui come e perché le persone sono preparate a rischiare tutto, compresa la loro vita, a lasciare il loro paese, la loro famiglia e i loro amici, in cerca di una vita nuova e migliore. La proiezione di ‘Life for sale’ è stata organizzata in collaborazione con l’Instituto Multimedia DerHumALC, che nel 2011 ha applicato i sottotitoli in italiano in base alla traduzione dei dialoghi svolta da Angela Lamarra con la supervisione di Valentina Ripa. La vicenda si incentra sul deserto di Atacama (Cile), una delle zone più aride della Terra, dove l’acqua è un bene del tutto privatizzato, reso inaccessibile alla popolazione locale: grazie a leggi varate nel periodo della dittatura di Pinochet, l’acqua del fiume appartiene alle industrie minerarie, che la utilizzano per estrarre il rame, ed è usata in parte per rifornire le piscine di resort di lusso costruiti nel bel mezzo del deserto.

Maria De Paola