Giurisprudenza fuori controllo: la rappresentanza analizza il quadro

27 ottobre 2016 di

 

“Sei fuoricorso?! Che sfigato”. Quante volte questa frase è stata pronunciata, o più probabilmente solo pensata, dai colleghi universitari? Non solo, se poi la conferma anche il viceministro del Lavoro, Michel Martone (durante un convegno sull’apprendistato organizzato dalla Regione Lazio qualche anno fa) ci si sente presi in giro due volte. La vita dell’universitario non è sempre facile: c’è chi lavora, chi deve affrontare problemi di carattere personale o economico e chi, come nel caso del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno, deve fare i conti anche con una burocrazia interminabile e con una gestione della didattica a dir poco ‘inadeguata’.

link collettivoI dati parlano chiaramente: durante il mese di maggio 2016, il Collettivo Autonomo di Giurisprudenza-Link ha condotto un’inchiesta su un campione di 250 studenti del Dipartimento, dalla quale emerge una realtà che poco si accorda con l’immagine di uno dei primi Atenei d’Italia. Infatti, il Dipartimento di Scienze Giuridiche si ‘guadagna’ il primo posto per la percentuale di fuoricorso all’UniSa (circa il 40%).

Ancora, i dati raccolti dalla Commissione didattica paritetica, pubblicati dal Collettivo, evidenziano che la percentuale di studenti inattivi alla fine del primo anno è del 39%, mentre i CFU accumulati al termine del primo anno sono quasi la metà (41,6%) di quelli che si dovrebbero regolarmente conseguire; inoltre il numero degli studenti che si iscrivono al secondo anno con un numero di CFU inferiori a quanto previsto è elevatissimo (in percentuale il 77%). Questo incide non solo sulla percentuale degli studenti laureati in corso, che si attesta al di sotto dei sei punti percentuali, ma inevitabilmente anche sulle immatricolazioni, che risultano essere in calo.

Dati del genere non possono dipendere esclusivamente dagli studenti, dal loro impegno, dalla loro volontà e situazione personale. Evidentemente c’è un problema di fondo di carattere sia burocratico che strettamente didattico e organizzativo.
I motivi sono molteplici. Innanzitutto, come specifica il Collettivo Autonomo, pesa l’assenza di un regolamento tesi (a Giurisprudenza, poi!), per cui gli studenti si trovano disorientati rispetto all’esperienza tesi e a tutto ciò che concerne la scelta del relatore e la consapevolezza del punteggio a cui ambire poiché, in mancanza di regole circoscritte, ruota tutto intorno alla discrezionalità dei docenti. Si procede spesso per ‘sentito dire’ e tramite i consigli dei colleghi, dato che i relatori stessi a volte non sono in grado di fornire indicazioni sufficienti o esaustive a riguardo. A complicare la situazione interviene anche una didattica che agevola le lungaggini e poco ha a che vedere con il lato pratico. A ciò si aggiunge la scarsa organizzazione degli orari dei corsi, che sovente si sovrappongono, e il carico di studi non sempre proporzionato ai crediti assegnati. Insomma un vero e proprio percorso ad ostacoli che non accenna a terminare.

Per questi e altri motivi, si legge sul profilo Facebook del Collettivo Autonomo di Giurisprudenza, si ritiene ‘utile convocare un’assemblea studentesca PUBBLICA e PARTECIPATA, all’interno della quale professori, studenti, rappresentanti, possano partecipare apportando un contributo reale alla causa, che è quella che ci accomuna: GIURISPRUDENZA’, con l’augurio che la pressione, giustificata, da parte degli studenti e delle associazioni possa essere il preludio per un vero cambiamento in positivo della situazione del Dipartimento.

Maria De Paola