Guardiani della Galassia Vol.2 – Cinecomic atipico

3 maggio 2017 di

Il primo “Guardiani Della Galassia” non fu un classico cinecomic. Certo, tutti gli stilemi del genere come battaglie epiche e alti tassi di spettacolarità erano sempre presenti, ma per una volta non formavano la portata principale. L’attenzione inevitabilmente cadeva e veniva assorbita dalla vicende umane dei 5 protagonisti, scarti di un universo che li aveva creati ma che non li desiderava più, persi nei loro traumi e con l’unico obiettivo di scappare il più lontano possibile. Peter Quill è un umano rapito in giovane età da una banda di pirati spaziali, Gamora un’assassina allevata dal tiranno più pericoloso che l’universo conosca, Drax un alieno irrimediabilmente consumato dalla voglia di vendicare la sua famiglia sterminata, Rocket un folle esperimento scientifico celato sotto le spoglie di un procione, seguito dal suo fido Groot, una specie di albero umanoide. Questo era il cuore pulsante della pellicola, un crogiolo di emozioni intense ed esplorate meticolosamente, grazie ad un James Gunn in stato di grazia, capace, nel doppio ruolo di regista e sceneggiatore, di trasmettere così tanto in così poco tempo, con così poche battute.  

Un film corale costruito da zero, con un’atmosfera leggera e costantemente irriverente, costellato da personaggi indimenticabili e sopra le righe, il cui unico difetto non banale è stato quello di proporre una trama anonima. Sull’altare di una caratterizzazione e di una crescita del gruppo tanto magistrale è stato, infatti, sacrificato il puro intreccio narrativo, che si riassume in un mero cercare una pietra per due ore. Non esattamente il massimo, se poi si considera anche un villain piuttosto generico e superficiale.

“Guardiani Della Galassia Vol.2” amplifica tutto ciò che di buono è stato fatto dal suo predecessore, aggiungendo nel mix una trama che, seppur non brillante sotto ogni aspetto, risulta molto più intrigante e corposa. Rimanendo sul vago, dato che in questo caso lo spoiler è davvero dietro l’angolo, i Guardiani si troveranno di fronte il padre di Peter, Ego, un alieno dalle caratteristiche molto peculiari. Il grande rischio di questo intreccio, che giungerà a lambire i vertici della cosmogonia Marvel, era quello di cadere un po’ troppo nell’astrazione. Mi spiego subito: inserendo creature intergalattiche e vere e proprie divinità si rischia in continuazione di non far comprendere in tutta la loro pienezza la gravità di certe situazioni. Ed è effettivamente ciò che accade, determinate circostanze e azioni non sono istintivamente evidenti data la loro scala sovrumana, anche per gli standard dei cinecomic. Ma queste, unite ad alcuni momenti comici un po’ troppo invadenti, sono gli unici difetti imputabili ad una produzione che brilla d’una luce intensissima sotto ogni altro aspetto.

Gunn, d’altronde, dimostra di trovarsi a suo agio a contatto con alcuni degli esseri più onnipotenti mai creati dalla “Casa delle Idee”, affrontandoli col tono squisitamente scanzonato che ha voluto dare alla sua creatura (la fantastica scena d’apertura lo mette bene in evidenza) e senza mai rinunciare al suo forte timbro autoriale, ancora più penetrante in questo secondo capitolo. Ci si aspetterebbe un ruolo più preminente delle vicende di Peter/Star-Lord, ma in realtà ogni Guardiano ha il suo spazio personale, la sua evoluzione e un suo pur parziale punto di arrivo (o di partenza?), che sia la scalfittura della corazza emotiva di Rocket o l’esplosione totale del conflitto tra Gamora e sua sorella. E tutte le vicende centrano ripetutamente il bersaglio, fornendo ancora una volta un bagaglio enorme di emozioni, un risultato che dà nuova linfa al vocabolo “intrattenimento”.

Un problema ricorrente nei cinecomic è di non avere spesso dei personaggi che riescano a sostenere l’epicità e la grandezza degli avvenimenti, anche se bisogna ammettere che nel Marvel Cinematic Universe si sia palesata poche volte come eventualità. Ma gli “Avengers” hanno avuto film su film per formarsi, in questa sede si sta trattando di personaggi visti in azione per 4 miserrime ore in totale. Risulta, dunque, ancora più straordinario notare come le 5 personalità più turbate dell’intero universo riescano a sorreggere un canovaccio di tale mole, capaci di restituire una moltitudine di scene da genuina pelle d’oca.

Anche sul versante registico è tutto confezionato alla perfezione, non vi è un solo momento di confusione anche nei momenti più concitati, tutto è estremamente colorato, stiloso, accattivante. La colonna sonora, attingendo a piene mani dagli anni ‘70, la celebre “Awesome Mix Vol.2”, rispecchia alla perfezione il suo nome, risultando in una sola parola grandiosa. Sono briciole le componenti che non funzionano in un film maestoso che farà ridere e commuovere persone di ogni età. E ricordate: noi siamo tutti Groot.

Luciano Ben Moscariello