Guerra in Siria, l’Occidente vendica la morte?

26 novembre 2015 di

La storia si scrive col sangue. Da sempre. In ogni parte. Eppure ci sono delle parti che fanno più storia, corpi che piangiamo con più lacrime, sangue più vivo. Dipende dove arriva, in senso geografico, il metro della nostra sensibilità.

Francia, 13 novembre: 129 morti, di cui una demografa italiana. Era italiana e loro erano i vicini europei. Fa male. In più gioca la componente psicologica: sono in Francia, possono arrivare da noi.

Siria, dal 2011 a oggi: 200 milioni di morti. E ogni giorno il numero sale. Il paese sta combattendo da quattro anni, da quando la tanto acclamata primavera araba ha toccato i suoi confini ed è sfociata in un inverno di terrore.

Eppure noi non abbiamo idea che neppure da lì siamo poi così lontani. Giocano a sfavore i media, sprofondati in un eurocentrismo che fa perdere la concezione del reale. Un eurocentrismo colpevole, che crea della notizia uno schema fisso ben preciso: i cattivi orientali, le vittime maggiormente occidentali, gli eroi sempre nostrani. Non esistono se, non esistono ma, non esistono eppure.

Kobane, Siria. Fonte: Internazionale

Quattro anni di guerra, un conflitto civile che poi è diventato regionale, che oggi assume i caratteri dell’internazionalità. È la terza guerra mondiale. Tutte le potenze del mondo sono implicate. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la risoluzione e l’Ue fedele al trattato di Schengen ha dato il suo appoggio alla Francia nella lotta contro l’Isis. Questo i media ce lo hanno detto, e molto chiaramente. Ma in Siria tutto il mondo era già coinvolto. Lo era da prima che la Tour Eiffel si colorasse di sangue per due volte quest’anno, solo che hanno dimenticato di dircelo.

Stati Uniti, Russia, UE, Israele, Iran, Arabia Saudita, Francia, Giordania, Turchia, Australia, Canada, Emirati Arabi Uniti, i curdi, tanto per dirli in ordine sparso. Le implicazione regionali sono così complesse e dinamiche che è difficile tenere il conto di quante volte in questi anni i rapporti statuali si siano capovolti, le strategie mutate, e le fazioni stravolte a seconda dei propri interessi. E ancor di più nelle ultime settimane. Da quando cioè il nemico assoluto ha cessato di essere Assad per lasciare il posto alla battaglia contro il terrorismo islamico. Esemplificativa la relazione tra Stati Uniti e Russia, nemici nella guerra con al centro il governo di Damasco, e ora uniti contro il nuovo nemico comune.

Eppure Assad rimane il fulcro della questione. Perché gli attentati non bastano, neppure se sono contro l’occidente, per fermare la sete di potere. Il commercio di armi, l’accaparramento di idrocarburi, le strategie regionali, le grandi potenze hanno da anni le mani nell’impasto. La Russia da una parte in trincea per Assad, o meglio dovremmo dire per proteggere la sua ultima base militare in Medio oriente- il porto di Tartus- e tenere lontano lo Stato Islamico dal Caucaso russo; dall’altra gli Stati Uniti, che chiedono la rimozione di Assad come clausola incontrovertibile, e si ergono a potenza leader del mondo occidentale, nascondendo dietro il baluardo della democrazia le loro colpe e i loro interessi.

Fonte: Limes

Che la guerra civile tanto spontaneamente non sia perdurata, che sono stati gli USA a spronare i ribelli a non rinunciare alla lotta e che soprattutto a combattere Assad in questi anni non era tanto il Free Syrian Army quanto gruppi jihadisti entrati in Siria con il lasciapassare di Erdogan in particolare, e con il benestare dell’Occidente, sono particolari che meritano poca attenzione. Che è stato l’occidente con i suoi alleati orientali ad incrementare il terrorismo, a finanziarlo, a contribuire a creare quello Stato Islamico che ora tutti si impegnano a combattere è nulla rispetto alla spettacolarità delle immagini della strage, ignobile, di Damasco. E neppure che sia Putin a sputarlo in faccia alle potenze del G20 e a tutto il mondo sincronizzato che tra loro ci sono i finanziatori fa scalpore.

Ma perché tutto sommato alle nostre coscienze fa più comodo questa realtà distorta che la cruda realtà. Ci fa più comodo che in Siria ci siano due cattivi, Isis e Assad, e che tocchi a noi buoni bombardare per ripristinare quella pace fasulla, in nome di quelle poche centinaia di vittime, i nostri morti già caduti e quelli che in potenziali futuri attentati potrebbero cadere. E così ci beviamo la stessa favola della prima guerra mondiale, anche questa volta stiamo scendendo di nuovo tutti i campo per vendicare- solamente- l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando.

Martina Nacchio

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