I ragazzi dell’Exit Studio e il loro cortometraggio d’esordio

17 gennaio 2016 di

C’è un qualcosa di divino nell’idea di animare: dare vita e consistenza a cose che altrimenti esisterebbero soltanto nell’impalpabile ed etereo universo dell’immaginazione. Il lavoro dell’animatore è un lavoro di creazione, che ti mette in contatto con la materia dei sogni. Animare è una sfida, soprattutto per chi si affaccia a questo mondo con pochi mezzi per realizzare le proprie idee. Ma anche con pochi mezzi si possono ottenere risultati eccellenti.

È questo il caso dell’Exit Studio, nuova e interessante realtà del cinema irpino, formata da quattro trentenni: Davide Pellino, Alfonso Sandullo, Luca De Felice e Attilio Di Gaeta. Da pochi giorni è online il loro primo cortometraggio d’animazione, “Exit”, la cui colonna sonora è stata composta da Luis Di Gennaro e Davide Pellino. L’opera in circa 9 minuti pone stimolanti interrogativi sul tema della scelta e delle sue conseguenze. Protagonista del cortometraggio è il robot Oswald, Exit 2016_Screenshot03che ripete immutabilmente una sequenza di gesti necessari a mantenere attivo il suo corpo metallico e in moto perpetuo l’universo di scatole cinesi in cui vive, fino al giorno in cui decide di interrompere tale sequenza. Che conseguenze avrà questa sua scelta? Che ricadute e quale peso può avere la piccola azione di un singolo individuo sul complesso universo in cui vive? 

Exit” ti lascia tanti interrogativi senza risposta e la voglia di una seconda visione. E questo è un pregio del miglior cinema, quello che accende la riflessione nella tua mente non appena lo schermo si fa buio.
Anche Asinu riflette, chiacchierando con gli autori del corto.

– Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nella realizzazione di “Exit”?

Luca: «Questo nostro progetto d’esordio è stato un’avventura e un esperimento. Crediamo che il “trauma” maggiore sia stato constatare il gap tra ciò che si concepiva e ciò che poi appariva in digitale».

Davide: «Che tu debba realizzare un corto, un film o un disco, sono molti i problemi che si incontrano. Fondamentale è pianificare ogni cosa, preparare tutto nei dettagli e soprattutto mettere in conto gli imprevisti. Le difficoltà sono parte di qualsiasi lavoro. Quello che serve è avere consapevolezza dei punti di forza e dei punti deboli del progetto e capire come gestire al meglio ogni risorsa, senza sprechi».

– Quali sono, in termini estetici e narrativi, i vostri riferimenti nel cinema d’animazione?

Luca: «Io sono onnivoro. Sono cresciuto guardando i lungometraggi della Disney e i cartoni animati trasmessi in televisione. Il primo approccio agli anime fu con “L’Uomo Tigre” e “Ken il Guerriero”. Rimasi stordito da “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”, da “Il Signore degli Anelli” e da “Fuga dal mondo dei sogni” (questi ultimi due entrambi del geniale Bakshi), per non parlare poi del primo “Toy Story”. Venero Miyazaki e nel periodo natalizio ho un’insana dipendenza da “Nightmare before Christmas”. La mia adolescenza non sarebbe stata la stessa senza “Cowboy Bebop”, “Evangelion” e “Trigun”. Non posso non citare anche “Kill la kill”, “One Punch Man”, “Avatar: La Leggenda di Aang” e il sequel “La leggenda di Korra”, con cui sono tornato bambino».

Davide: «Parlando di cortometraggi animati, apprezzo “The Maker”, “Omega”, “Heart” e “Plug & Play”».         

– La visione di quali opere considerate imprescindibile per un animatore?

Luca
: «Ho già citato troppe opere. Potrei aggiungere che credo sia fondamentale l’attenzione ai dettagli e la capacità di sognare, Exit 2016_Screenshot02continuando sempre a cogliere ogni sfumatura di romanticismo e grottesco presente nella realtà, nonostante il passare del tempo induca a un certo cinismo».

Davide
: «Faccio parte della scuola di pensiero per cui non è necessario leggere per scrivere o ascoltare per suonare. Ogni forma d’arte è l’espressione di un proprio stato d’animo, quindi l’unica condizione necessaria è riuscire a esternare una propria idea. Guardare qualcuno per imparare a fare qualcosa è un mero esercizio di tecnica. Ognuno ha le sue emozioni e un modo personale di esprimerle».

– Se la Pixar vi offrisse un contratto, avreste delle remore ad abbandonare l’Italia?               

(in coro)
«Dov’è la coda per il check-in?»

– Che riscontro di pubblico sta avendo “Exit”? Siete soddisfatti?

Luca: «Migliore di quanto mi aspettassi. Sono contento per il lavoro fatto, per chi ci ha supportato e per chi crede in noi, anche se la soddisfazione è una condizione effimera».

Davide: «Sono un eterno insoddisfatto, caratterialmente. Ogni lavoro è un’esperienza e dovrà essere migliore del precedente. Non bisogna mai sedersi sugli allori.
Ciò detto, la realizzazione di un cortometraggio animato è qualcosa che mi portavo dentro da almeno cinque anni. Vederlo realizzato e pubblicato sugli stessi canali YouTube dove ci sono corti di autori ben più affermati di noi, non può che inorgoglirmi».

– Quali messaggi sperate che gli spettatori colgano dal vostro cortometraggio?

Davide: «L’esistenza è una conseguenza di migliaia di fattori variabili, non gestibili. Ogniqualvolta si compie una scelta, le conseguenze non sono determinabili al 100%. Questo può essereExit 2016_Screenshot01 un deterrente all’agire.
“Exit” vuole essere un incentivo a prendere posizione, senza temere le conseguenze delle proprie azioni. Per quanto i cambiamenti possano sembrare irrilevanti, vale comunque la pena di agire, di tentare di uscire dalla “stanza” in cui ognuno di noi, metaforicamente, è incastrato. Nell’ultima scena l’unica ricaduta che l’azione di Oswald sembra avere sulla realtà è l’inversione del senso di rotazione della molla sulla schiena del topo, ma probabilmente innescando un effetto domino essa porterà a un cambiamento più grande».

– Avete in cantiere nuovi progetti?

Davide
: «Quasi ogni giorno c’è una buona idea da buttare giù. Adesso siamo molto presi dalla promozione di “Exit”, ma tra qualche mese i tempi saranno maturi per riordinare le idee e cominciare un nuovo piano di produzione».

Pablo Picasso diceva: “Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, con l’aiuto della loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.” L’augurio che possiamo fare a questi ragazzi è quello di continuare a trasformare le macchie informi del pensiero in una miriade di splendidi soli.

                                                                                                                     Camilla Di Spirito