Il Cineforum La Macchia 7.0 e “The social network”

11 novembre 2017 di

Nella peculiare e gremita di libri Biblioteca Santucci, l’8 Novembre l’associazione Asinu ha dato avvio alla settima edizione del Cineforum “La Macchia” che si è aperta con molti interrogativi ed affascinanti considerazioni. Il  tema di quest’anno è quanto mai ricco di sfaccettature “Siamo vite degne di essere vissute?”.  La prima di queste ad essere stata presa in analisi riguarda l’aspetto sociale della vita di Mark Zuckerberg nel film “The social network” del regista David Fincher.

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L’interesse dei presenti è stato catturato sin dall’inizio.  La prima scena rivela infatti che ciò che vuole essere mostrato è molto di più della lineare storia della nascita di Facebook. Il Prof.re  Alfonso Amendola ha aperto la discussione facendo emergere un aspetto fondamentale da considerare: “Ciò che come sottotesto il film mostra è l’immagine di un’imprenditoria selvaggia”. La caratteristica principale di Facebook sembrerebbe essere infatti la sua nascita come linguaggio da quella che è un’impresa a tutti gli effetti. La vicinanza del regista all’audiovisivo,  gli ha permesso di evidenziare in modo chiaro le tante difficoltà del creatore di facebook nel relazionarsi con i suoi soci e i suoi coetanei. Fincher infatti, come ha anche ricordato il docente di sociologia, è stato sempre attento alla contemporaneità  in modo  affine a George Lucas, con il quale ha collaborato in passato per la realizzazione di una idea di cinema ipertecnologico. Inoltre in precedenza si è già interessato a temi come quelli dell’identità e del conflitto, nonché a riflessioni riguardanti il sistema del potere come in “Fight Club” del 1999.

Il dibattito si è poi spostato sui social network in generale. L’espressione chiave per comprendere la loro complessità è quella di “tessuto identitario”, ovvero la trama che determina l’identità socioculturale di un soggetto.  Solitamente i social hanno vita breve proprio perché questo tessuto è in costante cambiamento, Facebook contro ogni previsione ha resistito alle mode e il motivo è da ricercarsi nell’aver assorbito altri piccoli social diventando la loro sintesi. Trattandosi di un tema molto sentito, non sono mancati i racconti delle  esperienze degli studenti presenti, che si sono soffermati specialmente sull’aspetto morale insito nell’utilizzo dei social. Al termine si è concordato sul fatto che, in mancanza di una regolamentazione apposita, al soggetto non rimanga altro che cercare di fruire consapevolmente del mezzo.

Ha approfondito il discorso sul soggetto  la dott.ssa Ida De Dominicis evidenziando come in tutto il film sia presente il  contrasto tra il dialogo “face to face” e la comunicazione attraverso i social. Citando Hegel  ha fatto notare che all’inizio del film è evidente l’intenzione del soggetto di voler essere riconosciuto come autocoscienza indipendente. Nel film Zuckerberg ha evidenti problemi di relazione e utilizza Facebook come mezzo di riconoscimento sociale, e il fatto che non si curi del lato economico dimostra che questo è il suo vero interesse. D’altronde come Aristotele insegna, l’uomo è un animale sociale che vive cercando informazioni. E in questa direzione è stato fatto un breve  excursus che parte dall’originaria trasmissione di informazioni relative ai luoghi utili dove trovare cibo, passa attraverso l’utilizzo più lento delle lettere per farle circolare fino a giungere alla loro attuale sovrabbondanza e facilità di accesso. “L’uomo preferisce esonerare” come dice Gehlen filosofo, sociologo e  antropologo tedesco, ed è grazie ai social che ha trovato il modo per ottenere facilmente le informazioni che cerca.

Certo è che vivendo questi social, essendone immersi, non riusciamo ancora a vedere chiaramente cosa siano e cosa rappresentino per la società umana in termini di conquista e di perdita.

Il cineforum prosegue  con un’altra tematica importante attraverso il film “La pecora nera” il 17 Novembre alle ore 14:30 nella suggestiva Biblioteca A. Santucci.

Letizia Pizzarelli