Il Comicon e la prima giovinezza

2 maggio 2017 di

Andare al Comicon a 23 anni è sicuramente diverso rispetto all’andarci a 17. Parte di quell’esaltazione che una manifestazione del genere poteva suscitare in te da adolescente va scemando nella prima età adulta. Ti chiedi dove trovi il tempo ogni persona con l’abbonamento o che si impegna in un cosplay quando anche solo arrivare a Napoli dall’estrema Campania è un’impresa per te. Ma per dare la giusta visione del “Comicon visto dagli occhi di un adulto” dovresti elencare agli ipotetici lettori le varie vicende con ordine.
A parte un interminabile viaggio di due ore e mezza sul pullman, il primo evento notabile è sicuramente la dolcissima ragazza che sottolinea di aver intuito la tua natura “otaku” dalla frangetta che porti. Grave: tu odi i termini usati a sproposito. Spesso, per darsi un’identità alternativa rispetto alla massa (costituendo comunque una massa a sé), gli appassionati di anime e manga usano il termine “otaku” benché originariamente indicasse una categoria sociale di disadattati nella controversa società giapponese. Insomma un primo auspicio circa le persone che incontrerai.
Arrivi ai cancelli verso le 11.30 e la fila per entrare è ancora lunga. Nella calca finalmente ritrovi persone in linea con ciò che sei tu, che vogliono semplicemente passare una giornata diversa e spensierata, non affermare un modo d’essere, otaku o nerd (i termini cambiano in base alla passione princeps). Oltrepassati i cancelli prosegui il resto della giornata serenamente tra esposizioni da vedere, cibarie e dolciumi vari da ingurgitare insieme a birra e al caffè che è immancabile, in qualunque occasione. Assisti anche alla finale di un torneo di League of Legends di cui comprendi solo che i ragazzi del team del Politecnico di Torino battono quelli del team dell’Università di Milano. Carina per te mentre sicuramente sarà stata anche avvincente per chi ha la pazienza di applicarsi ad un gioco online (un MOBA, tecnicamente parlando).
Prima della chiusura tu ed i tuoi amici decidete di avviarvi in stazione per evitare la calca dell’ultimo treno. E niente, scoprite che il vostro treno è stato soppresso, dovete prenderlo per forza prima per avere speranze di ritornare a casa. Molti altri prendono esempio e fanno altrettanto. Né loro né i tuoi compagni di viaggio devono sopportare il signore che ti si accolla fino a Portici, seconda gioia del viaggio fornita da Trenitalia. La traversata in treno e la successiva in bus sono l’occasione per riflettere. L’atteggiamento disincantato ti ha permesso di scrutare tra le emozioni e le azioni di tutti coloro hai avuto occasione di vedere, anche solo di vedere per due secondi. E ti sei chiesta se non sei tu che stessi vivendo quella giornata in modo sbagliato, pacatamente, costantemente in disparte. Rimandi costantemente quel “voler vivere” che internamente senti tuo, non solo in questo singolo giorno, ma nella vita in generale. Più ci pensi però e più noti che in ogni  nuova avventura in cui ti imbarchi e ogni sfida a cui ti presti la tua inibizione si scioglie. Hai interagito amabilmente con sconosciuti, hai mollato la compagnia quando non volevano proseguire.  Hai insomma allentato le redini anche se non del tutto. Forse però farlo un po’ alla volta è l’unico modo per farlo, no?
Chiara Pericolo

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