Il favoloso mondo di Amélie – Jeanne-Pierre Jeunet – 2001

“Il favoloso mondo di Amélie” racconta la storia di Amélie Poulain, una giovane ed ingenua ragazza, con un carattere da sempre alquanto solitario. Un giorno trova una piccola scatola dei ricordi nascosta dietro una mattonella nel suo appartamento. Così ha un’idea luminosa: ritroverà dovunque sia il proprietario della scatola e gli restituirà il proprio tesoro. Se la cosa lo colpirà, allora lei comincerà ad occuparsi della vita degli altri, altrimenti tanto peggio.

E’ un film da poter definire fuori dal comune, che colpisce sotto vari aspetti. Il regista Jean-Pierre Jeunet è riuscito a rappresentarlo in una maniera così semplice da un lato, e particolare dall’altro, da rendere la sua visione un puro piacere. Bello nella forma, ma soprattutto nel contenuto. Singolare per il modo in cui è stato elaborato: utilizzando dei colori vivaci e allegri; una voce narrante, spesso ironica, che descrive in maniera diretta e chiara ogni situazione e soprattutto i vari personaggi, con i quali si entra in confidenza ed infine una colonna sonora, firmata da Yann Tiersen, che è diventata ormai un classico. Ma la straordinarietà di questo film, senza ombra di dubbio, è data dall’attrice che ha interpretato Amélie: la favolosa Audrey Tautou. Con la sua dolcezza, raffinatezza e delicatezza, riesce a far innamorare chiunque. Nessun’altra avrebbe potuto recitare al meglio la parte di Amélie, con i suoi sguardi e i suoi sorrisi che non hanno bisogno di alcuna parola. E’ anche doveroso spendere due parole per Raymond Dufayel, il cosiddetto “uomo di vetro”, che sarà una conoscenza fondamentale per Amélie, tanto da diventare il suo maestro di vita.

Il film è una riflessione sulla vita: ci fa comprendere quanto è bello aiutare il prossimo, renderlo felice e quanto, invece, può essere crudele compiere cattiverie gratuite o starsene indifferenti, quando qualcuno, chiunque sia, da una persona amata ad una sconosciuta, è in difficoltà. Ma ci fa capire anche che l’amore esiste e che non bisogna temere di mostrarsi per quello che si è, solo per la paura di non piacere. L’amore è imprevedibile e non ci si può tirare indietro solo per il timore di farsi del male. In conclusione, il regista vuole insegnarci che è importante rendere felici gli altri, ma non bisogna mai perdere di vista la propria felicità.