#iovoglioinsegnare

8 luglio 2017 di

Giovani e docenza: termini che non sempre riescono a trovare una collocazione unitaria. Per chiarire le idee agli aspiranti insegnanti, abbiamo intervistato Sara Ingrosso, membro del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari che ci ha fornito una panoramica del sistema attuale dell’accesso all’insegnamento e ci ha raccontato della campagna #iovoglioinsegnare, promossa da Link – Coordinamento Universitario e approdata anche all’Unisa tramite Link Fisciano.

In cosa consiste la campagna io voglio insegnare?

La delega contenuta nella Buona Scuola (Legge 107/2015) e i successivi decreti attuativi (d.lgs n. 59 / 2017) hanno riformato il sistema di abilitazione per gli aspiranti insegnanti, sostituendo il vecchio modello con un sistema nuovo di Formazione Iniziale e Tirocinio, che presenta molti punti ancora aperti. Perciò come Link – Coordinamento Universitario abbiamo avviato la campagna “io voglio insegnare” per informare gli studenti e le studentesse di come sta cambiando il percorso per accedere all’insegnamento e per raccogliere le loro proposte ed esigenze.

Quali sono le differenze rispetto al previgente metodo di accesso all’insegnamento?

Il sistema è completamente diverso: prima gli aspiranti insegnanti dovevano iscriversi al TFA, un percorso biennale e oneroso (con tasse fino a 2000 – 3000 euro): al termine di tale percorso gli abilitati dovevano sostenere il concorso per accedere al ruolo di insegnanti, senza avere la garanzia di superarlo ed essere assunti. Invece, il FIT prevede un concorso su base regionale con cadenza biennale, dopo il quale si accede a tre anni di corso retribuiti, conclusi i quali si è immessi in ruolo a tempo indeterminato. Il concorso per accedere al FIT si compone di tre prove (quattro per chi concorre per i posti di insegnante di sostegno), superate le quali il tirocinante sottoscrive un contratto con l’Ufficio Scolastico Regionale. Durante il percorso, il tirocinante frequenta corsi e tirocini, nonché sostiene ulteriori prove: una al termine del primo anno, finalizzata ad ottenere il diploma di specializzazione; successivamente sostiene una prova intermedia al termine del secondo anno, infine, la valutazione finale alla conclusione del terzo anno: dopo tale prova è assunto. Le differenze principali, dunque, consistono nel fatto che tale percorso non è oneroso, ma retribuito; inoltre, dà accesso direttamente al ruolo.

La nuova modalità di accesso all’insegnamento presenta criticità?

Il nuovo sistema rappresenta un passo avanti rispetto al TFA. Tuttavia, sono ancora tanti gli elementi del nuovo percorso su cui c’è molta incertezza: un punto critico che è stato sottolineato in tutte le assemblee svoltesi nel Paese è stato il requisito di 24 CFU in ambito psicologico, pedagogico – antropologico e metodologie e tecnologie didattiche. Si tratta di crediti non previsti in tutti i corsi di laurea e non ancora definiti. Manca, infatti, il Decreto che individua gli SSD validi per considerare conseguiti questi 24 CFU, inoltre, non è ancora chiaro attraverso quali modalità gli studenti potranno conseguirli. Questo elemento di incertezza è sicuramente problematico per gli studenti.

Cosa sta facendo il CNSU per coloro che vogliono inserirsi nel campo dell’insegnamento?

Il CNSU si sta occupando del tema. In particolare, sono stati approvati un parere e una mozione che intervengono sui punti critici: chiediamo che il Ministero definisca quanto prima gli SSD negli ambiti psicologico – pedagogico – antropologico, metodologie e tecnologie didattiche. Inoltre, chiediamo che in via transitoria siano considerati validi tutti gli SSD negli ambiti individuati dal decreto, attraverso una loro definizione a maglie larghe, per non compromettere gli studenti che hanno subito questa riforma tra capo e collo, senza avere il tempo di organizzarsi per ottenere i crediti durante il proprio percorso. Ancora, chiediamo che l’acquisizione dei 24 CFU sia gratuita, per non gravare gli studenti di ulteriori costi. Chiediamo, infine, coerenza nella definizione del percorso tra i 24 CFU e il resto dei CFU previsti negli anni del FIT.

 

Maria De Paola