IT: lo vuoi un palloncino?

19 novembre 2017 di

 

Una piovosa cittadina priva di vie di scampo, un bambino che rincorre la barchetta incerata dal fratello con premurosa cura e un pagliaccio che attende, nell’ombra di uno scarico fognario, la sua giovane vittima. Così si apre il film “It”, prima trasposizione cinematografica dell’iconico romanzo di Stephen King nel quale Andrés Muschietti, regista conosciuto per “La madre” (prodotto da Guillermo del Toro) prende totalmente le distanze dalla miniserie del 1990 mantenendo vivo l’immaginario tipico dei film dell’orrore. Allo stesso modo l’attore nei panni del pagliaccio Pennywise, Bill Skarsgård, si allontana dall’interpretazione di Tim Curry rendendo l’adescatore di bambini maggiormente ambiguo, dolce e divertente ma anche imponente e terribile. I palloncini diventano il mezzo attraverso il quale Pennywise attira i bambini, un modo per mostrare e allo stesso tempo nascondere la sua presenza, terrorizzando con visioni che cambiano a seconda della paura della vittima.

“It” mostra il passaggio tra l’infanzia, tramite momenti leggeri che appaiono ridicoli e l’età adulta con scene più cupe e profonde. Il  percorso che conduce i protagonisti verso la crescita passa attraverso la sfida all’autorità rappresentata prima dai genitori, con i quali hanno un rapporto controverso e dai bulli della scuola, poi dall’intera città quando i suoi abitanti si mostrano scettici riguardo l’esistenza di una minaccia concreta, nonostante le numerose e crescenti sparizioni. Ma a Derry il male non si cela soltanto nel sottosuolo. Il tema della pedofilia viene esplicato attraverso alcune scene, iniziando con la prima, quando Pennywise attira Georgie,  proseguendo con il farmacista che si mostra affascinato da Beverly, fino ad arrivare alle molestie del padre nei confronti della stessa bambina. Tutti gli adulti rivelano un lato oscuro: l’ingombrante madre di Eddie ostacola la sua libertà, lo zio di Mike lo umilia e lo spinge ad uccidere il bestiame e i cittadini spesso mostrano la propria insofferenza riguardo le problematiche che affliggono i giovani e la loro società. Tanti sono i simboli che  si possono individuare ma tra questi spicca il sangue, che rappresenta la maturazione sessuale e ha una funzione quasi rituale, come viene mostrato nell’inondazione nel bagno di Beverly e nella scena finale tramite il patto che contraggono i protagonisti. Inoltre l’intero film sembra simboleggiare la risoluzione del complesso edipico, infatti i bambini riescono a liberarsi solo disfandosi delle figure paterne. Altro simbolo psicanalitico è l’occhio che rappresenta il perturbante e la paura della castrazione: Stan è spaventato da un quadro privo di occhi, Richie porta degli occhiali fortemente graduati che li ingrandiscono e lo stesso Pennywise sul finale verrà accecato da Beverly. In definitiva questo film non riesce soltanto a incutere timore nel profondo ma ci fa anche riflettere sulla natura umana, sulla libertà personale e sulla società.

Pizzarelli Letizia