Italia – Germania: Senato a confronto

30 novembre 2016 di

Durante la campagna referendaria il Capo di Governo, Matteo Renzi, ha affermato più volte che con la riforma costituzionale il Senato diverrà simile a quello tedesco, ma ne siamo davvero sicuri? Per capire come avviene una comparazione tra sistemi giuridici abbiamo intervistato la  dottoressa Virginia Zambrano, docente della Scuola di Giurisprudenza dell’Ateneo di Salerno. “Comparare sistemi giuridici significa tener conto anche della storia e della cultura dei diversi paesi –  così esordisce la professoressa – ogni sistema giuridico presenta delle caratteristiche peculiari, che sono collegate alla storia del paese in cui si sviluppa, per tali ragioni risulta difficile che un sistema possa voto-erasmus-cdmfunzionare in contesti diversi da quelli in cui è nato”. Il confronto non può avvenire senza considerare il sostrato culturale e politico su cui si fondano i diversi ordinamenti, altrimenti, come ricorda la docente  “si rischia che il nuovo elemento sia avvertito come estraneo dall’ordinamento, che non saprà quindi come sfruttarlo al meglio. Per fare un esempio è come quando si trapianta un organo, l’organismo ricevente invia i suoi anticorpi contro l’elemento “estraneo” che quindi non potrà svolgere il suo compito. Se non si considerano gli elementi peculiari di ogni singolo Stato con la comparazione si rischia di ottenere un mostro giuridico”.

Se passasse il sì si supererebbe il bicameralismo perfetto, ottenendo un Senato che non avrebbe più poteri analoghi a quelli della Camera dei Deputati, ma che al contrario sarebbe espressione delle autonomie locali. “Nel sistema tedesco – precisa ancora la docente –  c’è il Bundesrat, un organo rappresentativo dei diversi Länder in cui è diviso il paese, che si occupa di questioni relative all’unione europea. In tale sistema, tuttavia,  il voto della camera alta(il Bundesrat appunto) è necessario in circa 40 materie, come ad esempio quella finanziaria e amministrativa, poiché tali settori colpiscono in maniera diretta i Läder”. Nel testo della riforma il nuovo Senato delle autonomie locali si occuperebbe analogamente a quello tedesco dell’attuazione delle leggi europee, tuttavia non sarebbe l’unica istituzione ad aver voce in capitolo per questioni strettamente collegati ai territori, poiché spetterebbe anche alle regioni legiferare in tali materie.

Dalle parole della dottoressa Zambrano si capisce come sia difficile introdurre un sistema di governo senza tener conto di diverse variabili. Domenica saranno le urne a parlare, decidendo in che direzione dovrà andare l’Italia. Una domanda, tuttavia, resterà senza risposta anche quando le urne saranno chiuse: Saprà l’Italia andare dopo il voto? L’interrogativo nasce anche dal dialogo, o meglio scontro, tra le parti in questo lungo periodo pre-referendum. In questi mesi si è parlato solo del 4 dicembre, come se dopo quella data il paese potesse migliorare d’incanto, non comprendendo invece che, sia con una vittoria del Sì che con una vittoria del No, dovranno essere presi altri provvedimenti. I costi della politica, l’iter di formazione di una legge e anche la partecipazione popolare, dipendono solo in minima parte dal voto di domenica, in quanto non è il sistema di governo a fare il paese, ma al contrario è il paese a fare il sistema di governo. Un sistema perfetto non funzionerà in un paese con la classe politica che pensa solo ai propri affari, al contrario un sistema imperfetto funzionerà in un paese dove ogni politico si ricordi che non rappresenta gli interessi di un partito, ma al contrario di tutta la popolazione. A noi ora non tocca altro che aspettare…

Tommaso Mauro

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