Italia: scarseggiano gli immigrati e non abbiamo abbastanza gay!

7 agosto 2017 di

La verità è che c’è bisogno di più stranieri. L’invasione è ancora troppo lontana e ovunque lungo la penisola, al sud soprattutto, continua ad esserci una preoccupante preponderanza di italiani. Le ONG fanno quel che possono per scaricare quanti più immigrati possibili nei nostri porti, ma c’è sempre il Salvini di turno pronto a ostacolare i loro tentativi di accrescere le “risorse” del territorio. Come se non bastasse, siamo anche a corto di omosessuali. La famiglia tradizionale in Italia la fa da padrona e neppure la legge sulle unioni civili ha convinto un numero sufficiente di cittadini a cambiare sponda. Troppa normalità e poche carnevalate, è questo il problema.

Ora, io lo so bene cosa vi aspettate da questo articolo. Già vi siete figurati davanti agli occhi il momento in cui, con una frase lapidaria, lascerò scoppiare la bolla di ironia e inizierò a insultare neri e gay. Perché gli immigrati sono troppi, non possiamo accoglierli tutti, non c’è lavoro, non sono risorse e le ONG fanno accordi con gli scafisti; e gli omosessuali? Vanno contro natura, ridurranno l’Italia peggio di Sodoma, danno scandalo in strada, sono volgari e mangiano i bambini. Ah no, quelli erano i comunisti. Scusate, non me la cavo troppo bene con gli stereotipi. Tornando a noi, il punto è che devo deludervi. Non lascerò scoppiare alcuna bolla di ironia perché in realtà non sono ironica. L’Italia ha bisogno di più stranieri sul serio e ci farebbe un sacco bene se ci fossero più omosessuali. Lo dice Richard Florida, professore della Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Certo, al centro dei suoi studi ci sono gli Stati Uniti e non il Bel Paese ma, anche solo per provocazione, sarebbe interessante provare ad importare le sue teorie.

L’economista americano ha elaborato il cosiddetto modello delle “3T” per sintetizzare gli elementi di cui un territorio deve dotarsi per garantirsi crescita e sviluppo: da un lato i talenti, cioè un capitale umano qualificato e valorizzato, dall’altro la tecnologia, fattore chiave per stimolare il progresso; ultimo, ma non per importanza, la tolleranza. Florida ha dimostrato empiricamente che la diversità genera innovazione e sviluppo economico. Secondo l’indice di diversità (Composite Diversity Index) da lui elaborato, le regioni in cui sono presenti più stranieri, più omosessuali e più artisti sono le più sviluppate dal punto di vista della creatività e dell’alta tecnologia. Ne è un esempio San Francisco, centro della letteratura beat e del movimento hippy, patria di rivendicazioni sessuali, nucleo della contestazione studentesca degli anni ’60, culla di movimenti ambientalisti e di rivoluzioni musicali; città contraddistinta da una cultura aperta a idee politiche e a istanze culturali, dove hanno trovato voce espressioni nuove, anticonvenzionali e devianti.

Oggi San Francisco è sede di creatività tecnologica e imprenditoriale. L’Italia, nel frattempo, applica un modello a “3T” tutto suo: da un lato i trattati, come quello con la Libia per difendere le frontiere, dall’altro i tabù, quelli che ci impongono di coprire gli occhi ai bambini se passano due uomini che si tengono per mano; ultimo, ma non per importanza, il tempo, o meglio il nostro incessante tentativo di fermarlo, di annullare il progresso, di opporci all’evoluzione, di ignorare un mondo che va verso la mescolanza, verso una sessualità intesa come autocoscienza piuttosto che come etichettatura; un mondo che spinge al multiculturalismo che tanto ci spaventa, impegnati come siamo a difendere un’identità di cui c’è rimasto poco o nulla: la pizza, gli spaghetti, il mandolino e la criminalità organizzata. Sicuri ne valga la pena?

Valentina Comiato

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