La Campania brucia: è lo spettro della Forestale

13 luglio 2017 di

Lo scorso anno è stato varato un decreto governativo che ha stabilito che l’Italia, da quest’anno, non dovesse avere più bisogno di un autonomo Corpo Forestale che salvaguardi il paesaggio e la natura del paese. Attorno a questa decisione si è calato un inaspettato silenzio da parte dell’opinione pubblica, che ha reso più semplice e spedito l’iter di disgregazione dell’istituto. Eppure ora che la Campania ha iniziato a bruciare, e l’aria si è fatta irrespirabile e gli occhi hanno iniziato a lacrimare per l’eccessivo fumo, sembra che le conseguenze di quella disposizione si siano fatte improvvisamente più nitide facendo emergere ciò che ora resta del Corpo Forestale italiano: solo uno spettro.

Dal primo Gennaio di quest’anno, in attuazione a quanto previsto dalla Riforma della Pubblica Amministrazione, gli 8.500 forestali che fino ad un anno fa hanno svolto mansioni e indagini volte al contrasto degli ecoreati e alla salvaguardia dell’ambiente, sono stati indirizzati nei vari canali dell’Arma dei carabinieri. Da sette mesi non esiste più un indipendente Corpo che specificamente ed unicamente si occupi della tutela delle aree protette e della prevenzione e repressione dei reati ambientali e agroalimentari. Non esiste più quel patrimonio irretrattabile di conoscenze ed esperienze che si sono accumulate negli anni e che sono resistite a quasi duecento anni di storia. È venuta meno una delle principali forze di polizia, quella che dal 1822 si è specializzata nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, contrastando ogni tipo di azione arrecasse danno all’ambiente.

Sono state avanzate ragioni unicamente economiche, di contenimento della spesa pubblica, che se fossero considerate con un po’ più di attenzione, si rivelerebbero per essere poco esaustive e inadatte a giustificare l’operazione. Il Corpo forestale costava allo Stato ogni anno 490milioni di euro, 460 dei quali venivano impiegati per il personale. Dal momento che non è stato adottato uno smantellamento ma un accorpamento con l’arma dei carabinieri, quei 460milioni restano intatti. Diretti agli 8.500 forestali che  sono stati semplicemente trasferiti. Il risparmio pertanto riguarda i costi del mero funzionamento dell’istituzione ed è quotato a 30milioni, che sarebbero facilmente rientrati nelle casse dello Stato attraverso le sanzioni amministrative. Se è vero che anche il risparmio, tutto ancora da dimostrare in questo caso, ha un prezzo, allora i cittadini pagheranno sicuramente quello più alto. Perché guarderanno un territorio, già fin troppo dilaniato, continuare ad essere martoriato.

Quando l’accorpamento era soltanto un’ipotesi, e ogni scenario era ancora possibile, in tanti hanno mostrato dissenso per il decreto cercando di far rinsavire i suoi autori. Tra questi, riecheggiano ancora le parole di Sergio Costa, Comandante del Corpo Forestale in Campania, da quindici anni in prima linea nella terra dei fuochi. “Fateci fare la differenza, vi serviremo bene”, aveva così provato a persuaderli. Ma non gliel’hanno lasciata fare. Hanno, invece, preferito disintegrare la punta di diamante delle forze dell’ordine nella lotta ai reati ambientali. E ora che l’estate è arrivata e i boschi bruciano e la Campania è avvolta da una nuvola di fumo che sembra non volersi dissolvere, ci si domanda se un po’ non ce le andiamo a cercare, noi, le sciagure. Se un po’ non sia, in fondo, solo colpa nostra. Continuiamo imperterriti a non valorizzare il nostro paesaggio, a non tutelarlo abbastanza, e ora abbiamo anche smantellato l’unico centro operativo delle forze dell’ordine capace di salvaguardare l’ambiente.

La protezione ambientale è passata, così, dall’essere una priorità per lo Stato ad essere una mera specializzazione. Con l’accorpamento del corpo forestale nell’arma dei carabinieri si sono perduti tutti i benefici che una canalizzazione delle indagini può comportare. Come lo sviluppo di conoscenze proprie che si formano sommando le singole esperienze sul territorio, o come una maggiore coordinazione degli interventi che possono garantire lo stesso modus operandi e prevedere gli stessi effetti. Senza contare, poi, il valore storico che ormai il Corpo Forestale aveva assunto in due secoli di attività.

Quest’anno, oltre i boschi, brucia anche la speranza.

Antonella Tanya Maiorino

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