La tripartizione secondo il prof. Lonardo

19 giugno 2015 di

Da diverse settimane Asinu Press si occupa della querelle che ha diviso gli studenti di Giurisprudenza. Il problema tripartizione è ancora sul tavolo. In base al verbale dell’ultimo consiglio didattico (20/04/2015), il provvedimento è stato approvato all’unanimità. Con due voti contrari risulta, invece, l’assegnazione degli insegnamenti. Per avere alcuni chiarimenti a riguardo abbiamo incontrato il Prof. Loris Lonardo, docente di Diritto Civile presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno.

Prof. Lonardo, la tripartizione delle cattedre è una soluzione già da tempo adottata in altre Università, perché qui a Salerno si è provveduto solo nel 2015?

Innanzitutto la tripartizione mi trova d’accordissimo. Anzi, fu proposta da me già moltissimo tempo fa. All’epoca il numero di iscritti era decisamente superiore, (avevamo circa 2900 immatricolati) e quello di Diritto Civile era un corso unico con un solo docente.

Perciò provai ad introdurre questa modalità anche solo per la mia cattedra ma non fu mai presa in considerazione.

Il perché bisognerebbe chiederlo ai precedenti presidi della facoltà.

Anche la bipartizione fu un cambiamento epocale, che però ha dato buoni frutti.

 Secondo l’ultima statistica del Censis la nostra facoltà di Giurisprudenza è tra le ultime in Italia. Perchè secondo Lei?

Difficile riassumere i motivi. Per prima cosa bisognerebbe capire i criteri utilizzati per questo tipo di statistiche. Prendere in considerazione solo il numero di laureati non è molto intelligente. Per risalire la classifica, dunque, si dovrebbe promuovere tutti!!

Ovviamente nessuno tra i miei colleghi, me compreso, potrebbe essere d’accordo. Dobbiamo guardare alla qualità dell’insegnamento.

 Ritiene che la tripartizione possa essere un passo avanti in questa direzione?

La tripartizione è utile perché permette al docente di seguire di più gli studenti, non solo in vista dell’esame ma di tutta la carriera universitaria. Purtroppo questa mentalità nel professore universitario ancora non esiste, né qui né nelle università in testa alle graduatorie.

Ma questo non basta! Bisogna curare altri aspetti.

Ad esempio troverei utile rispondere alle domande degli studenti sin dal primo anno: molti iscritti frequentano Giurisprudenza per le famose “porte aperte” dopo la laurea.

Dovremmo spiegare loro perché devono sostenere certi esami (come Diritto Romano). Se non si spiega il senso di un determinato insegnamento non si assolve bene al ruolo di docente.

Attualmente ci sono le condizioni adatte per concretizzare in modo efficiente questo progetto?

Sicuramente si. Abbiamo molti professori, tanta forza lavoro.

La mia proposta prevedeva un calendario dei corsi che concentrasse le lezioni tutte al mattino, di modo da dare allo studente la possibilità di studiare il pomeriggio e assimilare gradualmente. Credo che questo consentirebbe maggior dialogo in classe, perché lo studente spesso è timido, sopratutto se insicuro sul suo studio.

Perché ha votato no all’assegnazione delle cattedre?

Secondo me è stata fatta in modo “irrituale”. Non ci si può solo limitare a comunicare gli esiti di una selezione. Bisognerebbe consultare anche i docenti ed ascoltare i loro pareri.

Ad esempi a mio avviso è rimasto fuori un docente, ordinario, che ha scritto molto e che avrebbe avuto diritto a veder riconosciuta questa sua attività.

Quindi i professori non sono stati consultati?

Io no, qualcun altro probabilmente si. Sono un professore anziano di questa facoltà e ho diritto a poter dire la mia, a dare un consiglio.

Sulle modalità dell’assegnazione ho delle riserve piuttosto pesanti. Ho intenzione di consultare il Rettore, quando vorrà ricevermi, anche perché prima o poi dovremmo approvare questo verbale.