La velocità è lenta

30 novembre 2017 di

Tutto è iniziato quando il “che bello” ha lasciato il posto al “ke bello” per poi evolversi, meglio di un Pokemon, nel temibile “k bel”. La motivazione che tutti ci siamo dati nel giustificare ciò è che fosse più comodo, perché con pochi caratteri alla volta si recuperavano parole preziose da poter scrivere nei 160 caratteri di un sms. Si creavano nuovi metodi e nuove improponibili abbreviazioni per non sprecare neanche un sms, che nel migliore dei casi erano 1000 a sette euro al mese, l’offerta “infinity” della Omnitel. Abbreviazioni che prima ancora di restare impresse nella storia lo sono rimaste nelle nostre abitudini. E così, anche quando abbiamo avuto gli sms a prezzi “stracciati”, abbiamo continuato a usarle. La ragione mutò d’aspetto. Il vantaggio che ora ci interessava era il risparmio del tempo, far comprendere le nostre opinioni nel minor tempo possibile. Anche se il risparmio di tempo in questione è di pochi secondi, un minuto al massimo. Quando poi i semplici sms non bastavano più, o meglio erano diventati troppo lenti, ci sono venuti in soccorso gli smartphone, con i loro 3g, 4g, 4,5g e simili. Ora non solo i messaggini non hanno un vincolo di caratteri, ma sono addirittura gratuiti e consentono di inserire degli smile reali, senza bisogno di giocherellare con arcani simboli per crearne e interpretarne di nuovi. La velocità ha colmato le attese di pochi secondi, rendendo ora insopportabili le altre, quelle quantificabili al di sotto dei secondi. Bisogna essere celeri nel rispondere a una chat, bisogna far vedere subito quanto e cosa si è scritto, anche a costo di inviare dieci messaggi per un concetto esprimibile con nove parole.

tempoDi pari passo questo risparmio in termini di tempo ha accelerato il progresso in altri ambiti, come quello dei pagamenti ad esempio. Se l’uso e sicurezza che i pagamenti con carta garantiscono, la velocità con cui si eseguono transazioni dovrebbe farci riflettere sul valore e il significato che queste ultime hanno per noi. Si sta man mano riducendo quell’ultimo attimo di attesa, carico di emozioni, di soddisfazione, che si prova al momento di un acquisto di qualcosa di importante per noi. Quel momento in cui l’unica cosa che conta è vedere lo scontrino e andare via. Sappiamo che è un momento di attesa che sembra un’eternità così come sappiamo che è l’ultimo attimo di attesa che vivremo. I nuovi metodi di pagamento contactless o i recentissimi pagamenti tramite impronta digitale ci stanno catapultando a nostra (in)saputa, nelle nuove frontiere del capitalismo dove neanche quegli ultimi istanti di felicità hanno un valore. Così anche se prima potevamo avere degli ultimi tentennamenti mentre usavamo la nostra carta di credito per comprare qualcosa che ancora non potevamo permetterci, ora non abbiamo tempo per i ripensamenti. Quei tre o quattro secondi che oggi sono la massima rapidità di pagamento, ci faranno vergognare tra qualche decennio quando, forse, i pagamenti si faranno in millesimi di secondo.

Andremo sempre più veloci, le foto postate sui social, le storie, dureranno sempre meno, ventiquattro ore sono troppo, anche da scrivere. Il messaggio vocale è più veloce da mandare, ma indubbiamente più lungo da ascoltare. Poco importa se anche il caffè sarà più veloce, nulla sarà più rapido delle monete lasciate incuranti del resto sul bancone del bar.

 

Luca Guido Salomone

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