Laboratorio studentesco a pezzi

21 ottobre 2013 di

Venerdì 11 ottobre 2013.

labstuw

Questo è lo scenario di fronte al quale si sono trovati alcuni studenti dell’Università di Salerno, il pomeriggio dell’11 ottobre.
Quello che vedete è l’ex Laboratorio Studentesco, o meglio ciò che ne restava in piedi.
Situato al secondo piano nell’atrio di congiunzione tra il plesso di Economia e quello di Lettere, il laboratorio era stato interamente costruito da studenti e dottorandi, durante il movimento studentesco della Pantera, nei primi anni ’90. Il movimento nacque in opposizione alla riforma Ruberti – o legge 341/1990, che fu fortemente criticata per le norme che confinavano le rappresentanze studentesche a funzioni puramente consultive e che permettevano alle università di avvalersi di finanziamenti privati.

Lo spazio fu interamente ricavato dal nulla, sfruttando solo l’angolo di due mura perimetrali. Studenti dell’Unisa si rimboccarono le maniche e costruirono un’intera struttura in ferro, a cui applicarono pareti di cartongesso. L’interno fu arredato con “mezzi di fortuna”: un tavolo, un vecchio divano, cancelleria racimolata qui e li. Tutto lo stretto necessario fornito da coloro che quello spazio l’hanno costruito con le proprie mani ed il proprio sforzo fisico, all’inizio degli anni ’90; quegli anni in cui in tutta Italia la classe studentesca era caratterizzata da una consapevolezza del proprio status sociale che alimentava la forza di osservare, ideare, progettare, costruire.

Ogni centimetro quadro di quel laboratorio era stato realizzato interamente non da carpentieri professionisti, bensì da persone che si sono cimentate in qualcosa che esulava dalle loro semplici capacità accademiche. Quegli studenti si sono sporcati le mani di calce, hanno martellato chiodi, hanno sudato maglie più che camicie, perché molti di loro non se le potevano permettere.
Eppure tanti di loro erano lì ed alzarono tutti insieme quelle mura, rette da chiodi e ferro, ma ancor prima dalla forza delle idee che quei giovani cittadini italiani avevano maturato dallo stare insieme, dal confronto politico, dall’attenta osservazione di quello che succedeva oltre le mura delle aule universitarie, monitorando con costanza quella realtà che gli apparteneva, e di cui i libri possono raccontare solo una minima parte.

Sono trascorsi 20 anni ormai.
Ieri mattina, venerdì 18 ottobre 2013, è stato definitivamente smantellato l’ex Laboratorio Studentesco, di cui non restano nemmeno le strutture in ferro che ancora si reggevano in piedi una settimana fa. Quelle strutture che in realtà traballavano da anni ormai, sotto la debolezza del tempo ma sopratutto delle idee che le avevano sorrette per tanto tempo.
Idee che sono invecchiate insieme a quelle mura; idee che invece di alimentarsi tra le varie generazioni di nuovi studenti, si sono affievolite col passare del tempo tra nuove generazioni di studenti invecchiati, per l’assenza della consapevolezza di cosa vuol dire essere studenti. Nuove generazioni universitarie fomentate non più dalla voglia di essere la classe promotrice della cultura nazionale, ma da ritmi serrati e robotici di università divenute esamifici a tempo determinato, in cui stare attenti a non sporcarsi le mani di calce e nemmeno di inchiostro.

Il laboratorio studentesco è a pezzi, come l’attuale classe studentesca. Divisa tra studenti utenti e Studenti. Alcuni di questi si sono riuniti per progettare e dare il via ad una serie di iniziative per la rivalutazione dello spazio degli studenti e degli studenti nei loro spazi, perché siano vissuti con quell’appartenenza e consapevolezza degli anni ’90, di cui forse la mancanza inizia a farsi sentire.

Marco Giordano