L’altra Unisa: l’appello drammatico degli addetti alle pulizie

15 novembre 2016 di

Noi ci proviamo, a fare i giornalisti, osservando con sguardo professionale, analitico e senza pregiudizi lo spazio che ci circonda. Secondo qualcuno dovremmo, soprattutto in ambito universitario, limitarci alla descrizione, reprimere gli umori. Non riusciamo, invece. Meglio, decidiamo di non riuscire, perché prima che giornalisti o sedicenti tali siamo uomini, prede del sentimento, della stima come del biasimo.

Ci siamo occupati spesso, su queste pagine, degli addetti alle pulizie universitarie, oggetto di continue privazioni e censure. Abbiamo scritto dei nuovi contratti, delle riduzioni degli stipendi, delle accuse e delle assemblee, intervistando in merito una lavoratrice, sempre, e possiamo giurarlo, senza alcuna malafede nei confronti dell’Università, del Magnifico Rettore, delle gare d’appalto. È con la stessa buonafede, vestita tuttavia di quel desiderio di scrivere per chi è trascurato dalle istituzioni, che pubblichiamo un appello degli addetti e delle addette alle pulizie dell’Università. Lo leggerete pieno d’ironia, a volte non potrete fare a meno di sorridere per lo stile che gli autori hanno deciso di adottare, eppure è un grido, quello che si scorge tra le righe del testo, di chi, nel deserto dell’ascolto, domanda anche soltanto una piccola oasi.

La Redazione

L’altra Unisa: quella dei servizi invisibili

Non vi preoccupate, non si tratta di una nuova tassa universitaria, potete stare tranquilli!

In realtà “l’altra Unisa” sta semplicemente per un diverso modo di vedere il campus universitario di Salerno. Una visione completamente differente da quella che docenti, studenti e impiegati vivono giornalmente. Una sorta di distinzione tra colletti bianchi e tute blu. Già, blu… Il colore dei nostri camici, quello degli operai che svolgono le pulizie del Vostro Ateneo.

Perché il Nostro, di Ateneo, è completamente differente. Tanto per cominciare la maggior parte di noi copre un turno lavorativo che comincia alle 17:30 per terminare alle 21:00. Ci cambiamo nei depositi sottoscala …Vi lascio immaginare d’inverno col vento (e non voglio disgustarvi su come a volte troviamo i sacchetti della spazzatura rosicchiati dai topi), alcune colleghe più fortunate lasciano i copriabiti e le borse nei bagni. Dopodiché svolgiamo i nostri compiti, ossia quello di garantire una pulizia a “regola d’arte”, come cita il capitolato, alla modica cifra di 5,76 euro all’ora (ovviamente lorda).

Il nostro Ateneo è sporco, cestini da svuotare, impronte sulle scrivanie, aule da spazzare, lavagne da pulire, bagni da disinfettare. Nel nostro Ateneo si riescono a fare anche le ore di straordinario. È ovvio che se qualche volta ti rifiuti poi non ti chiamano più, vuoi perché bisogna favorire alcuni rispetto ad altri, vuoi perché l’azienda non può permettersi il lusso di fare brutta figura. Va da sé che se non sei dentro ad un meccanismo clientelare vieni escluso. Figli di… amici di… appartenenti a…

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Il ripostiglio dove alcune delle addette si cambiano prima di iniziare il lavoro

Il ripostiglio dove alcuni degli operai si cambiano prima di iniziare il lavoro

Beh! diciamocela tutta: se non stai alle regole dettate dall’azienda o dal sindacato di turno che ne fa le veci o dal caposquadra stesso, perché non può fare altrimenti, puoi avere tutti i diritti che vuoi ma li ottieni solo se scendi a compromessi. Pur di racimolare qualcosa si è disposti con un’ora di straordinario a coprire un intero piano di un collega assente e si pretende la pulizia a “regola d’arte”. Poi ci sono gli straordinari, che definisco sommersi, perché non si è mai capito chi li svolge e dove effettivamente vengono svolti… voci di corridoio s’intende. Allora non ci resta che protestare!

E il rettore? Se ne lava le mani! Sì, ma a differenza vostra lui ha le tovagliette di lino…

In poche parole il rettore tace, acconsente, dunque, che la fondazione garantisce, che l’azienda ha garantito la dignità salariale. Giochi di parole? no… che pretendete, siamo tute blu! E i sindacati? Si agitano a parole; ma i fatti?

E poi, quasi dimenticavo, c’è il sindaco di Fisciano, che pubblicamente dichiarava «sono qui per tutelare le persone del mio territorio» …E si ‘o sapevo primm… facevo o cagn e residenza… sì, perché poi, quando ci si arrabbia, si utilizza un linguaggio diverso, come dire, una Koìne dialettale, forse perché noi apparteniamo ad una classe media o meglio ad una “low middle class”.

Gli addetti e le addette alle pulizie dell’Università degli Studi di Salerno