Lettere – la rappresentanza contro l’accesso programmato

3 luglio 2016 di

Quanto alla proposta di inserire a Lettere l’accesso programmato, la posizione dei rappresentanti degli studenti si riassume tutta in un’affermazione del Presidente del Consiglio degli Studenti del Dipsum, Stefano Pignataro: “risolvere il problema dei fuoricorso introducendo il numero programmato, equivale a curare una febbre con una chemioterapia”. Un provvedimento estremo quindi, motivato da difficoltà sì evidenti, ma superabili in altri modi. “La professoressa Lee ha le sue ragioni. Da Presidente del Consiglio Didattico deve valutare tecnicamente le esigenze del corso di studi e sta facendo un lavoro eccezionale, ma credo che col numero programmato non faremmo altro che buttarci la zappa sui piedi”.

CD LettereUna soluzione di questo tipo, secondo Pignataro, demotiverebbe gli studenti intenzionati ad iscriversi e danneggerebbe anche l’immagine dell’Università di Salerno, che diventerebbe di fatto la prima in Italia a presentare un corso di studi in Lettere a numero programmato. Della stessa opinione anche Marianna Rago, rappresentante in Consiglio Didattico: “Secondo me bisogna ripartire dall’idea di eccesso di fuoricorso che abbiamo. Il numero di immatricolati inattivi al termine del primo anno all’Unisa, per quanto riguarda Lettere, è assolutamente compatibile coi numeri nazionali. In più noi rappresentanti non crediamo che il numero programmato possa essere una soluzione di contrasto efficace né al numero di fuoricorso né al numero di quanti incontrano difficoltà nella prosecuzione della loro carriera”. Le difficoltà di cui si parla riguardano, secondo la studentessa, “da un lato esami che prevedono delle conoscenze pregresse e una preparazione significativa su determinati argomenti, mentre dall’altro, esami che sono per loro stessa natura più difficoltosi”. Pignataro aggiunge che “Lettere è una facoltà in cui giocano tanti fattori. Se chi studia altre cose, in sede d’esame viene valutato esclusivamente per quello che impara, nelle facoltà umanistiche molto dipende dalla cultura e dalla capacità di spaziare”.

L’alto numero di fuoricorso dipenderebbe anche dal fatto che per accedere alla laurea magistrale, occorre una media minima di 26/30, che costringe a rifiutare da un certo voto in giù e ad allungare i tempi. Posto che esiste un innegabile pregiudizio che porta molti a sottovalutare il livello di difficoltà di questa tipologia di lauree, come si risolve il problema dei fuoricorso senza uno sbarramento che escluda a priori le matricole con lacune troppo profonde? Secondo la rappresentanza studentesca bisogna potenziare le attività di tutorato rivolte agli studenti del primo anno. Tutti vedono inoltre nel neoconquistato appello di dicembre un piccolo passo in avanti. “L’Anvur ci valuta per anno solare, quindi la sessione di dicembre è fondamentale -ha spiegato Pignataro- per di più ci valuta secondo criteri imprecisi e che non tengono in considerazione il contesto”. Quello che ne deriva è una serie di problemi che si verificano dappertutto, non solo a Salerno. La stessa Marianna Rago ha esclamato di essere convinta di ricevere una preparazione adeguata all’Unisa e che se dovesse cambiare qualcosa, non sarebbe nel nostro Ateneo, ma in tutta Italia.

1011_10_1309323097_libri_scolasticiTante delle criticità riscontrate nella facoltà di Lettere sono quindi da ascrivere al sistema nazionale, ma abbiamo voluto discutere coi rappresentanti anche dell’atteggiamento poco motivato che la professoressa Lee lamenta nelle matricole, dato che è ormai radicato tra diversi docenti il sentore che in troppi ripieghino su Lettere solo dopo non essere stati ammessi ad altri corsi. Marianna Rago ci ha spiegato che dal suo punto di vista non è così strano che lo studente di Lettere appaia mediamente meno motivato di altri. “Ci troviamo di fronte a una laurea trasversale, a cui è necessario accompagnare una magistrale, un master, e esami che solo in un secondo momento potranno davvero caratterizzare il percorso”. Stefano Pignataro è stato invece meno delicato. “Molti arrivano dagli istituti superiori senza un minimo di conoscenza della storia contemporanea; questo si riversa nella mancata partecipazione alla politica, nella non adesione alle associazioni, ecc.. Certo, esistono anche ragazzi brillanti, ma lo studente di Lettere medio non ha ambizioni e si accontenta di quel poco che sa fare. Questa è una facoltà utile solo se ti impegni per diventare qualcuno, mentre lo studente di Lettere medio è così: non vuole sfondare”.

Valentina Comiato