L’illusione dei titoli cambiati

23 dicembre 2012 di

Che cosa significa Lost in translation? No, vi prego, non provateci! Non si può tradurre, è intraducibile ed è proprio questo il suo significato. Lost in translation (ci provo io) è ciò che si perde nelle traduzioni, come proprio questa traduzione dimostra.

Ci sono parole, espressioni, detti che assumono un significato preciso e invariabile solo eccezionalmente se contemplati all’interno di una determinata lingua. E allora perché in Italia c’è, praticamente da sempre, questo becero vizio di tradurre (male, anzi malissimo) i titoli dei film stranieri?

Parlarne solo non rende, è necessario portare alcuni esempi pratici, partendo proprio dal più clamoroso:

Lost in translation, tradotto: Lost in translation – L’amore tradotto è una traduzione piuttosto assurda. Se fossi stato Sofia Coppola mi sarei imbestialito. In pratica quello che lei ha voluto dire con questo film (rappresentando in maniera molto raffinata e particolare il concetto di incomunicabilità) non è stato recepito per niente. Lost in translation è Lost in translation.

Ma non è questo (purtroppo) l’unico caso:

Eternal sunshine of the spotless mind, tradotto: Se mi lasci ti cancello. Non sarebbe stata migliore la traduzione letterale? Avrebbe rispecchiato a pieno la sconfinata poesia di cui è impregnato tutto il film (per altro tradurre così Alexander Pope è un delitto all’umanità);

Vertigo, tradotto: La donna che visse due volte. E’ necessario cercare di racchiudere sempre in un titolo la storia di un film? Se Hitchcock s’è impegnato tanto perché lostintranslationquesto film desse (attraverso vere e proprie innovazioni apportate al mezzo cinema) il senso della vertigine, perché cambiargli il titolo?;

North by NorthWest, tradotto: Intrigo Internazionale. Povero Hitch! Il significato del titolo (quello originale, ovviamente) fa rabbrividire quant’è profondo: North by Northwest pare sia stato suggerito da Kenneth MacKenna, capo dell’ufficio sceneggiature della MGM, e potrebbe semplicemente alludere alla direzione geografica che prendono le vicende del film: c’è un omicidio al palazzo delle Nazioni Unite a New York, poi i protagonisti si spostano verso il nord-ovest, al monte Rushmore nel Sud Dakota. Ma nel titolo, che indica una direzione inesistente sulla bussola, i critici hanno ritrovato la citazione di un verso di William Shakespeare tratta dall’Amleto e pronunciata dal principe: “Io sono pazzo solo quando spira il vento nord-nord-ovest. Con la brezza del sud so distinguere un airone da un falco”. Scegliendo questo titolo Hitchcock sembra voler identificare il suo protagonista, Roger Thornhill, con Amleto stesso.  E voi, lo traducete Intrigo Internazionale;

Dog Day Afternoon, tradotto: Quel pomeriggio di un giorno da cani. Come spesso capita, non hanno capito (e non si tratta di Lost in translation, ma di impreparazione): Dog Days si riferisce ai giorni di canicola estiva, così detti perché nel periodo più caldo della stagione è visibile la costellazione del Cane Maggiore. Quindi la traduzione corretta del titolo in realtà dovrebbe essere “Pomeriggio di canicola”;

Le Cercle Rouge, tradotto: I senza nome. Il film inizia con questa frase: «Buddha prese un pezzo di gesso rosso, tracciò un cerchio e disse: se è scritto che due uomini, anche se non si conoscono, debbono un giorno incontrarsi, può accadere loro qualsiasi cosa e possono seguire strade diverse, ma al giorno stabilito, ineluttabilmente, essi si ritroveranno in questo “Cerchio Rosso” (appunto Le Cercle Rouge) …». Cosa non vi era chiaro?;

Being There, tradotto: Oltre il giardino, non è poi così male. In genere, la scelta dei titoli non avviene per approssimazione di senso: il ruolo dei titoli è, o dovrebbe essere, quello di racchiudere in sé il significato dell’intero film. Ora, fra le righe di una commedia garbata, in Being There si affrontano temi quali la comunicazione fra individui e classi sociali, il rapporto fra l’apparire e l’essere. Esso risulta, inoltre, per certi aspetti profetico nel ritrarre il potere mediatico della televisione, la sua capacità di imporre improvvisamente, come fondamentali, personaggi venuti dal nulla e dalla nulla consistenza, come accade con il protagonista Chance Giardiniere, che, appunto, ha il solo merito di “esserci”. In questi casi, sarebbe sempre meglio lasciare i titoli in originale, perché il fatto che la traduzione in italiano rende male, non dovrebbe permettere di smostrarne il significato.

The Sound Of Music, tradotto: Tutti insieme appassionatamente non vi dà l’idea di un B movie? I mal pensanti potrebbero addirittura pensare a un’allegra “ammucchiata”! Il suono della musica…no? Era così semplice tradurlo che hanno pensato bene di non farlo, ma di “interpretarlo” (e male);

Leaves of Grass, tradotto: Fratelli in Erba sembrerebbe un filmetto da quattro soldi: in realtà non è così. C’è pure un ottimo cast composto da Edward Norton, Susan Saradon e altri. Il titolo originale per altro è lo stesso della famosa raccolta di poesie – tradotta Foglie d’erba – di Walt Whitman. Se il regista ha scelto di intitolare il suo film omaggiando Walt Whitman con quella che forse è la sua opera più famosa, un motivo ci sarà, o no?

The Killing, tradotto: Rapina a mano armata è un film di Stanley Kubrick. Questi, si sa, era un tipo molto esigente e meticoloso, tant’è vero che forse è stato l’unico regista al mondo a riuscire, quasi sempre, a ricoprire tutti i principali ruoli artistici all’interno dei suoi film (produttore, sceneggiatore, direttore della fotografia, responsabile del montaggio e degli effetti speciali e regista). Per cui, detto questo, si può immaginare l’importanza che attribuiva alla scelta del titolo, sempre pregna di significato. La strage (così avrebbe dovuto essere tradotto) è il culmine drammatico e l’evento centrale della pellicola però, nonostante questo, si risolve in un attimo, palesandosi solo con la visione, per altro fugace, dei corpi inanimati al suolo. In contrapposizione, invece, il regista mostra in maniera estremamente dettagliata i preparativi e l’effettuazione della rapina. Perché? La sua è una visione pessimistica della natura umana (quasi alla Shopenahauer), una natura che porta a distruggere tutto pur di raggiungere i propri obiettivi (paradosso assoluto visto che tutta questa smania porta alla morte di tutti e quindi al raggiungimento di nessun obiettivo). Solo uno di loro si salva, ma ci penserà il destino (una folata di vento) a dissipare tutto (ossia tutto il malloppo). E come è stato tradotto? Rapina a mano armata? Cioè, in pratica avete tradotto il pretesto, il “MacGuffin”, per dirla alla Hitchcock.

Insomma, ci siamo persi nella traduzione. Sarebbe meglio attenersi ai titoli originali, perché non sono mai scontati, vogliono sempre dire altro da quello che sembrano. Questo potrebbe violare in qualche modo le “leggi di mercato”? Cambiare allora le “leggi di mercato” sarebbe la soluzione migliore. Drastico forse, ma ci guadagneremmo in coerenza intellettuale.

Francesco Teselli

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  • Corrado Mastrorilli

    C’è da dire, però, che “La donna che visse due volte” è diventato un titolo fortunatissimo, proverbiale, saccheggiato. Dunque in questo caso mi pronuncio per assoluzione piena.