#NONUNADIMENO sciopera: otto punti per essere libere

7 marzo 2017 di

Otto punti per essere libere, otto punti per avere diritto di decidere, otto punti per poter “scegliere” chi essere. Il nuovo movimento politico femminista “Non una di meno” propone per la Festa della Donna uno sciopero nazionale a cui tutta la cittadinanza italiana è invitata a partecipare attivamente. Con un programma lucido, preciso e diretto, il movimento determina con questa manifestazione una svolta politica fondamentale per il nostro paese, reduce purtroppo da iniziative sessiste e completamente distruttive nei confronti di un’idea di “identità libera”. Inevitabile il riferimento alle famigerate manifestazioni family day e fertility day, due eventi discussi ma tremendamente appoggiati dal governo italiano.

Lo sciopero di Non una di meno si colloca in realtà in un momento politico e sociale globalmente inadeguato. Le elezioni americane hanno determinato l’ascesa di un presidente contro ogni forma di alterità, comunità e diversità. Le parole di Angela Davis, storica attivista del movimento afroamericano statunitense: “Questa è una marcia di donne e questa marcia delle donne rappresenta la promessa del femminismo contro i funesti poteri della violenza di stato” rappresentano forse un punto di partenza per la lotta alla violenza di genere nel mondo.

Ma il movimento femminista italiano si autodefinisce “senza frontiere” e presenta un programma ricco e conforme non solo ai diritti delle donne, ma a quelli di migranti, LGBTQI e di chiunque subisca una politica che limita le proprie esigenze. Gli otto punti attraversano tematiche come violenza e autonomia, la mai applicata Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica, aborto libero, sicuro e gratuito, salario adeguato, accoglienza libera e abolizione delle frontiere, educazione alle differenze, costruzione di spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, completo rifiuto di linguaggi misogini e sessisti. Interessante l’idea di formazione che il movimento propone, un’educazione alla diversità che parte dagli asili ed arriva al tutte le università italiane, fino ad arrivare al concepimento di uno spazio che si occupi socialmente di preservare l’identità di genere.

Lo sciopero nazionale arriva anche all’Università degli studi di Salerno grazie all’associazione Link Fisciano, che appoggia apertamente le pratiche del movimento, invitando tutte le parti dell’ateneo a partecipare  il sette e l’otto marzo ad un evento volto a scardinare i luoghi comuni e gli stereotipi sulla figura femminile: “Lo sciopero globale delle donne vuole essere un punto di partenza per costruire una lotta radicale, che parta dal basso, contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza e ribaltare le logiche patriarcali e maschiliste, che superano i confini territoriali e culturali. Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo”. Mercoledì, alle ore 11:30, un tavolo di discussione presso la Biblioteca Santucci circa l’aborto e l’obiezione di coscienza. Il punto 4 del programma Non una di meno “Se le nostre vite non valgono, non produciamo”, in cui si rivendica un “reddito di autodeterminazione per uscire dal ricatto della precarietà” potrebbe rivelarsi la nota sensibile della situazione sociale che l’UNISA vive attualmente a causa della lotta da parte degli addetti alle pulizie. Che la festa della donna rappresenti il punto di svolta?

Qui tutte le info per partecipare all’evento:

 

Maria Vittoria Santoro