Numero programmato a Sociologia: parola a Michela Trinchese

5 febbraio 2017 di

Lo scorso primo febbraio il Consiglio di Dipartimento del DSPSC (Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione) dell’Università degli Studi di Salerno ha approvato l’introduzione del numero programmato nel corso di studi in Sociologia.
Dopo aver sentito l’opinione del professor Adalgiso Amendola, abbiamo rivolto qualche domanda anche a Michela Trinchese, rappresentante degli studenti in Consiglio Didattico, che si è battuta fino alla fine nella convinzione che il sapere dovesse restare accessibile a tutti. L’Unisa, però, le ha risposto ribadendo quello che sembra ribadire ogni volta che c’è da scegliere se salvaguardare la didattica e il diritto allo studio o piegarsi in nome della fede incondizionata nel dio ANVUR: senza soldi non si cantano messe, quindi numero programmato sia.

Michela Trinchese

Michela Trinchese

Il numero programmato era nell’aria già un po’. In questi mesi è stato fatto qualcosa per evitare che si adottasse un provvedimento così drastico?
Da quasi sei mesi esisteva una commissione didattica che si stava preoccupando di creare una proposta di riorganizzazione del corso di laurea. L’idea era da un lato aggirare i dati ANVUR e dall’altro cercare di migliorare la didattica in sé. Io ne facevo parte in quanto rappresentante degli studenti e avevo iniziato ad avanzare alcune idee. Poi, quando abbiamo letto in mailing list l’incentivo da parte del Dipartimento ad adottare il numero programmato, ci siamo sentiti di formulare una proposta scritta. Preciso che non è stato frutto di un soggetto solo, o della rappresentanza, tant’è che il progetto non è firmato. Si è trattato di un lavoro degli studenti in generale e noi ce ne siamo fatti solo portavoce.

In cosa consisteva la vostra proposta?
La proposta attraversava quasi tutto il percorso studentesco: orientamento, test di ingresso, recupero di eventuali debiti e organizzazione del primo anno. Si fermava qui perché il secondo e il terzo anno non sono particolarmente rilevanti per i dati ANVUR. Nello scriverla siamo partiti proprio dal punto di vista di chi ha voluto il numero programmato: loro ritengono che gli studenti siano disinteressati e completamente incapaci di frequentare l’università, e quindi vanno disincentivati. In Consiglio Didattico si è detto proprio questo: la funzione del numero chiuso è la disincentivazione degli studenti all’iscrizione all’università. Noi invece arriviamo a un’altra conclusione: ammettiamo pure che siano cretini, ma allora proprio per questo vanno supportati, perché evidentemente la scuola non li ha preparati in maniera idonea ed è l’università a dover fornire le capacità che non hanno.

Concretamente come si supporta lo studente che vuole iscriversi a Sociologia?
Noi abbiamo fatto innanzitutto un ragionamento sull’orientamento: sappiamo che essendo quella in Sociologia una laurea generalista bisogna lavorare a un orientamento che spieghi allo studente cosa sta andando a fare, perché ammettiamo che proprio questo suo carattere generalista possa attrarre studenti che, comprensibilmente, non hanno ancora le idee chiare e che quindi preferiscono iscriversi a una laurea più versatile. Oltre ad orientare lo studente riteniamo che bisogni fornirgli materiale di base perché svolga il test d’ingresso al meglio delle sue possibilità. E se anche non si dimostrasse idoneo al test, il sapere non va negato perché è quello su cui si basa la società.

Cosa avevate proposto invece per gli studenti in itinere?
Ci siamo concentrati sull’importanza del tutoraggio, sia valutando modelli che intervengono direttamente nella didattica, come l’OFA (Obbligo Formativo Aggiunto), che considerando un banale miglioramento del rapporto tra lo studente e il proprio tutor, rapporto al momento praticamente inesistente dato che la maggior parte degli studenti non ha neanche idea di chi sia. Abbiamo anche sottolineato l’importanza di una piattaforma informatica, poiché non tutti gli studenti possono seguire. Infine abbiamo fatto un discorso sugli appelli, ma sottolineo che per me è un discorso puramente tecnico: più possibilità ho di fare l’esame, più possibilità ho di superarlo, quindi nove appelli aiuterebbero i dati ANVUR, ma questo non ha la pretesa di essere un miglioramento della didattica né è un tentativo di accontentare le richieste degli studenti.

L’approvazione del numero programmato, secondo te, lascia ancora margini per lavorare in Consiglio Didattico su queste proposte?
Io, quando ho appreso che il Dipartimento aveva deciso di inserire il numero programmato, ho pensato di consegnare le mie dimissioni, però poi ho fatto un ragionamento: se io come rappresentante, come studentessa e come militante politica, non credo che il numero chiuso sia una soluzione, non è questo il momento di tirarmi indietro. Perché se non è una soluzione significa che gli studenti continueranno ad incontrare difficoltà. Non so se i professori mi daranno retta adesso che hanno avuto quello che volevano, ma spero che inizino a ragionare sul miglioramento della didattica, che al momento è l’unica cosa che non è stata fatta. Lo stesso Direttore del Dipartimento ha dichiarato che è una decisione presa esclusivamente per piegarsi alle logiche nazionali.

Aggiornamento del 10/05/2017:
Il Senato Accademico respinge la proposta del Dipartimento di introdurre il numero programmato nel corso di studi in Sociologia

Pagine: 1 2