Ombre e Sogni: il regista Gianni D’amato intervistato da Asinu

29 aprile 2016 di

Certo, relativamente giovane il regista Gianni D’Amato, ventott’anni appena, eppure già al timone di un nuovo progetto che lo vede portare in scena la commedia di William Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate insieme con la compagnia Le Ombre, in occasione del quattrocentesimo anniversario dalla morte del Bardo. Un testo pregno d’anima che ha ben saputo prendere vita e colore durante il giorno del debutto, sabato 23 aprile, sulle tavole del salernitano Teatro Nuovo e che saprà di sicuro rapire l’attenzione dei più giovani per le matinée che seguiranno. Dalle risposte che D’Amato ha gentilmente restituito all’intervista che segue viene alla luce una costruzione dell’opera chiara, precisa, che si muove secondo uno studio rigoroso e tutt’altro che improvvisato, elemento da non sottovalutare per la buona riuscita di una coerenza scenica.

Gianni d’Amato e la compagnia teatrale Le Ombre: qual è la vostra storia? Come nasce il progetto di lavorare insieme?

Innanzitutto un saluto a tutti i lettori di Asinu. La compagnia nasce nel 2012 per un progetto contro l’omofobia sfociato in una commedia (We We Shikkeria, ndr) con la quale abbiamo avuto le nostre prime soddisfazioni. Non potevamo che continuare. Sono stati 4 anni fantastici, dove è nata una vera e propria famiglia e abbiamo puntato tutto su questo che è la nostra vera forza.

Il 23 aprile è andato in scena al Teatro Nuovo, per la sua regia, Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Perché una commedia invece che un dramma? Shakespeare commediografo è sempre (troppo) poco ricordato rispetto alla sua controparte tragica: da cosa si genera dunque questa decisione?

La tragedia è vista secondo me in maniera errata. Tragedia non è sinonimo di tristezza, ma ha a che fare semplicemente con l’evolversi di alcune vicende. Nel caso di Shakespeare a maggior ragione. Romeo e Giulietta è estremamente leggero e divertente finché non muore Mercuzio e questo non accade presto, ma verso la fine. Fare una commedia di Shakespeare non significa per forza scegliere di ridere invece che piangere. La nostra scelta è caduta su questo testo perché, in onore della scomparsa del Bardo, abbiamo optato per una delle sue prime opere, tra l’altro molto sottovalutata dal punto di vista dei contenuti. Dopo uno studio di circa due anni, si è materializzato davanti ai miei occhi quel Sogno di una notte di mezza estate e ho provato a fare di quel pensiero azione.

Ci saranno anche matinée dell’opera per le scuole: com’è presentare il Bardo ai più giovani? Una commedia è più facile all’attenzione che una tragedia?

Io credo che i giovani vogliano capire. Il problema dei giovani con Shakespeare sta tutto nella comprensione. La bellezza dei versi shakespeariani appesantisce l’interpretazione troppo spesso, ora che sia commedia o tragedia. Non è un ostacolo la tragedia, anzi stiamo lavorando anche su un tale progetto destinato anche alle scuole. Dunque l’obiettivo di questa produzione dall’inizio è stato rendere più fruibile al pubblico la straordinaria bellezza delle trame, personaggi e versi shakespeariani, non solo per i più giovani.

Come ha lavorato su un testo così pirotecnico in cui voci e personaggi si affollano in scena? Ci sono state difficoltà di sorta?

Ogni testo ha le proprie difficoltà che vanno affrontate nell’unica maniera possibile: studio e abnegazione. Come detto sopra il processo è stato lungo, e di tutto quello che è stato lo studio fatto, è servito ad interpretare al meglio trama e personaggi, al pubblico abbiamo restituito, almeno spero, quella che secondo noi era la vera essenza del testo. Ovviamente per fare questo mi sono circondato di persone straordinarie che con la loro competenza hanno reso possibile il mio “Sogno”.

Quali sono, se presenti, le ispirazioni per la regia di questa commedia?

Si prende spunto, almeno credo, dal mondo che ci circonda. Ovviamente la prima ispirazione è stato proprio il testo. Mi sono divertito a giocare con i nomi dei personaggi, la loro valenza storica e mitologica, le trame cucite da altri prima di Shakespeare e che quest’ultimo ha condensato in un’unica opera che riflette, oltre che di temi leggeri come il sesso e l’amore giovanile, della condizione della donna. Prendendo a pretesto i luoghi dell’antica Grecia e delle differenze che intercorrevano tra le polis più famose, Sparta e Atene, parla proprio della sua Inghilterra.

A un regista così sicuro del proprio percorso non si può che augurare futuro migliore se non confidando che continui nella costruzione della propria opera, sia essa di teatro o di vita.

Antonio Iannone

Articoli Simili

Condividi