Pianoforti urbani

30 aprile 2017 di

Molto spesso, camminando per le città, si incontrano pianoforti che aspettano di essere suonati. Da alcuni anni, hanno invaso piazze, parchi e stazioni con l’obiettivo di stimolare l’attenzione e la creatività dei passanti. L’idea di installare pianoforti nei maggiori spazi urbani è stata dell’artista britannico Luke Jarram che, con il progetto “Play me, I’m yours” (“suonami, sono tuo”), ha diffuso in tutto il mondo quest’arte alternativa e bizzarra diretta a tutti. Chiunque può sedersi, suonare e far crollare così le barriere della timidezza. Il pianoforte accoglie passanti e musicisti, ma non solo: aspetta soprattutto storie e racconti. Ogni melodia martellata sulla tastiera raccoglie esperienze di vita ed emozioni uniche, individuali. Ogni storia possiede una struttura armonica e una melodia di suoni miscelati con un proprio vissuto. I tasti sono come pagine bianche che aspettano i colori dettati dalla fantasia di quel momento. I passanti possono così improvvisare brani, ma anche essere spettatori di “mini-concerti” in luoghi pubblici.

Alcune performance sono risultate particolarmente indimenticabili, come la significativa esibizione del pianista Davide Martello che ha commosso il mondo intero con le note di “Imagine”, davanti al Bataclan di Parigi. L’inserimento della musica in spazi pubblici ha dunque una valenza esclusivamente sociale. Il pianoforte urbano ha anche il potere di sensibilizzare e di ritagliare piacevoli momenti nello scorrere perenne della routine cittadina. In Italia, quest’arte si sta diffondendo sempre più attraverso varie iniziative, tra le quali spiccano i progetti “Suonami” e “Siete pregati di suonare” delle rispettive città di Lecco e di Parma. Interessante è anche la kermesse musicale “Piano City” che, giunta già alla quarta edizione, allestisce concerti nei luoghi storici e caratteristici di Napoli. Inoltre, da qualche anno, altre città italiane, tra cui Roma, Milano, Torino, Cagliari e Padova, hanno messo a disposizione dei pianoforti nelle piazze e davanti alle stazioni. Sono lì, pronti sempre ad accogliere lo “scorrere” delle nostre dita e delle nostre storie.

Cristina Limongi