cliccando sui nomi dei fotografi potrete immergervi nei loro splendidi lavori di immagine
Tredici fotografi italiani, che hanno accompagnato Franco Fontana nel corso dei suoi workshop organizzati in giro per il mondo, hanno esposto gli scatti collezionati durante i loro viaggi al
font. Nel breve testo che accompagna la mostra, Fontana si chiede cosa sia un “maestro di fotografia”, riconoscendogli il ruolo di colui capace di mettere in evidenza agli occhi dei suoi allievi le cose affinché questi riescano a renderle proprie. Ed è questo il minimo comun denominatore di tutte le foto presentate: la realtà che si presenta inevitabilmente filtrata non solo dal gioco di lenti delle fotocamere, ma anche dalla differente interpretazione del mondo di ognuno dei giovani autori.

Partiamo con Carlotta Bertelli e con le sue foto “ambigue”, nelle quali accostando figure di animali reali con quelle di pupazzi manipola volutamente il confine tra finzione e realtà, e proseguiamo con Mauro Bompani, che fotografando attraverso le vetrine della città produce l’effetto di una specie di trompe l’oeil nel quale le trasparenze sono doppiamente utilizzate (prima nella fotocamera stessa, poi nelle vetrine).
Enrico Bossan e Alex Mezzenga scelgono come sfondo dei loro reportage il primo l’Africa, accentuandone la vita di tutti giorni più che gli stereotipi da cui troppo spesso si trova circondata, l’altro l’Islam, concentrandosi sul ruolo delle donne raffigurate come “presenze-evanescenze” proprio come a volersi interrogare sul loro peso sulla società e su quanto in realtà la loro voce conti.
Sergio Corsaro sceglie invece un particolare momento, la sera, per immortalare città come Londra, Praga e Torino,
mentre Massimo di Gennaro e Brigida Gianzi presentano entrambi fotografie con protagonisti vegetali: il primo alberi di ulivo quasi antropomorfi, la seconda che letteralmente”disegna” con oggetti e poi li fotografa, giocando con il piccolo e il grande per costruire scenari naturali con elementi della natura stessa.
Novella Oliana gioca col concetto di bianco e nero, ombra e luce, in queste fotografie su sfondo rurale che hanno come protagoniste la sua stessa silhouette (appunto in bianco) e la sua ombra; Francesca Della Toffola crea invece accostamenti basati sulla contrapposizione dei disegni ornamentali di una stanza bianca e le sinuosità del corpo umano.

Donata Pizzi sceglie infine di fotografare luoghi in sono avvenute stragi o omicidi per estrarli dal mondo e ripristinarli in una dimensione surreale e volutamente “gotica”. Suggestivi anche i lavori di Andrea Razzoli, che con un sapiente utilizzo del grandangolare ci mette di fronte ad un particolarissimo modo di vedere la città dove i dettagli geometrici sono evidenziati in modo estremamente meticoloso, e di Bruno Sorlini, che riutilizza invece l’immagine televisiva in questo lavoro Pop a testimonianza della “pornografia di massa” delle tv pubbliche dei primi anni ’90. Last but not least Franco Fortini, col suo tentativo di creare attraverso l’immagine fotografica una nuova dimensione aumentando notevolmente il tempo di posa col tentativo di prolungare l’attimo quasi all’infinito.
La mostra, ospitata dal Frac di Baronissi in collaborazione con la galleria LeggermenteFuoriFuoco, ha racchiuso dunque sguardi sicuramente differenti, ma ognuno di loro inevitabilmente significativo per comprendere le nuove frontiere verso il quale muove non solo la fotografia, ma in generale l’arte dei nostri giorni.
D’Alessandro Stefano








