Questa volta, il pacco, ve lo facciamo noi

10 novembre 2017 di

Questa volta, il pacco, ve lo facciamo noi.

Chi è campano lo sa: ricevere un pacco non è una bella esperienza. L’espressione “m’hanno fatto il pacco”, esprime infatti uno dei classici raggiri da parcheggio: parcheggi l’auto, la chiudi, si avvicina un uomo. Vuole venderti uno stereo, una macchina fotografica o qualsiasi cosa voluminosa. Te la fa provare, la tocchi, ti assicuri che funzioni. Insomma in pochi minuti ti convinci che quell’articolo, a quel prezzo ridicolo, sia l’affare della tua vita; concludi l’affare e mentre metti le mani nel portafoglio per prendere il contante, il sedicente venditore ripone l’oggetto nel pacco. Dopo un po’ torni a casa e felice porti il pacco a casa, radunando la famiglia per mostrare l’affare, lo apri e ti accorgi che qualcosa non va: al posto dell’articolo ecco uscire fuori un bel mattone e mentre cerchi di capire come e quando il venditore abbia messo quel mattone, ecco che inizi a sentire in coro l’espressione “t’hanno fatto o’ pacco”.

C’è però qualcuno che si è stancato di ricevere pacchi e ha iniziato a farli, invogliando altri a metterci le mani. È il pacco alla camorra, un vero e proprio pacco al cui interno vi sono prodotti, culinari e non, realizzati su beni confiscati alla camorra, o figli di realtà nate e sviluppatesi nel contesto del riutilizzo sociale. La confezione, infatti, contiene prodotti realizzati nel rispetto dell’ambiente e della persona, da aziende che al primo posto non mettono il capitale economico, bensì il capitale umano e sociale che ogni individuo possiede. Ne sono un esempio tra tutti, i prodotti agricoli realizzati dalla cooperativa “al di là dei sogni”, di Maiano di Sessa Aurunca (CE). Qui i legumi e gli ortaggi sono coltivati in modo biologico, rispettando i tempi e le stagioni della natura e acquisiscono un quid in più quando a curarli, raccoglierli e lavorarli sono persone che fino a non molto tempo fa erano escluse ed emarginate dalla società.

Prodotti culinari ma non solo. Nella versione grande del pacco (la versione piccola contiene il necessario per una colazione sana e bio) sono presenti anche prodotti di uso quotidiano come i detergenti biologici e biodegradabili prodotti dalla Cleprin, azienda che dopo aver denunciato il racket del pizzo ha subito la distruzione e l’incendio del proprio stabilimento. La solidarietà e la forza del mondo pulito hanno però permesso all’azienda di riprendersi quasi subito e riaprire il nuovo stabilimento, più grande e con più idee.

Un pacco insomma che assume ancora più valore se si considera che dopo tutti i pacchi tirati dalla camorra e dai camorristi, tra cui sfruttamento politico, sfruttamento sociale, inquinamento ambientale e morale, saremo noi società civile a tirare il pacco. E lo tireremo anche noi con la N.C.O., non quella sporca che avete creato voi, la Nuova Camorra Organizzata, ma con quella pulita, la Nuova Cooperazione Organizzata, il consorzio che promuove la collaborazione e la messa in rete di tutte le realtà sociali e solidali che nascono e operano sulle terre di Don Peppe Diana.

Quella del pacco, è una esperienza che è difficile da poter raccontare in poche righe. L’essenza dell’animo del pacco, di chi quotidianamente tira pacchi alla camorra, restituendo alla cittadinanza beni nati dal riciclaggio di denaro, o nati per beceri scopi, può essere compresa solo “mettendo le mani nel pacco”.

 

Luca Guido Salomone

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