Questioni di genere all’Unisa: diritti attestati e diritti calpestati

14 luglio 2017 di

Il senso di impotenza e di frustrazione sono parte integrante del nostro vivere quotidiano. In un Ateneo che avanza velocemente scalando tutte le classifiche possibili e immaginabili, esiste un insieme di persone che ha subìto una perdita dei valori e della sicurezza che 19905320_1606621946035481_5343639046008969837_ncaratterizzavano il campus universitario di un tempo. Frustrazione, impotenza, paura, rassegnazione, precarietà sono alla base di tutto e di tutti, e in questo striscione (immagine a sinistra ndr) viene a mancare anche l’hashtag #unisakeamarezza, divenuto parola e simbolo della mobilitazione degli addetti alle pulizie.

L’hashtag, anglicismo alquanto ostico per l’ortografia italiana, diventa un ritaglio di sole “donnine”, muta. Qualcuno potrebbe pensare che è una trovata simpatica per uno striscione: per noi non lo è affatto.  Lo stesso hashtag si fa accompagnare dall’articolo maschile, noi siamo invece la forza-lavoro-donna; ma del resto l’h è muta, quindi dovremmo starcene zitte, in silenzio. Molte donne, colleghe, sono indifferenti e rassegnate, accettano tutto non avendo altro in cui credere. Questo striscione, velocemente strappato, eliminato, censurato,  rappresenta per noi una sfida, una consapevolezza, una presa di coscienza.

Unisakeamarezza

Mentre date attestati i nostri diritti vengono calpestati

All’università di Salerno, il giorno 13 luglio è terminato il primo ciclo formativo del Corso di perfezionamento e aggiornamento post-laurea “Politiche di Pari Opportunità Leadership Femminile Diversity ManagementPOLFeDM”. Nello stesso momento in cui sono consegnati gli attestati, nello stesso Ateneo, alle addette alle pulizie, vengono calpestati i diritti. Insomma due lati della stessa medaglia, anche se considerando i tempi, potremmo ironizzare, i due lati dello stesso “cronometro”.

La felicità – osservava Bauman – è la sfida dell’umanità presente, per la sua dignità futura. Ripercorrendo le sue parole potremmo dire che viviamo una “Unisa liquida” che corre velocemente lasciando indietro le persone, lo sviluppo delle coscienze, i rapporti umani. Una Unisa bloccata e assolutamente incapace di guardare al futuro. Noi proviamo a opporci, proponiamo azioni “solide”, forse, proviamo a resistere, a desiderare un desiderio, o almeno il rispetto, per una vita leggermente più dignitosa.

Ma noi siamo operaie semplici, che utilizzano un social network per essere visibili, per farsi ascoltare, per non annegare nella “liquidità Unisa”, o forse nella sua liquidità siamo già sommerse e non lo sappiamo. Ha ragione Bauman!

Post scriptum Questo articolo non sarà certo da Premio Pulitzer, ma se l’Asl non ha messo ancora i sigilli all’Ateneo, evidentemente un “PREMIO PULIZIE”,  forse Unisa ce lo deve.

 

Angela Santorelli

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