La ricerca immobile per l’Abilitazione Scientifica

22 giugno 2017 di

MIUR – Università – Carriera accademica – Abilitazione Scientifica Nazionale. Sin qui l’iter amministrativo verso l’abilitazione alla pletora di concorsi per la docenza universitaria di I e II fascia. Bando per le candidature – DD 1532 del 29 luglio 2016: il documento, seguito da opportuno allegato, illustra le direttive attraverso cui ricevere il suddetto merito. Intervallo temporale; accademico protagonista; produzioni scientifiche. Tali i parametri che saranno in seguito valutati da una commissione di cinque, rigorosi, membri. Numerose le sezioni concorsali, distinte in “bibliometriche” e “non bibliometriche”, per cui fa capo il cifrario d’appartenenza.

Naturale che per la valutazione di entrambe, i cinque emeriti accolgano adeguate metodologie. Per la prima, infatti, la più importante tra le soglie di valutazione si edifica secondo i criteri di “qualità” e “quantità” della ricerca e prevede che le pubblicazioni siano “associate e convalidate” a codici SCOPUS e WOS, i quali fughino, per mezzo di articoli valutati da pari all’interno di una banca dati citazionale, qualsiasi dilemma di mancata scientificità del prodotto intellettuale. La seconda afferisce, invece, alla presenza di una produzione accademica in riviste di cosiddetta classe A corredate di adeguato codice ISSN (per le pubblicazioni in serie), ISBN (per quelle monografiche) oppure ISMN (per le musicali). La commissione si riserva, infine, il diritto di acquisire pareri pro veritate da parte di esperti del settore al fine di valutare l’effettiva scientificità di sei tra le produzioni che il candidato avrà proposto. Insomma, lettore, se non hai semplicemente gettato un colpo d’occhio, sperando in una rapida conclusione dei paragrafi precedenti, avrai compreso che la maggior ambizione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, Carriera accademica, Università, MIUR è quella di preservare strenuamente il rigore scientifico.

Vittima, il docente di Letterature Comparate all’Università di Salerno Gabriele Frasca, meglio, il poeta Gabriele Frasca, firma di numerosi saggi sul lavoro di Samuel Beckett, oltre che di un cospicuo numero di prodotti letterari, in prosa come in versi. Pare, tuttavia, che l’opera di Frasca pecchi di “dispersività, scarsa incidenza locale, cura stilistica” e che le debba essere negato l’Olimpo della I fascia; essa appare, come dire, così poco incisiva da risultare per i membri della commissione e per gli stessi criteri del MIUR piuttosto risibile. Certo, si potrebbe relegare il ricorso che il docente ha mosso attraverso il Tar del Lazio contro il Ministero alla stregua di un capriccio dettato dal troppo livore, si dovrà tuttavia abbandonare questa così immediata osservazione, giacché la compagna di uno dei commissari sembra aver partecipato al medesimo concorso. Che l’abbia confuso con l’altro, tra i metodi per l’abilitazione, la chiamata diretta?

Otto, i docenti impegnati nel sottoscrivere un appello contro la rarefazione della ricerca accademica, contro il granitico rigore di un criterio che si dice di merito. La macchina intellettuale resta lì, immobile, a soppesare il traguardo senza socchiudere più alcuno spazio. Frasca “si ostina a studiare i poeti sbagliati” scrive l’assennato scrittore Lello Voce in un articolo per “Il fatto quotidiano”. Certo, perché per linguaggi inediti non esiste che una e una sola comunicazione, univoca, priva di imperfezioni letterarie o poetiche. Non ha allora da stupirsi, il lettore che legga della scarsa cura con cui il docente dell’ateneo salernitano pare dedicarsi ai propri testi. Non si cura, infatti, almeno per la commissione esaminatrice, delle “banche citazionali” che lasciano all’indagine ben poco oltre all’analisi di una tradizione ben consolidata. Come può agire allora il criterio scientifico su ciò che è originale senza infiacchirlo nel rigore?  Non risulta francamente superflua una ricerca dove la stolida passeggiata per sentieri già percorsi incontri soltanto strade già gremite?

Antonio Iannone