Ricordo di Mario Miegge

21 marzo 2015 di

Circa un anno fa, 19 marzo 2014, ci lasciava Mario Miegge. Allievo di Ugo Spirito, collaboratore di Raniero Panzieri, docente di Filosofia Morale e Teoretica nelle Università di Urbino e Ferrara, ma, soprattutto, principale voce della coscienza protestante valdese in Italia. Questo breve articolo commemora il Miegge studioso, ovvero ciò che questa grande figura ha lasciato di sé anche tra chi non ha avuto il piacere di conoscerlo personalmente. Exegi monumentum aere perennius, scriveva Orazio. E questo è vero per quelle persone che riescono a incidere così tanto sull’ambiente culturale in cui vivono; ciò è quanto mai appropriato dato che si vuole ricordare uno studioso tanto prolifico. Ricordo, da giovane studente di filosofia (mi si voglia perdonare quest’intromissione), che il giorno in cui mi venne comunicata la sua scomparsa stavo leggendo un suo intervento in Protestantesimo e capitalismo da Calvino a Weber, testo fondamentale nella stesura del mio lavoro di tesi: questa è una prova di quanto il lavoro di Mario Miegge sia stato importante nella formazione di tante generazioni di studiosi.

Il 20 novembre 2014, i Dipartimenti di Scienze del Patrimonio Culturale e Scienze Filosofiche dell’Università degli Studi di Salerno hanno organizzato un ricordo del Prof. Miegge: Protestantesimo ed ideali di emancipazione umana. Hanno partecipato i professori Maurizio Cambi (Vicedirettore DISUFF), Francesco Saverio Festa, Sandro Mancini (Università degli studi di Palermo), Francesco Piro, Alfonso Tortora e Biagio De Giovanni (Università degli studi di Napoli “Orientale”).

Prima di analizzare brevemente il contenuto scientifico emerso dall’incontro, è doveroso passare sulla figura di Miegge uomo, riprendendo il breve intervento introduttivo del Prof. Festa (organizzatore dell’evento). Il pregiudizio imperante, specialmente in Italia, è che un pensatore profondamente influenzato da un’etica protestante sia naturalmente portato verso una concezione elitaria della cultura; in alcuni casi questo è vero, soprattutto considerando che la Chiesa valdese da poco ha ottenuto il riconoscimento dallo Stato italiano. Miegge era quanto mai lontano da questa posizione, era una “coscienza storica”, la sua era una cum-scientia, un pensare assieme, un tipo di ragionare squisitamente comunitario che è, innanzitutto, morale.

Alessio Lembo

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