Rigore, iniquità, crescita?

Rigore, equità, crescita. Questi dovevano essere i concetti chiave della nuova manovra finanziaria del governo Monti. Esaminando oggi i punti cardine della manovra sorgono seri dubbi in merito ad almeno due delle tre parole suddette: equità e crescita.  Da un lato l’equità viene messa in dubbio da alcuni provvedimenti che vanno a colpire coloro che già hanno dato quello che potevano -e a caro prezzo- a causa della crisi, dall’altro la crescita è una parola tabù, pochi provvedimenti e decisamente insufficienti per rimettere in moto l’economia italiana. Con un’annunciata contrazione del Pil dello 0,4-0,5% nel corso del 2012 e, nel migliore dei casi, una conseguente stagnazione con crescita dello 0% nel 2013 dovrebbe essere oramai chiaro che una politica di austerity da sola non basta, può far quadrare i conti ma non risanarli, perché un bilancio è sano quando è in crescita. Eppure l’esempio di Spagna, Portogallo e soprattutto Grecia dovrebbe essere alquanto eloquente: si può tassare il popolo e tagliare sulla spesa pubblica, senza misure per la crescita però non si va da nessuna parte. Oltre a pesare ulteriormente su chi ha già dato questa manovra manca di tre provvedimenti chiesti a gran voce per favorire il rilancio: la liberalizzazione di vari settori, l’abolizione degli ordini professionali e la semplificazione burocratica per l’avvio di attività commerciali e imprenditoriali.

L’Ue, in particolare l’asse franco-tedesco Merkel-Sarkozy, ha approvato pienamente la manovra del governo Monti e d’altronde anche i mercati hanno accolto con favore il lavoro dell’attuale governo con Piazza Affari in notevole rialzo e lo spread Btp-Bund sceso a 398 punti base alle 11.34 di stamane. Tuttavia il popolo della rete non ha tardato a far sentire la sua voce, dagli elettori del PDL a quelli del PD le lamentele sono molte e forti, soprattutto in merito al concetto di equità della manovra che sembra essere stato poco rispettato, a partire dall’Ici sulla prima casa e per il Vaticano, passando per l’aumento dell’Iva di 2 ulteriori punti percentuali cui seguirà quasi certamente un aumento dell’inflazione, per finire sul controverso tema delle pensioni, sul quale molti si lamentano perché dovranno pagare caro per le pensioni dei troppo generosi anni ‘80/’90. È vero che non è troppo tardi per riparare all’incompletezza della manovra, ma è anche vero che non solo era giusto pretendere di più, ma era obbligatorio per il governo Monti, che non dovrà preoccuparsi di essere votato alle prossime elezioni, fare di meglio e attuare delle misure “impopolari”, termine che in Italia significa contro gli interessi della casta, che in questa manovra viene giusto sfiorata ma per niente combattuta. Di seguito sono riassunti i principali punti della manovra (fonte: affaritaliani.it), scaricabile in versione integrale qui.

 

Fisco:

  • Aumento dell’addizionale regionale Irpef dallo 0,9% all’1,23% per coprire le spese sanitarie;
  • Ritorno dell’ICI-IMU sulla prima casa dello 0,4%, dalla seconda casa in poi sarà dello 0,75-0,76%, estimi catastali rivalutati del 60%, deducibilità integrale dell’Irap-lavoro per chi assume;
  • Iva innalzata al 23% dal 1 settembre 2012
  • Super bollo sulle auto con potenza superiore a 185 kW (251,6 CV), sulle barche oltre i 10 metri e su aerei ed elicotteri privati;
  • Aliquota una tantum dell’1,5% sui capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale;
  • Divieto di uso del contante per pagamenti superiori ai 1000 euro, pagamenti telematici per la pubblica amministrazione, fiscalità di vantaggio per le imprese individuali e artigiane;
  • Bollo sui conti correnti esteso ai conti titoli, alle polizze vita e ai fondi mobiliari;
  • Età minima per il pensionamento innalzata a 66 anni per gli uomini e 62 (66 dal 2018) per le donne. Pensioni di anzianità possibili con 42 anni e 1 mese  di contributi per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne, chi vorrà uscire prima dovrà pagare una penale, abolite la finestra mobile e le quote di anzianità. Uomini e donne potranno lavorare fino a 70 anni con una fascia di uscita flessibile incentivata;
  • Dal 1 gennaio 2012 estensione a tutti del metodo contributivo per il calcolo delle pensioni;
  • Blocco della rivalutazione delle pensioni in base all’inflazione per pensioni superiori ai 960 euro, contributo di solidarietà per le pensioni d’oro, ricalcolo delle aliquote contributive per commercianti e agricoltori.

Imprese:

  • Introduzione del meccanismo Ace, aiuto alla crescita economica, di favore fiscale alla raccolta di capitale a rischio per favorire la patrimonializzazione delle imprese;
  • Il ministero dell’Economia è autorizzato a concedere la garanzia sulla passività delle banche italiane con scadenza a tre mesi fino a cinque anni;
  • Fondo PMI rifinanziato con l’obiettivo di mettere a disposizione delle piccole e medie imprese garanzie per circa 20 miliardi di credito;
  • Vengono resi duraturi gli incentivi per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico estendendoli alle aree colpite da calamità naturali.

Regioni, province ed enti locali:

  • Istituzione di un’apposita autorità dedicata al trasporto pubblico locale;
  • Tagli per 5 miliardi a regioni, province e comuni;
  • Riduzione dei membri dei consigli provinciali a massimo 10 membri ed eliminazione delle giunte;
  • Membri delle authority ridotti da 50 a 28 componenti;
  • Eliminazione del doppio stipendio per ministri e sottosegretari, gratuità per gli incarichi di enti non previsti in costituzione.

Sviluppo:

  • Liberalizzazione dei farmaci di fascia C (medicinali non salvavita per patologie di lieve entità prescritti dal medico), potranno essere venduti nelle parafarmacie;
  • Viene istituito nuovamente l’ICE, Istituto nazionale per il Commercio Estero, abolito dal governo Berlusconi.

 

Giuseppe Luongo