Sciopero degli esami: il mutismo dei docenti dell’Unisa

2 agosto 2017 di

Che tipo di relazione dovrebbe intercorrere tra un docente e un discente?
Spetta al primo la funzione di educatore autoritario e al secondo quella di discepolo sommesso? O è forse vero che il gioco di ruolo volge al termine quando la cattedra non separa più uomini e bambini ma si frappone, piuttosto, tra adulti più o meno giovani?
Noi, negli anni, ci siamo convinti dell’efficacia della seconda impostazione. Nel rispetto delle esperienze e delle competenze di ciascun professore universitario, abbiamo sempre ritenuto di avere il dovere, più che il diritto, di dubitare e analizzare in prima persona, di mettere in discussione il sistema, di far sentire la nostra voce e di cercare un confronto alla pari.

Un confronto è quello che abbiamo cercato anche quando il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria ha reso nota la volontà di non garantire il primo appello della prossima sessione autunnale come segno di protesta (in estrema sintesi) contro i blocchi stipendiali. Sono 11 i firmatari dell’Università degli Studi di Salerno a cui abbiamo chiesto un’intervista e sono 10 le risposte negative che ci sono pervenute. Qualcuno ci ha invitato a rifarci a documenti disponibili online, altri si sono rifiutati perché preoccupati dall’ipotesi che volessimo attaccare il loro nobile fine; non sono mancati, poi, disertori silenziosi, così convinti che gli studenti siano dei loro pari da non degnarsi neppure di rispondere a una breve email.

Nella consapevolezza che 10 risposte negative su 86 firmatari non possano dimostrare una chiusura generale, cogliamo l’occasione per invitare chiunque dei docenti senta il bisogno di esporsi a contattarci all’indirizzo email [email protected].

unisa sciopero esami

Intanto, rispetto alle risposte che abbiamo finora ricevuto, sentiamo la necessità di fare alcune precisazioni:

  • Come organo di informazione abbiamo un’idea di giornalismo fondata sulla verità. Ci arroghiamo il diritto di commentarla e criticarla ma mai scriveremmo di qualcosa che non conosciamo. Questo perché si sappia che abbiamo letto e riletto i documenti esplicativi diffusi dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria. Non potevamo, però, ignorare la presenza, nel nostro ateneo, di 86 firmatari di quei documenti. Rivolgerci ad alcuni di loro per approfondire ci è sembrato naturale, incline al nostro modus operandi e corretto nei confronti dello studente medio, probabilmente curioso di conoscere le ragioni che hanno spinto il professore in cui nutriva tanta fiducia a complicargli volontariamente il percorso verso la laurea.
  • Ci definiamo “lo specchio dell’Unisa” e mai come negli ultimi mesi abbiamo maturato il senso più profondo del nostro slogan: non possiamo e non vogliamo più essere la sola voce degli studenti, ma riteniamo fondamentale amplificare anche quelle delle altre componenti universitarie. Abbiamo preso le parti degli addetti alle pulizie contro la Fondazione Universitaria, ci siamo schierati insieme ai ricercatori contro la Valutazione della Qualità della Ricerca, e anche di fronte a uno sciopero che ci penalizza, avremmo guardato alle motivazioni con la solita obiettività. 
  • Il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria ha scelto di far pesare su chi è più in basso un problema generato da chi è più in alto. Non si tratta tanto di un appello negato o procrastinato, quanto della decisione di dividere ancora una volta l’università in classi che si fanno la guerra anziché cooperare. Accettare un confronto con gli studenti poteva essere, in questo senso, l’occasione per convincerli quantomeno che la causa è nobile. Qualcuno, forse, avrebbe addirittura smesso di prendersela per l’appello in meno se avesse letto delle motivazioni convincenti pronunciate da un professore di cui ha particolare stima. È inevitabile che oggi l’attenzione del corpo studentesco, invece, non sia tanto rivolta alle ragioni dello sciopero quanto alle sue conseguenze. È forse tardi per tentare di creare un fronte comune?

La Redazione

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