Sciopero degli esami: 86 i docenti dell’Unisa coinvolti

6 luglio 2017 di

Più di 5.400 accademici italiani, tra docenti e ricercatori, hanno aderito allo sciopero, indetto dal Movimento per la Dignità della docenza universitaria, che ha scombussolato i piani di tantissimi studenti ancora alle prese con la sessione estiva. Tra il 28 agosto e il 31 ottobre gli aderenti alla protesta, di cui si è fatto portavoce il Professore Carlo Ferraro, non garantiranno lo svolgersi del primo appello utile della sessione autunnale relativa all’anno accademico 2016/2017. Gli studenti dei corsi di laurea che prevedono un doppio appello, possono tirare un sospiro di sollievo: il secondo appello si svolgerà regolarmente. Per quelli che, invece, frequentano un corso di laurea che prevede un solo e unico incontro per la sessione autunnale, c’è da attendere un po’, perché l’appello in questione sarà sospeso. Sospeso, ma non annullato. In quest’ultimo caso, infatti, i docenti provvederanno a chiedere ai dipartimenti cui afferiscono di fissare un appello straordinario col fine di garantire, ad ogni modo, la possibilità per ciascun studente di sostenere l’esame.

All’origine della protesta c’è la volontà di circa il 50% dei docenti universitari italiani (gli attuali iscritti al Movimento) di riappropriarsi della propria dignità lavorativa che temono sia stata più volte calpestata in seguito ad alcuni provvedimenti adottati negli ultimi tempi. Tutto ha inizio nel 2010, quando il governo Berlusconi ha introdotto per quattro anni (dal 2011 al 2013) i blocchi stipendiali, ossia il congelamento di determinate situazioni contrattuali che limitano il progredire economico dei lavoratori, procrastinati poi per un ulteriore anno dal governo Letta. Non è a questo periodo in particolare, tuttavia, che si rivolge l’attenzione del Movimento, dal momento che tale politica è stata adottata nei confronti di tutti i dipendenti pubblici. Più volte, infatti, i docenti hanno dichiarato di aver accettato, sebbene con rammarico, la scelta dei ministri perché consapevoli di dover contribuire come tutti gli altri al risanamento economico del paese. Con il governo Renzi, però, mentre per tutti gli altri dipendenti pubblici sono state garantite operazioni per sbloccare le limitazioni prima introdotte, per i docenti universitari queste limitazioni sono state riconfermate. La protesta nasce da qui: dalla lettura e interpretazione di questa decisione come la volontà di apporre un’etichetta nei confronti di chi insegna all’università, quella di spesa pubblica improduttiva. Un’etichetta, questa, che giustifica ogni tipo di taglio e che fa scattare un problema di dignità. È una discriminazione che i docenti vivono come un’offesa, che si  è accentuata quando i successivi governi hanno ristabilito il precedente peso stipendiale per tutti, eccetto per gli universitari. Ciò che in sostanza chiedono i 5400 aderenti allo sciopero è di non essere economicamente discriminati e di essere soggetti allo stesso trattamento cui sono stati soggetti tutti gli altri dipendenti pubblici. Non si tratta di un surplus, di un aumento di stipendio, ma di un riconoscimento che è già stato garantito a tutti. Protestano, poi, anche in difesa della stessa università pubblica, martoriata attraverso i continui tagli alla ricerca, e contro il turn-over bloccato che impedisce all’università di assumere persone nuove: i ricercatori che avrebbero pienamente diritto di diventare docenti ordinari o associati sono in realtà bloccati in un limbo di un ruolo ad esaurimento. Sebbene la lettera-manifesto dello sciopero riporti solo due specifici motivi, alla base della protesta c’è sicuramente molto di più. C’è innanzitutto l’idea di una università che sappia emanciparsi, che non risponda sempre e solo a leggi economiche ma che sappia ancora trovare e rivendicare il suo ruolo di prestigio all’interno della società.

Anche 86 docenti dell’Università degli studi di Salerno hanno aderito allo sciopero.
Il dipartimento che ha registrato maggiori adesioni  è quello di Ingegneria Industriale (DIIN), sono infatti ventuno i docenti firmatari: Edoardo Scarpetta, Raffaele Iannone, Alfredo Lambiase, Antonio Scaglione, Nicola Antonio Lamberti, Palma Parascandola, Francesco D’agostino, Francesca Romana D’Ambrosio, Flaminio Ferrrara, Claudio Gennarelli, Rocco Guerriero, Francesco Chiadini, Salvatore Miranda, Giovanna Ferrari, Luciano Di Maio, Michele Miccio, Michele Ciarletta, Vittorio Raffaele Antonio Romano, Maria Rossella Nobile, Gennaro Cuccurullo e Nicola Cappetti.

A seguire, dieci docenti del DIPSUM: Adele Tepedino, Claudio Iacobini, Renata Savy, Fabiana Rosi, Charmaine Lee, Agnese Silvestri, Antonella Piazza, Maria Voghera, Maria Teresa Martin Sanchez e  Irene Theiner; nove professori di Giurisprudenza (DSG): Gaspare Dalia, Francesco Schiaffo, Salvatore Farace, Valeria Giordano, Mauro Menicucci, Loris Lonardo, Giovanni Bisogni, Angelina Principe, Valentina Ripa; e nove titolari di cattedra di Fisica: Paolo Capuano, Alfonso Romano, Adolfo Avella, Gaetano Vilasi, Valerio Bozza, Tiziano Virgili, Ileana Rabuffo, Massimo Blasone e Carmine Attanasio.

Una minore adesione è invece stata registrata per gli altri dipartimenti:
DISES: Marilena Sibillo, Vincenzo Tucci, Marcello D’amato, Anna Maria C. Menichini e Sergio Destefanis.
DISPAC: Francesco Paolo Adorno, Vincenzo Esposito, Raffaella Zaccaria, Francesco Vitale e Marco Russo.
DCB: Claudio Pellecchia, Giovanni Vigliotta, Anna Alfani, Andrea Peluso e Elizabeth Illingworth.
Informatica: Riccardo Distasi, Salvatore La Torre, Andrea F. Abate e Marcella Anselmo.
Medicina: Leonardo Pace, Francesco Antonio Salzano, Guido Iaccarino e Federico Piscione.
Farmacia: Luca Parente, Mario Felice Tecce e Pio Iannelli.
DIEM: Angelo Marcelli, Patrizia Lamberti e Pierluigi Ritrovato.
DIPMAT: Vincenzo Tibullo, Francesca Passarella e Mario Annunziato.
DICIV: Bruno Palazzo e Salvatore Vaccaro.

Un solo docente ha poi aderito per il DISPSC, così come per il DISA-MIS e il DISUFF. Sono, rispettivamente, i professori Sabato Aliberti, Paolo Tartaglia Polcini e Antonina Plutino.

La sospensione, o riduzione, della prossima sessione autunnale avrà inevitabili ripercussioni sugli studenti che, per sovvenire all’imprevisto, dovranno riorganizzare i propri piani. Il disagio che si vivrà nei prossimi mesi costituirà la naturale dilatazione di un disagio che è a monte dell’università e che ha toccato questa volta persino i docenti. Un disagio che, dunque, ne ha generato un altro.
A ciascuno il suo.

Antonella Tanya Maiorino