Spagna vs Catalogna: le ragioni del conflitto

5 novembre 2017 di

Referendum-CatalognaLa questione catalana è ormai da mesi al centro dello scenario geopolitico europeo. La Generalitat de Catalunya, lo scorso 27 ottobre, ha votato la dichiarazione unilaterale di indipendenza in risposta all’applicazione, da parte del Governo spagnolo, dell’articolo 155. Alla luce di quanto accaduto, abbiamo deciso di rivolgere alcune domande al Prof.re di Sociologia del diritto del Dipartimento di Scienze politiche, sociali e della comunicazione, Adalgiso Amendola, per cercare di comprendere le ragioni alla base di tale decisione.

In molti hanno affrontato la controversia tra la Catalogna e la Spagna da un punto di vista strettamente giuridico. Cosa prevede la Costituzione spagnola in merito ai rapporti tra il Governo centrale e la regione autonoma della Catalogna? E a quali assunti giuridici il Governo centrale fa riferimento per giustificare la sua posizione?

La Catalogna gode, così come riconosciuto dalla Costituzione spagnola, di un’autonomia garantita da uno statuto. I movimenti indipendentisti, anche se storicamente forti, non sono mai stati maggioritari all’interno del Parlamento spagnolo e ciò ha fatto in modo che si venisse a creare un quadro costituzionale di compromesso. A partire dal 2006, però, con l’approvazione di un nuovo statuto con più ampi ambiti di autonomia, l’equilibrio creatosi ha cominciato a venir meno e il Tribunale Costituzionale ha risposto dichiarando l’incostituzionalità di vari articoli.

La Corte Suprema della Spagna ha dichiarato l’incontro referendario del 1 ottobre nullo e incostituzionale. A cosa va attribuito, nello specifico, l’esito di questa sentenza? La Catalogna non vantava il diritto di indire un referendum circoscritto ai suoi cittadini o le motivazioni sono da attribuire al contenuto dello stesso?

In primo luogo bisogna dire che già nel 2014 fu indetto un referendum che, poiché vietato dal Tribunale Costituzionale, fu trasformato in una consultazione informale. La legge istitutiva approvata dal Parlamento catalano prevedeva però che questo avesse un valore vincolante, per cui se l’esito fosse stato positivo si sarebbe proclamata l’indipendenza, al contrario si sarebbero tenute nuove elezioni. A distanza di tre anni la situazione si ripete, ma si dimostra necessario fare delle considerazioni: innanzitutto, sembra evidente che ogni percorso pacifico – per decidere sull’indipendenza – non può ormai che passare per un referendum dei catalani; inoltre, vi è una grande differenza tra il considerare un referendum invalido, quindi affermare che non avrà effetti giuridici, e tra il trattarlo come un atto criminale.

E qui nasce quindi la nostra prossima domanda. Secondo Lei, la violenza messa in atto dalla Guardia Civil il giorno dell’incontro referendario può essere giustificata dall’incostituzionalità del referendum?

No. L’illegittimità del referendum comporta esclusivamente il suo non poter avere esiti giuridici. L’intervento di Madrid è gravissimo, una violazione inaudita dei diritti civili e politici, e sarebbe stato bene che intervenisse l’Europa senza trincerarsi nella oramai assurda dottrina per cui tutto questo sarebbe una “vicenda interna” a uno stato nazionale. Questo governo è scandaloso, ma credo che fondamentalmente si stia mostrando per quello che in larga parte è: attraversato da fortissime nostalgie franchiste, centraliste, nazionaliste e autoritarie

Per quello che riguarda la Catalogna, quali, invece, possono essere i riferimenti secondo cui si giustifica la sua pretesa d’indipendenza? Oltre a ragioni storiche e culturali, ce ne sono di ulteriori?

L’indipendentismo ha una lunga storia, ma ciò che più è cambiato nel corso del tempo è soprattutto la reazione del governo spagnolo. Per molti, la questione non riguarda più l’indipendenza, ma la difesa della democrazia contro un governo autoritario. Inoltre, occorre considerare che gli anni della crisi hanno prodotto una trasformazione della composizione dell’indipendentismo. Per semplificare possiamo dire che l’indipendentismo si è spostato a sinistra, perché ha intercettato anche molte ragioni di critica alle politiche economiche della destra di Madrid.

Cosa prevede l’art. 155 della Costituzione, applicato dal Governo centrale?

È uno degli articoli che ci ricorda maggiormente come la Costituzione spagnola porti più di un segno del compromesso con i franchisti. Consiste praticamente nel ritiro dell’autonomia alle nazionalità , il quale può essere graduato in vari modi, dalla sostituzione di alcune cariche ad un vero e proprio commissariamento generale. Ricorre a un articolo di emergenza, di matrice ultra-centralistica come quello, significa aver deciso di dar fuoco alla miccia.

Nel caso in cui la Spagna accettasse la dichiarazione di indipendenza, quali potrebbero essere le conseguenze a livello internazionale per i due governi? E quali conseguenze invece potrebbero verificarsi nel caso in cui tale disputa si protragga ancora per molto tempo?

E chi può saperlo. Un percorso decente e fruttifero sarebbe stato quello di suggerire una revisione costituzionale all’interno della quale dar luogo ad un referendum pienamente valido dal punto di vista giuridico. Tale posizione è stata proposta anche dalla sindaca di Barcellona, non indipendentista, ma attenta alle ragioni dell’autonomia, la quale si è fortemente schierata contro le scelte antidemocratiche del governo spagnolo. Affinché tale percorso potesse realizzarsi, si sarebbe dovuto passare per la messa in minoranza di questo governo e per un cambio di posizione nel partito socialista, che invece continua a spalleggiare Rajoy: la posizione dei socialisti – incapaci di prendere le distanze da Madrid – è un’altra vergogna di questa vicenda.

Secondo Lei, quali potrebbero essere i risvolti futuri di questa delicata faccenda?

Purtroppo nessuno può dirlo, ma possiamo dire ciò che ci insegna in termini generali: gli Stati nazionali non sono più capaci di produrre politica in quanto scavalcati dall’alto ed erosi dal basso. Sicuramente gli indipendentismi rischiano di riprodurre la stessa logica degli stati nazionali, però non è difficile capire che quando la politica si ferma all’autoritarismo e al centralismo antidemocratico, l’indipendentismo avanza la richiesta di una maggiore democrazia. Dovremmo essere quindi capaci di rilanciare un processo di Europa federale, dotata di ampia autonomia per tutti i livelli di decisione: municipale, regionale, nazionale, sovranazionale. Saper pensare questi nuovi spazi politici contro centralismi, statualismi e nazionalismi è il compito dei movimenti sociali che si battono per una radicalizzazione dal basso della democrazia.

Alessia Turi

AGGIORNAMENTO: nel frattempo la crisi si è aggravata, confermando le peggiori previsioni. Il governo spagnolo ha messo in atto, continuando nella linea irragionevole del primo ottobre, una serie di atti che configurano evidenti violazioni delle libertà politiche fondamentali. Il professore ha così aggiunto “Sarebbe urgente un intervento dell’Unione europea: la questione infatti è sempre meno giustificabile come una questione interna alla sovranità spagnola, ma riguarda direttamente diritti fondamentali fondanti la stessa Unione europea“.

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