Studenti come noi: Hobbes e i ragazzi di Garissa

29 aprile 2015 di

“Sono stati uccisi brutalmente in 148, studenti e staff del campus dell’università di Garissa in Kenya. Attaccati dal gruppo islamista somalo Al-Shabaab. Di loro ci rimane un numero, a cui una donna kenyana sta cercando di dare un volto e una storia per non dimenticare. 147 non è soltanto un numero ” – Ory Okolloh

I volti e le storie degli studenti uccisi

Tutte le mattine ci dirigiamo all’università per poter seguire i corsi, rivedere qualche amico oppure per lavorare, per trovare l’ispirazione, per partecipare a qualche evento. Tutti noi pensiamo che, nonostante i problemi, l’università sia un luogo tranquillo in cui poter passare parte della nostra giornata. Tutto sommato è il luogo in cui trascorriamo una parte fondamentale della nostra vita perché è legata alla formazione di professionisti del “settore”. Tutto gira intorno alla cultura, alla libera informazione e alla pura espressione delle proprie opinioni, così come dovrebbe avvenire in un qualsiasi paese democratico o, banalmente, in un qualsiasi luogo dedito all’istruzione, appartenente a qualsiasi livello. Sembra scontato dover rimembrare determinate cose, eppure è necessario.108102-md

Il 2 Aprile 2015 i giornali parlavano di un attentato Jihadista. Oramai siamo talmente abituati a sentirne parlare che la notizia non ci sconvolge nemmeno più di tanto. Ciò che, però, questa volta è diverso concerne la scelta delle vittime: studenti universitari. A Garissa (in Kenya), quel giorno, la casa dell’elevazione spirituale si è trasformata in uno scenario di guerra, tra sangue ed urla, mentre i libri, tra gli scaffali, attutivano i colpi. Un centinaio di morti e chissà quante domande. Dopo qualche giorno una notizia corre attraverso i mass media:”Uno dei quattro terroristi autori della strage all’università di Garissa, in Kenya, era il figlio di un funzionario del governo” perché il bisogno di dover dare un volto a chi ha sgozzato degli innocenti ha, comunque, il sapore di una rivalsa. Ad oggi, in merito alla questione, non si sa ancora nulla di certo.

147 die in an attack on Kenyan university

Hobbes diceva:”homo homini lupus” – l’uomo è lupo per gli altri uomini. Da un punto di vista teorico è un pensiero condivisibile, anche se la nostra morale e la suprema ragione ci indurrebbero a non poter neanche lontanamente immaginare una cosa del genere. Eppure è così: ogni equilibrio è instabile e ogni unione è precaria, per dirla tutta. E sempre Hobbes fu il filosofo che speculò sulla paura e sul timore. Ante litteram riuscì a prevedere i nostri giorni, come soltanto i grandi sanno fare. Pochi giorni fa, per l’appunto, alcuni studenti di Nairobi, terrorizzati da uno scoppio elettrico, temendo che fosse un attacco terroristico, si sono dati alla fuga e alcuni si sono addirittura gettati dalle finestre.

Non conta quanto possiamo sentirci Charlie, in certi casi il coraggio e la determinazione non bastano.
Sara C. Santoriello