Sul 22 maggio

6 giugno 2017 di

Questo non è un articolo, perché non ci troverete dentro alcuna informazione. Tutti sapete quello che è successo nella biblioteca scientifica dell’Università di Salerno il 22 maggio e se ancora avvertite la morbosa curiosità di leggere descrizioni, dettagli macabri, ipotesi infondate, sappiate che non ne troverete in queste righe né in altri articoli pubblicati sul nostro blog. Noi il 22 maggio abbiamo scelto il silenzio nel rispetto dei familiari e degli amici di Gianluca. Consapevoli che le regole del mestiere che ci siamo scelti ci avrebbero voluti lì, sul pezzo, con taccuino alla mano e macchina fotografica al collo, abbiamo dismesso volontariamente i nostri panni da aspiranti giornalisti in nome della nostra identità di individui e studenti. Ci siamo presi del tempo per capire, elaborare, riflettere e oggi, solo oggi, sentiamo di avere delle cose da dire. Non su Gianluca, ma sulla comunità che ha fatto della sua morte una triste telenovela.

Come redazione non ci riconosciamo in quel tipo di giornalismo che vive la tragedia come fonte di guadagno. Non fraintendete: non riteniamo che le brutte notizie non vadano pubblicate. È stata una nostra mancanza, probabilmente, non essere freddi al punto da raccontare senza farci coinvolgere. Crediamo, però, che alla nostra mancanza siano corrisposte altre mille mancanze in direzione contraria, perché esiste un confine di sobrietà oltre il quale chi fa informazione non è obbligato ad andare. Può, ad esempio, scegliere di non inventarsi una depressione di cui non ha prove, di non dare per certo un gioco inquietante solo perché va di moda parlarne e di non scrivere un articolo fondato su voci anziché su fatti solo per una manciata di visualizzazioni.

Come associazione non ci riconosciamo in una comunità studentesca cinica e spietata. Non ci riconosciamo, soprattutto, in chi ha scelto di improvvisarsi reporter credendo di dare un senso al suo smartphone, come uno spettatore di teatro che assiste all’ultimo atto della commedia della vita. Gianluca è stato immortalato lì, disteso prono con la faccia sul pavimento. È questa la foto che è rimbalzata freneticamente sui cellulari dei ragazzi del campus, sui nostri cellulari, finendo poi in rete, prima ancora di qualsiasi dolore, prima ancora di qualsiasi pianto, spinta alla condivisione dalla curiosità sadica fino a diventare virale.

Quel giorno e le settimane a seguire la dignità di Gianluca e il dolore dei suoi familiari sono stati violati nella maniera più feroce ed insensata. Questa infamia è stata una sconfitta per tutti, per tutto il polo universitario di Salerno, per tutti gli studenti che frequentano l’università, che studiano le scienze, il diritto e la letteratura per crearsi un futuro ma soprattutto per allargare i propri orizzonti. Quelli che dovrebbero essere, e oggi il condizionale è d’obbligo, più ampi di quanto è in grado di immortalare uno smartphone. È la nostra sconfitta perché in mezzo a noi cammina chi ha scattato, chi ha condiviso e chi ha inoltrato.

Qualcuno dice che in stati d’animo temporanei vengano prese scelte definitive. Questo perché ogni singolo passo, ogni singola scelta che abbiamo fatto ci porta inevitabilmente a definire quello che oggi siamo. Alla luce di quanto scritto, vi chiediamo: voi che persone siete? Che cosa avete scelto?

 

La Redazione

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  • Marianna Cotone

    Grazie di esistere. Davvero.