Tasse e fuori corso: il manifesto della crudeltà

20 giugno 2017 di

Gli studenti universitari fuori corso (che tardano a laurearsi nei tempi prestabiliti) pagano molte più tasse universitarie dei propri colleghi in corso per il conseguimento del titolo. Si va da almeno un +20% per le lauree quinquennali a ciclo unico, a un +33% per le lauree percentuali aumentano ogni anno che uno studente permane fuori corso: ad esempio, una laurea triennale in ingegneria civile che costa in corso 1.000 e complessivamente, in 6 anni (3 previsti più 3 ulteriori) verrebbe 2.000 e, cioè un aumento del 100%. Sono cifre stimate al ribasso: non sono contati nè le borse di studio per gli studenti in corso, nè altri incentivi e disincentivi, altrimenti avremmo aumenti percentuali da capogiro.

C’`e inoltre da considerare che il tardivo inserimento nel mondo del lavoro garantisce meno possibilità allo studente, ed ogni anno da studente fuori corso è assimilabile a un anno retribuito in meno come lavoratore laureato. Un intervento palliativo ma di semplice introduzione potrebbe essere dimezzare le tasse agli studenti fuori corso per ogni anno ulteriore di iscrizione, introducendo quindi un massimale complessivo da non sforare (vedi grafici). Invece di seguire questo ragionamento di buonsenso, governo, ministero e università introducono meccanismi premiali (carota) o punitivi (bastone): pare che laurearsi nei tempi prescritti sia un merito che va premiato di per sé, mentre il comportamento opposto va punito a prescindere.

Eppure, far pagare più tasse a chi “consuma” meno l’università e vive momenti di studio difficile è contrario non solo ai principi di buona amministrazione, ma anche ai principi basilari di solidarietà che animano il nostro ordinamento. Si preferisce invece fare cassa sulla pelle degli studenti più in difficoltà, senza nemmeno uno sguardo alla situazione economica, familiare, di salute, di contesto culturale e sociale particolari, nonché alle angherie didattiche di corsi strutturati male e agli impedimenti burocratici che bisogna affrontare per sopravvivere all’università. Un analogo sarebbe estrarre energia da un tapis roulant con dinamo alimentata da un disabile in carrozzina: il manifesto della crudeltà. Per tutti questi motivi tale feccia ideologica “meritocratica”, nient’altro che darwinismo sociale e classista, va immediatamente rispedita ai mittenti.

fuori corsofuori corso

Roberto Amabile