Tirocini e sfruttamento – Link chiede il Riscatto

3 luglio 2017 di

“Siamo una generazione colpita da tutte le politiche di precarizzazione del mondo del lavoro, comprese le politiche di distruzione dell’istruzione sia superiore che universitaria, e sentiamo il bisogno di riscattarci con una risposta collettiva”. Andrea Gozzelino, membro dell’esecutivo nazionale di Link- coordinamento universitario, spiega così le ragioni che hanno spinto il collettivo studentesco, insieme a tutta la Rete della Conoscenza, a lanciare lo scorso Primo Maggio la campagna “Riscatto”.

“È una vera e propria chiamata alle armi alla nostra generazione” ha precisato.
Link, nello specifico, contribuisce alla campagna con un lavoro intensivo sul tema dei tirocini, nella convinzione che questi non solo costituiscano una forma di lavoro precario, ma che siano anche strumentali a trasformare l’istruzione, e in particolare l’università, in una fabbrica di precarietà per il futuro. Un’indagine partita nei vari atenei italiani ha evidenziato tre criticità principali: prima su tutte, secondo Gozzelino, l’assoluta assenza di regolamentazione: “Il tirocinio è scritto volutamente in termini normativi per poter dire tutto e niente. Si utilizza la forma giuridica del tirocinio per ciò che viene fatto durante il percorso di laurea, per ciò che viene fatto dopo il percorso di laurea, e anche per le forme di tirocinio che servono per accedere agli Ordini, ad esempio la pratica forense. Quindi è impossibile che ci sia una normativa sufficientemente stringente per garantire i diritti dei tirocinanti e per garantire il valore formativo del tirocinio”. Altro aspetto che i membri di Link contestano è la perdita dell’idea del sapere come forza viva, libera e slegata dalle dinamiche del profitto e della produzione. Lo smodato aumento dei tirocinanti, dei corsi che negli ultimi anni hanno introdotto forme opzionali o obbligatorie di tirocinio testimonierebbe la volontà di trasformare l’università in una mera porta d’accesso verso specifiche professioni, col rischio di creare esperti in settori che tra qualche anno saranno già obsoleti, senza dare loro gli strumenti per adeguarsi a un mondo del lavoro in continua trasformazione. “Noi vogliamo un’università che dia una visione del sapere a 360 gradi, ma che sia anche una visione applicabile. Un sapere che trasformi la società e che sia spendibile”.

Tirocini

Striscione esposto all’Unisa da Link Fisciano

La terza criticità individuata risiede in un meccanismo subdolo che vedrebbe il tirocinio diventare sempre più spesso l’alibi per coprire le mancanze in tanti settori del pubblico, oppure lo strumento con cui il datore di lavoro abbassa il costo del lavoro, ricorrendo ai tirocinanti invece che al personale dipendente con contratti che tutelino sia dal punto di vista salariale che dal punto di vista dei diritti.

Come dovrebbe essere, allora, un tirocinio secondo gli autori della campagna Riscatto? Come si garantisce allo studente un’esperienza formativa senza incorrere nello sfruttamento o nell’inutilità della stessa? Secondo Gozzelino una buona parte della formazione pratica sarebbe molto più efficace se fatta con attività laboratoriali e seminariali svolte all’interno dell’università o in luoghi creati ad hoc per consentire una formazione pratica, e non gettando invece gli studenti nel mondo del lavoro senza alcun controllo su quello che succede fuori dalle mura dell’università. “Questo non significa che dobbiamo essere chiusi nel mondo dell’università, ma che l’università deve avere un ruolo attivo nel mescolare teoria e pratica”. È evidente, però, che per gli atenei meno finanziati non è semplice creare le condizioni perché questo avvenga e lo sanno bene anche i membri di Link, convinti che molto dipenda da un preciso disegno politico che va avanti da almeno vent’anni e che ha portato da un lato alla precarizzazione del mondo del lavoro, rendendo sempre più convenienti le forme contrattuali meno tutelanti per i lavoratori e soprattutto mancando nel ruolo di contrasto del lavoro nero; dall’altro, in parallelo, le stesse politiche sull’istruzione hanno contribuito a precarizzare il mondo del lavoro favorendo un’idea di istruzione sempre più rivolta a soddisfare gli interessi del mercato invece che la missione formativa delle scuole e delle università, che dovrebbe essere quella di garantire la diffusione del sapere nella cittadinanza.

Di fronte a una politica che non dà risposte la Rete della Conoscenza chiede il Riscatto. Link procederà nei prossimi mesi a mettere a sistema quello che si è già fatto nei diversi atenei per avere un quadro nazionale della situazione dei tirocinanti. Tra le idee su come muoversi per concretizzare il lavoro finora solo teorico, c’è quella di chiedere ateneo per ateneo che vengano scritti dei regolamenti a tutela dei tirocinanti. Si pensa, inoltre, alla possibilità di aprire sportelli per dare supporto a chi voglia denunciare o migliorare la sua condizione durante il tirocinio. Sono idee ancora poco strutturate, ci ha spiegato Gozzelino, perché la priorità al momento è coinvolgere una fetta sempre più ampia di giovani, nella consapevolezza che non basti l’impegno di pochi per dare una risposta che funzioni per tutti. 

Valentina Comiato

 

PER APPROFONDIRE: 
L’esperienza di alcuni iscritti all’Università degli Studi di Salerno
Intervista al professor Francesco Colace, responsabile dell’ufficio placement dell’Unisa