Tutte le tappe del NOTAP

16 maggio 2017 di

Il Trans Atlantic Pipeline è il progetto per un gasdotto che permetterà l’afflusso di gas naturale proveniente dalla zona del Mar Caspio (Azerbaigian), fino in Italia e quindi in Europa, attraversando Turchia e Albania.

La questione si presenta molto controversa, date le numerose polemiche che sono venute fuori proprio in Italia ed in particolare in Puglia, dove il gasdotto dovrebbe terminare. Il progetto, infatti, prevede che una volta attraversata l’Albania, il gasdotto segua un percorso prima sottomarino attraversando l’Adriatico e poi sotterraneo avanzando nell’entroterra per emergere, poi, ad 8km dalla costa, nel comune di Melendugno. Qui, gli animi si infervorano, il comune si oppone, si oppongono i comuni vicini e a dare man forte ai primi cittadini si palesa il governatore della regione Puglia Michele Emiliano. Si fa vivo anche Nichi Vendola,  che nel 2015 in tempi ancora non sospetti, tra una pala eolica e un pannello fotovoltaico, prima va in Albania  per l’approvazione del punto di approdo del progetto TAP mentre adesso lo ripudia e se ne lava le mani. Intanto in Puglia, all’alba del 20 marzo, inizia il presidio al cantiere sorto a Melendugno, per impedire l’espianto temporaneo di 250 piante di ulivo. Ma che sia un rimozione temporanea o meno a nessuno frega, l’occasione è buona e va colta al volo: c’è chi tira fuori lo spettro della mafia, ormai scontato, qualcuno di più originale dice che in Azerbaigian non vengono rispettati i diritti umani, come se noi avessimo a che fare solo con democrazie liberali. Qualche “grillo” un po’ più intonato si lancia come promotore della resistenza non violenta che prende subito piede, con slogan, striscioni e bambini posizionati davanti ai camion per ostacolare i lavori. Persino i sindaci si uniscono al presidio in veste ufficiale e quando dico ufficiale intendo simbolicamente, ma altrettanto simboliche non sono le manganellate di chi sta lì per fare il suo mestiere, giusto per far contento qualche radical chic di sinistra, che del Salento conosce solo Gallipoli e non vedeva l’ora di gridare “a fascio te sfascio”.

A mettere un punto a tutta la questione, ci pensa il Consiglio di Stato che con una sentenza del 27/03/2017 N°1392 il via libera alla realizzazione dei lavori. La questione si risolve all’italiana, il presidio si scioglie, i bambini tornano a scuola e i camion sono liberi di trasportare gli ulivi e di metterli in un ricovero temporaneo. In altre parole non frega più nulla a nessuno. Volendo concludere è opportuno fare un po’ di chiarezza sulla questione: uno dei punti deboli dell’Unione Europea è proprio la mancanza di giacimenti di gas che ha come conseguenza la necessità di importare questo bene principalmente da Russia, Norvegia  e dal Nord Africa. Questo nuovo corridoio del gas che collega il Mar Caspio con l’Europa avrà come primo effetto la diversificazione dell’offerta di gas, provocando un potenziale abbassamento dei prezzi in Europa che è un generale effetto della concorrenza. Inoltre, il gas è un tipo di risorsa molto più pulita rispetto ai combustibili fossili, quindi con un impatto ambientale risibile rispetto, ad esempio, alla centrale a carbone  che si trova nella provincia di Brindisi, chiamata in causa da Sergio Blasi, consigliere regionale pugliese, che parlava di un’ ipotetica decarbonizzazione della centrale Enel, cosa che sarebbe giustissima, ma purtroppo decisamente costosa per l’Enel che non sembra pronta però ad un dialogo con la società TAP.

Importante è anche la questione degli ulivi, sicuramente una risorsa economica molto importante per la regione Puglia, messa in ginocchio qualche anno fa dalla Xylella, che ha ridotto notevolmente la produzione dell’olio pugliese. Ma dov’era Michele Emiliano ed i protestanti  quando in passato sono stati espiantati ben 2.500 piante di ulivo per i lavori dell’acquedotto Basilicata – Salento da lui stesso inaugurato? e ancor prima quando Vendola  ha disseminato in tutta la Puglia discariche, pale eoliche e pannelli fotovoltaici con l’espianto perenne di ulivi? Forse la protesta sorta a Melenduglio ha altre motivazioni, la prima e più plausibile è quella portata avanti dalle solite correnti antieuropeiste, che hanno preso di mira proprio la matrice europea del progetto, strumentalizzandola: infatti il progetto TAP porta la firma della Commissione Europea che svariati anni fa mise in campo questo ambizioso progetto. La seconda è che i cittadini pugliesi vorrebbero anche il gasdotto, ma non nel loro giardino, forse inconsapevoli di star rinunciando alla considerevole cifra che la società TAP si sarebbe impegnata a sborsare annualmente al comune di Melendugno, pari a 500.000 euro. In oltre il progetto TAP è accompagnato da una cospicua documentazione, consultabile sul sito del Ministero dell’Ambiente, per la selezione del punto di approdo, sulla quale il Consiglio di Stato ha fondato il suo verdetto.

Naturalmente questi documenti sono di carattere tecnico di cui, in buona fede, non metto in dubbio la veridicità, anche per mancanza di specifiche conoscenze tecniche. Infine è importante ricordare il dovere che tutti noi abbiamo di informarci, proprio per sapere quando è giusto dire di NO e quando è giusto accettare un compromesso. Questo senso di sfiducia verso lo Stato e le sue istituzioni ci ha reso, specialmente negli ultimi tempi, forse un po’ troppo rigidi nei confronti di qualsiasi forma di innovazione o semplice alternativa ai percorsi che stiamo seguendo. A pochi giorni passati dall’anniversario della scomparsa di Aldo Moro, prendo in prestito le sue parole: “Uno Stato che non si rinnovi con le cose che cambiano, che non sappia collocare ed amalgamare nella sua esperienza il nuovo che si annuncia, viene prima o poi travolto dagli avvenimenti, viene tagliato fuori dal ritmo veloce delle cose che non ha saputo capire ed alle quali non ha saputo corrispondere”. 

Michele Ferro

FONTE: www.va.minambiente.it

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