Un 25 aprile in nero

25 aprile 2017 di

In un saggio su “Il senso di una celebrazione”, il professore di storia contemporanea dell’Università di Torino Giovanni De Luna scrive che negli anniversari, prodotto di una cultura da calendario simile a quella delle cronache medievali, c’è sempre qualcosa di malato. L’utilità si ha nella loro interazione col presente più che col passato. Alla luce di questa puntuale e lucida analisi c’è da chiedersi se ciò valga anche per il 25 aprile, Anniversario della liberazione d’Italia. Data questa molto controversa,  sia per il movimento che in parte rappresenta, sia per la sua celebrazione.

25 aprileNell’anno successivo, nel suo primo anniversario, l’illusione, ovvero, il sistema di valori affermato e propugnato dalla Resistenza,  si era dissolta. Nelle campagne regnavano diffidenza e paura, il clima era ormai da campagna elettorale, alla vigilia del referendum costituzionale del 2 giugno 1946. Negli anni ’50 i partigiani, la stessa Resistenza e la sua portata storica vennero ridimensionati. I partigiani furono equiparati ai militanti mussoliniani fascisti delle RSI. Denigrati se non direttamente attaccati come “disonorevoli” dagli ambienti conservatori. Solo nel decennio successivo il movimento partigiano fu introdotto alla base della fondazione dell’Italia contemporanea.

La sua istituzionalizzazione portò però alla formazione di un’immagine edulcorata, parte di una memoria granitica che si conosce sommariamente. Se non corretta, questa interpretazione è considerabile almeno giusta? Sì e no. È funzionale al carattere commemorativo delle cerimonie ufficiali dello Stato.  Ma per scuole e università potrebbe essere un’occasione di formazione. Invece del riposo forzato del “rosso” sul calendario, ci potrebbe essere un giornata  “in nero” in cui organizzare dibattiti, convegni, incontri e proiezioni volti  al far riflettere.  Insomma si potrebbero mettere in pausa i programmi ministeriali favorendo un’istruzione anche sociale e umana dello studente, cosa che ogni istituto d’istruzione dovrebbe perseguire. Una ricorrenza come questa, legata ad una mobilitazione collettiva e militante come se ne son viste di poche in Italia (nemmeno il Risorgimento è paragonabile) dovrebbe fare da stimolo all’aggregazione e non alla contemplazione. Dovrebbe in particolare insegnare ai più giovani che alla base della storia non vi sono solo date notabili, ma spesso ingranaggi messi in moto da persone comuni.

Chiara Pericolo