Un italiano a Londra: “Veni, Vidi, Brexit”

22 luglio 2016 di

Nel Giugno 1944 Winston Churchill dichiarava: “Sappiatelo, ogni volta che dovremo scegliere tra l’Europa e il mare aperto saremo sempre per il mare aperto”.
Suonano profetiche queste parole se consideriamo il risultato del Referendum con il quale  il 23 giugno scorso il Regno Unito ha scelto di uscire dall’UE. Sembra proprio che gli inglesi abbiano optato ancora una volta per il “mare aperto”, senza considerare le turbolenze, le incertezze e i pericoli insiti in esso. Per fronteggiarlo da soli, il mare, ci vuole coraggio sì, ma anche una buona dose di consapevolezza che stavolta il diligente popolo inglese non ha dimostrato di avere, lasciando in balìa delle onde circa 3 milioni di europei che hanno riposto in queste Nazioni le loro speranze.
Mirko Esposito è un italiano che terminati gli studi ha deciso di trasferirsi a Londra, dove vive da più di 4 anni. Lo abbiamo intervistato per conoscere le sue considerazioni e  prospettive future a pochi giorni dal Brexit.


In Italia, come nel resto d’Europa, si dava per scontata la vittoria del NO e quindi del “Remain”.
Che atmosfera si respirava a Londra prima del Referendum?
La sensazione era la stessa anche qui. All’inizio della propaganda non ci si è preoccupati più di tanto. Le argomentazioni erano invalide, basate su dati lacunosi e molto spesso avevano come target l’immigrazione. E’ stato solo quando i primi poll sono iniziati a comparire sulla BBC e sulle testate dei giornali che le persone hanno realizzato che probabilmente non tutto il resto dell’Inghilterra, in particolare, avesse un punto di vista simile a quello di Londra.

brexit Londra, insieme a New York, è la città più multiculturale e multietnica del mondo.
 Su cosa si è basata la campagna elettorale portata avanti dai pro Brexit? Quali i punti chiave?
Londra è una città dove immigrati convivono con altri immigrati.    Che siano provenienti da altre parti dell’Inghilterra, Regno Unito, Europa o Mondo non importa.
La campagna elettorale in sé non si è distinta particolarmente rispetto a quella che è stata pubblicizzata nel resto della nazione, ma sicuramente i commenti sull’immigrazione e a sfondo razziale sono stati meno efficaci vista la popolazione multi-etnica. Probabilmente le false promesse del partito pro-Brexit e la mala-informazione riguardo costi e benefici dell’appartenere all’Unione Europea ha purtroppo fatto sì che in molti si siano orientati verso il “leave”.

Cosa ti ha portato a Londra?
L’aspirazione di una carriera e di un lavoro che risponda a criteri meritocratici in primis e una consapevolezza, basata su esperienze all’estero, di come la qualità nel mio campo professionale (Psicologia) sia di gran lunga superiore e più intellettualmente stimolante di quella in Italia.


La situazione risulta molto incerta al momento per tutti gli italiani che vivono in UK (più di 250mila solo a Londra). Cosa cambia dal 24 giugno? Quali sono le tue prospettive?
Quello che è cambiato al momento è l’aver paura di dover essere forzati a tornare a “casa”, così come la sensazione di essere stati abbandonati da una nazione che ha sempre professato apertura mentale e culturale. Non ti nego che camminando per le strade Venerdi 24 Giugno pensavo: “uno su tre non mi vuole qui”. Le mie prospettive sono quelle di riuscire ad assicurarmi un posto nel corso di dottorato al quale sto cercando di accedere e probabilmente farò richiesta per diventare cittadino UK l’anno prossimo. Il mio pensiero volge anche a casa, perché la prospettiva di lavorare e vivere in un Paese che non abbraccia la multiculturalità e l’unione tra Stati non è cosi allettante.

Alessandra Del Giorno

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