Un Primo maggio incostituzionale

1 maggio 2017 di

Primo maggio, giorno festeggiato ogni anno in molti paesi del mondo per ricordare la lotta dei lavoratori per la riduzione della giornata lavorativa e per celebrare le conquiste ottenute per i diritti dei lavoratori.

La Festa del lavoro ha una lunga tradizione: il primo “Primo Maggio” nasce infatti a Parigi il 20 luglio del 1889. La scelta della data non è stata casuale: infatti nel maggio del 1886, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue. Bisogna ricordare che i lavoratori in quel particolare periodo storico non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni e spesso morivano sul luogo di lavoro. Il 1° maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò 3 giorni e culminò, il 4 maggio, col massacro di Haymarket: una vera e propria battaglia in cui morirono 11 persone.

La notizia superò i confini americani e costituì un fattore di propulsione che generò altre proteste dei lavoratori per rivendicare diritti e condizioni di lavoro migliori.

Ma siamo sicuri che a distanza di 130 anni la situazione sia cambiata? In molti angoli del globo no, la risposta è palese. Per quanto riguarda l’Italia, il Diritto al lavoro costituisce un caposaldo del nostro ordinamento, che ognuno di noi dovrebbe conoscere sin dalla tenera età. D’altronde, qualsiasi studente universitario si è trovato a fare i conti con la lettura del primo articolo della nostra Costituzione , che nella sua prima parte enuncia solennemente “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Ma se non dovesse risultare abbastanza chiaro, il successivo articolo 4 tuona “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Su queste affermazioni e sulle contraddizioni in termini pratici ci si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Ma, paradosso, proprio nel luogo del sapere per eccellenza si verificano gravi violazioni di tali diritti fondamentali. E’ il caso dell’ Unisa, che è così impegnata nel cercare di scalare le classifiche che quasi non si accorge delle proteste di chi sta alla base della piramide, ma che pur svolge un ruolo essenziale: i lavoratori addetti alle pulizie. Da tempo, infatti, essi lamentano condizioni di lavoro insostenibili e paghe insufficienti a un’esistenza dignitosa, garantendo a malapena la sopravvivenza. 15420911_1835584326681523_4082425375524965799_n

A nulla sono valse le proteste degli addetti alle pulizie, neppure un presidio fisso di una lavoratrice è valso a smuovere i vertici per cercare di adempiere a quel ‘dovere di solidarietà’ che pure la nostra Costituzione impone.

Ecco allora che i luoghi del sapere si svuotano di contenuti se nemmeno osservano le disposizioni che stanno alla base di ogni vivere civile e diventano una mera cristalliera adorna all’esterno di ghirigori d’ogni sorta, ma con contenuto fragile, cagionevole, quasi inesistente.

Maria De Paola